Descrizione volti

100 Volti di Cristo

installazione
di 8,5 X 3 metri


composta
99 tavolette telate dipinte ad olio di dimensioni cm. 25x35
1 dipinto ad olio su cartoncino telato di dimensione cm. 70x100
1 dipinto ad olio su tela di dimensione 50x70

La Creazione

olio su pannello telato 
cm. 70x100 - 2019




Apparizione

olio su tela 
cm. 50x70 - 2019




Volto 1 

ispirato ad Antonello da Messina

dipinto: Cristo alla colonna

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 

  

Antonèllo da Messina. - Pittore (Messina 1430 circa - ivi 1479). Influenzata all'inizio dalla pittura borgognona e fiamminga, di cui risentono le prime opere, l'arte di A. in seguito matura in una resa di forme grandiosamente semplici e dai colori luminosi e purissimi, una sintesi che lascerà una profonda impronta sulla pittura veneziana a venire e il cui esempio più grandioso è il S. Sebastiano (1476).

Le scarse notizie documentarie si riferiscono alla sua attività in
Sicilia e in Calabria, dal 1457 all'anno della morte, e a un viaggio a Venezia e a Milano (1475-76). Tra il 1450 e il 1460 circa si trova a Napoli dove subisce l'influsso di Colantonio, poi in Sicilia e Calabria. Nel 1463 è documentata la sua attività a Messina; nel 1475 è attestata la sua presenza a Venezia; nel 1476 risulta nuovamente a Messina; il 14 febbraio 1479  fa testamento e prima del 25 febbraio muore a Messina.

Dalle prime opere (Crocifissione di Sibiu; Abramo visitato dagli Angeli e S. Gerolamo di Reggio Calabria; S. Gerolamo della National Gallery di Londra) si può indurre che la formazione di A. sia avvenuta, fra il 1450 e il 1460, probabilmente a Napoli, su esemplari borgognoni e fiamminghi, in un ambiente di cultura complesso, ove l'arte di Colantonio rappresentava tipicamente il convergere di varie esperienze, cui potevano aver contribuito un probabile soggiorno napoletano di J. Fouquet, e i primi riflessi di Piero della Francesca. Nello sviluppo successivo di A., dal Cristo benedicente del 1465 (Londra), che è la sua prima opera datata, al trittico di s. Gregorio del museo di Messina (1473), alla Crocifissione di Anversa (1475), all'Annunciazione del museo di Siracusa (1475), alle forme che diventano grandiosamente semplici, e quasi astratte, in virtù di uno squadro prospettico derivato da Piero, si unisce un colore luminoso, purissimo in una sintesi che risulterà fondamentale per le sorti della pittura a Venezia, dove la pala dipinta da A. per S. Cassiano nel 1475 (ora frammentaria nel Kunsthistorisches Museum di Vienna) e la Pietà, ora nel Museo Correr, segneranno la svolta decisiva per l'evoluzione di Giovanni Bellini. Esempio massimo di questa unione: Il S. Sebastiano, del 1476 (museo di Dresda), in cui la figura umana è stilisticamente trasfigurata per via di un'estrema semplificazione, e pur conserva, in essa, una profonda individualità. Questa è espressa con la maggiore potenza in una serie di ritratti (nei musei di Cefalù, Milano, Parigi, Londra, Pavia, Berlino, ecc.), da scalarsi secondo i vari momenti dell'attività di A., nei quali la caratterizzazione quasi esasperata del soggetto trova un limite di stile in una geometrica regolarità di struttura.

ollezione Carrand al Bargello, una Madonna col Bambino; a Berlino, nel Kaiser-Friedrich Museum, la Cena in casa del Fariseo, che il figlio Aelbrecht riprodusse con varianti (Museo di Bruxelles); a Lovanio, in S. Pietro, la pala del Sacramento, i cui sportelli furono restituiti, nel 1919, dai musei di Berlino e di Monaco; e soprattutto a Bruxelles, nel Museo, la Giustizia dell'imperatore Ottone, due dei quattro grandi quadri aventi per soggetto la Giustizia, commessi al B. dal Magistrato di Lovanio per il Palazzo comunale, nel 1468. Un pannello, rappresentante l'esecuzione dei condannati innocenti, sarebbe stato terminato, secondo il Friedländer, dopo la morte del maestro da uno dei suoi allievi.

Volto 2 

ispirato a Caravaggio

dipinto "Cattura di Cristo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (nome tratto dal paese lombardo che gli ha dato i natali), nasce il 29 settembre del 1571.

La svolta nella carriera di Caravaggio è segnata dall'acquisto de "I bari" da parte del cardinal Francesco Maria del Monte: dopo questo avvenimento, si trasferisce in Palazzo Madama, residenza del cardinale, dove resta fino al 1600.

L'ammirazione del cardinale viene condivisa anche da un suo importante vicino di casa, il marchese Vincenzo Giustiniani, residente nel palazzo di famiglia sito a pochi passi da Palazzo Madama. Oltre al Giustiniani figurano tra i committenti di Caravaggio importanti famiglie quali i Barberini, i Borghese, i Costa, i Massimi ed i Mattei.

Ma gli episodi della vita dell'artista durante questi primi anni romani rimangono oscuri e inquietanti. Nel 1597 gli viene chiesto di dipingere alcune tele per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi ("Vocazione di San Mattteo", "Martirio di San Matteo", "San Matteo e l'angelo") che lo rendono celebre e contestato. Di quest'ultima opera dovrà fornire una nuova versione, poiché era stata giudicata volgarmente irriverente. Da allora e fino al 1606, la storia di Caravaggio è costellata da vari avvenimenti truci e violenti che si sovrappongono. Da un lato realizza numerose opere di notevole importanza che sottolineano la sua fecondità e potenza creativa: tanto per fare un esempio, tra il 1600 e il 1601 dipinge la "Crocifissione di San Pietro" e la "Conversione di San Paolo"; nel 1604 la "Madonna dei pellegrini o di Loreto", nel 1605 la "Morte della Vergine", rifiutata dai religiosi di Santa Maria della Scala e acquistata invece dal duca di Mantova, su consiglio del giovane Rubens.

Negli stessi anni segnati da questa esplosione creativa, a partire dal 1603, si succedono senza interruzione denunce alla polizia, risse, processi: nel 1605 Caravaggio si rifugia a Genova, dopo aver ferito un cancelliere in tribunale. Nel maggio del 1606, un duello si conclude tragicamente con l'uccisione del suo avversario (ma lui rimane comunque ferito), omicidio che lo costringe a fuggire, prima a Palestrina e poi nell'Italia meridionale. Comincia allora una vita da fuggiasco, in cui si alternano successi e sventure. Nel 1607 si reca a Napoli dove esegue per chiese e conventi alcuni capolavori come la "Flagellazione di Cristo" e le "Sette opere di misericordia".

Ma le sue peregrinazioni non si fermano e anzi lo portano, siamo nel 1608, fino a Malta. Il ritratto del gran maestro Alof de Wignacourt gli vale altre ordinazioni, in particolare il grande "notturno" della "Decollazione di san Giovanni Battista", conservato appunto nel duomo di La Valletta.

Caravaggio è accolto nell'ordine dei Cavalieri, ma notizie provenienti da Roma, riguardanti i motivi del suo esilio, provocano un'inchiesta e quindi l'ennesima fuga del pittore.

In autunno si reca in Sicilia. dove, spostandosi da una città all'altra lascia numerosi esempi del suo genio: il "Seppellimento di Santa Lucia", eseguito a Siracusa per l'omonima chiesa; la "Resurrezione di Lazzaro" e l'"Adorazione dei pastori" oggi esposte al museo di Messina e una "Natività coi Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi", conservata nell'oratorio di San Lorenzo a Palermo (da recenti studi pare che quest'ultima sia stata realizzata a Roma nel 1600)

Volto 3 

ispirato a Giampietrino

dipinto: Cristo

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023

 

Giovan Pietro Rizzoli, talvolta Ricci o Rizzi, detto Giampietrino 1493-1540, è stato un pittore italiano, attivo tra il 1508 ed il 1549 a Milano, allievo di Leonardo Da Vinci ed esponente della scuola lombarda. 

Gli studiosi sono concordi nell’attribuire a Giovanni Pietro Rizzoli il corpus di opere da tempo raccolte sotto il nome generico di Giampietrino grazie ad un profilo documentato, dal 1508 al 1549, in cui è attestato l’inizio della sua produzione nella preparazione di alcuni “cartoni di arazzi per il Duomo di Milano” oggi perduti; questo ha consentito di escludere definitivamente l’attribuzione delle opere di Giampietrino a Giovanni Belmonte oppure a Giovanni Pedrini a cui alternativamente erano state in precedenza attribuite.

Influenzato dalla pittura di Leonardo da Vinci ne riverbera delicatamente l’atmosfera sfumata unendo spunti riferibili al tratto mantegnesco di prima maniera. Emblematica è la prima opera certa del 1521: una Madonna con Bambino e i Santi Michele e Gerolamo dipinta per la chiesa di San Marino a Pavia a cui si aggiungono evidenti richiami alla pittura di Cesare da Sesto e al suo classicismo vissuto in ambito romano.

Di questo periodo sono l’Adorazione del Bambino con San Rocco e angeli musicanti, già nella chiesa di San Sepolcro a Milano oggi nella Pinacoteca Ambrosiana, mentre più vicina al ductus leonardesco, libero dalle influenze romane di Cesare da Sesto e semmai vicino a Marco d’Oggiono, è la pala di Ospedaletto Lodigiano del 1515.

Negli ultimi decenni l’orizzonte di Giovanni si accosterà sempre più alle emergenti istanze manieristiche rintracciabili, ad esempio, nella Madonna di Loreto coi Santi Giovanni Battista e Caterina di Ponte Capriasca, nella Natività (Museo Civico di Belle Arti di Lugano) e in soggetti mitologici dal tratto languido e sensuale. 

Volto 4

ispirato a Callisto Piazza da Lodi

dipinto "Cristo benedicente"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

 

Callisto Piazza (Lodi, 1500 – 1561) è stato un pittore italiano, il maggiore esponente dei Piazza, dinastia di pittori del Cinquecento, e fu pittore attivissimo nella prima metà del XVI secolo.

Calisto inizia la carriera artistica nella bottega del padre, il quale, vista la potenziale qualità del figlio ed essendo in contatto con l'insigne Romanino lo invia come suo discepolo a Brescia.

Lavora a Brescia dal 1523; l'8 dicembre di quell'anno è infatti segnato come testimone in un atto rogato nel convento di San Domenico. Le sue prime opere datate e firmate sono dell'anno successivo e hanno caratteri già pienamente bresciani. Ma il bagaglio culturale che dimostra in queste prime opere comprende anche la conoscenza dell'arte ferrarese di Dosso Dossi e Ludovico Mazzolino, e un interesse per il rigore compositivo di Giovanni Agostino da Lodi. La zona bresciana viveva in quel momento una straordinaria fioritura artistica e culturale grazie a personalità molto influenti che muovevano la vita della città, come Mattia Ugoni e Angela Merici. Un momento grande di successo stavano vivendo anche i due principali artisti bresciani, Romanino e Moretto. Il Piazza è al centro, quindi, di questa concentrazione stilistica e culturale che è Brescia in questi decenni e ne desume un linguaggio che ha delle vicinanze evidentissime con quello di Romanino, ma un romaninismo emandato e riletto attraverso il più ordinato e obiettivo Moretto.

Tra il 1526 e il 1529 opera, in Val Camonica, ad Erbanno, Borno, Breno, Esine e Cividate Camuno. Nel 1530 lascia la canonica di San Lorenzo a Brescia; al suo posto subentrerà Romanino. Tra i due pittori sembra esserci quindi un rapporto ravvicinato, magari una collaborazione professionale che però nessun documento certifica.

Nel 1529 Callisto ritorna definitivamente a Lodi dove, con i "consorti" Toccagni Cesare e Scipione, si inserisce nella bottega già esistente del padre e dello zio Albertino, quest'ultimo morto repentinamente in quel periodo. In questa bottega il Callisto assume la leadership artistica; Cesare ha invece una posizione di preminenza organizzativa e amministrativa mentre Scipione assume il ruolo di coadiutore di Callisto. In questo periodo la bottega riceve moltissime commissioni in tutta la Lombardia: a Milano opera nel Castello Sforzesco, nella Chiesa di San Maurizio, nell'aula Magna dell'attuale Università Cattolica e in altri paesi limitrofi ma quella più importante è la commissione per la decorazione della Chiesa dell'Incoronata di Lodi.

Le opere maggiori del periodo lodigiano sono situate nelle cappelle della Chiesa dell'Incoronata di Lodi dove, peraltro, i lavori, al di là di eccezionali interventi diretti, risultano di scarsa qualità artistica. Di notevole interesse sono invece le decorazioni delle lesene, paraste, fregi e cornici dove il Callisto con gusto e fantasia inserisce moduli figurativi: putti, strumenti musicali ecc. con esecuzione fluida e vivace.

Volto 5 

ispirato al Beato Angelico

dipinto "Cristo coronato di spine"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023  

  

Beato Angèlico, Giovanni da Fiesole detto il. - Pittore (Vicchio di Mugello circa 1400, non 1387 come tramandato dal Vasari - Roma 1455). A vent'anni entrò nel convento di S. Domenico di Fiesole. Tra il 1438 e il 1445 decorò con affreschi (completamente restaurati tra il 1975 e il 1983) chiostro e celle del convento (ora museo) di S. Marco a Firenze. Fra il 1445 e il 1448 affrescò nel Vaticano una cappella distrutta nel 1540 circa, e, forse, anche il ciclo di S. Lorenzo e di S. Stefano nella cappella di Niccolò V nello stesso palazzo, altrimenti datata nel secondo soggiorno romano dell'artista. Nell'estate del 1447 iniziò, con Benozzo Gozzoli e altri, la decorazione della volta della cappella di S. Brizio a Orvieto, di cui dipinse solo due spicchi. Dal 1448 al 1450 il B. fu priore di S. Domenico di Fiesole. Circa il 1452doveva dipingere gli armadî degli argenti per la Ss. Annunziata di Firenze, commessigli da Piero de' Medici nel 1448. Il secondo soggiorno romano fu forse assai breve, concluso dalla morte nel febbraio del 1455. L'Angelico si formò sotto gli influssi di Lorenzo Monaco e della scuola di miniatori fiorente nel convento di S. Maria degli Angeli; ma fu anche a contatto col gruppo degli innovatori quali il Ghiberti, il Brunelleschi e Donatello; a un iniziale influsso di Gentile da Fabriano e di Masolino seguì un deciso orientarsi verso Masaccio, pur ritenendo il B. A. le proprie qualità più intime e autonome, in un processo di formazione lento e profondo. Nei piccoli tabernacoli del museo di S. Marco e particolarmente nella Madonna della Stella, l'arte sua è già pienamente formata con quella dolcezza d'ispirazione e con quella cristallina purezza di concezione nella forma e nel colore che rimarranno sempre più tipiche in ogni altra opera successiva. Seguono nella cronologia delle opere principali: il Giudizio Universale, l'Incoronazione della Vergine, la Madonna dei linaioli (1433), la grande Deposizione dalla Croce (circa 1436) tutte nel museo di S. Marco, il polittico già a S. Domenico a Perugia e ora nella Galleria naz. dell'Umbria (1437 ca.). La stupenda serie degli affreschi del convento di S. Marco, caratterizzata da un'eccezionale semplicità, chiarezza delle forme e sapienza coloristica, culmina nella grande Crocefissionedella sala del Capitolo. Gli affreschi della cappella di Niccolò V in Vaticano sono improntati a una solenne grandiosità, a un ampio respiro compositivo, ma non raggiungono la purezza e l'intensità d'espressione proprie delle opere precedenti, forse anche perché dovuti in parte ad aiuti. Numerosi i collaboratori e i discepoli. La qualifica di beato attribuitagli dalla tradizione gli è stata ufficialmente riconosciuta da papa Giovanni Paolo II con motuproprio del 3 ott. 1982. Festa, nell'Ordine, 18 febbraio.

Volto 6 

ispirato a  Murillo           

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 



Murillo ›, Bartolomé Esteban. - Pittore (Siviglia 1618 - ivi 1682) - Spagna. Massimo artista del barocco religioso, nelle sue opere rivelò una ricchezza nella pennellata e una padronanza tecnica notevoli, tutti elementi volti alla costituzione di un linguaggio sentimentale che rese famose le sue madonne e i suoi ritratti, dall'acuta interpretazione psicologica.

Ancora fanciullo entrò nello studio di Juan de Castillo (1929), dove erano  Alonso Cano e Pedro de Moya. Probabilmente non lasciò mai l'Andalusia, ma poté conoscere bene e studiare, nelle ricche collezioni della sua città natale, la pittura veneziana e fiamminga, che furono decisive nell'avviarlo al suo colorito morbido e chiaroscurato. Divenuto famoso, ebbe molte committenze, soprattutto dalle comunità religiose. Nel 1660 fondò a Siviglia un'Accademia di belle arti nella Casa Lonja. Verso il 1670 il re Carlo II chiese a M. di trasferirsi a Madrid, ma l'artista declinando l'invito rimase a Siviglia, dove nel 1672 eseguì diversi quadri per adornare la nuova cappella dell'Ospedale della carità, che ne conserva soltanto cinque. Nel 1680 il pittore, mentre lavorava nel convento dei cappuccini a Cadice, cadde dal ponte, e, tornato in grave stato a Siviglia, morì.

Volto 7 

ispirato anonimo fiammingo

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Volto 8 

ispirato anonimo 

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023




Volto 9 

ispirato ad Antonello da Messina        

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Antonèllo da Messina. - Pittore (Messina 1430 circa - ivi 1479). Influenzata all'inizio dalla pittura borgognona e fiamminga, di cui risentono le prime opere, l'arte di A. in seguito matura in una resa di forme grandiosamente semplici e dai colori luminosi e purissimi, una sintesi che lascerà una profonda impronta sulla pittura veneziana a venire e il cui esempio più grandioso è il S. Sebastiano (1476).

Le scarse notizie documentarie si riferiscono alla sua attività in
Sicilia e in Calabria, dal 1457 all'anno della morte, e a un viaggio a Venezia e a Milano (1475-76). Tra il 1450 e il 1460 circa si trova a Napoli dove subisce l'influsso di Colantonio, poi in Sicilia e Calabria. Nel 1463 è documentata la sua attività a Messina; nel 1475 è attestata la sua presenza a Venezia; nel 1476 risulta nuovamente a Messina; il 14 febbraio 1479  fa testamento e prima del 25 febbraio muore a Messina.

Dalle prime opere (Crocifissione di Sibiu; Abramo visitato dagli Angeli e S. Gerolamo di Reggio Calabria; S. Gerolamo della National Gallery di Londra) si può indurre che la formazione di A. sia avvenuta, fra il 1450 e il 1460, probabilmente a Napoli, su esemplari borgognoni e fiamminghi, in un ambiente di cultura complesso, ove l'arte di Colantonio rappresentava tipicamente il convergere di varie esperienze, cui potevano aver contribuito un probabile soggiorno napoletano di J. Fouquet, e i primi riflessi di Piero della Francesca. Nello sviluppo successivo di A., dal Cristo benedicente del 1465 (Londra), che è la sua prima opera datata, al trittico di s. Gregorio del museo di Messina (1473), alla Crocifissione di Anversa (1475), all'Annunciazione del museo di Siracusa (1475), alle forme che diventano grandiosamente semplici, e quasi astratte, in virtù di uno squadro prospettico derivato da Piero, si unisce un colore luminoso, purissimo in una sintesi che risulterà fondamentale per le sorti della pittura a Venezia, dove la pala dipinta da A. per S. Cassiano nel 1475 (ora frammentaria nel Kunsthistorisches Museum di Vienna) e la Pietà, ora nel Museo Correr, segneranno la svolta decisiva per l'evoluzione di Giovanni Bellini. Esempio massimo di questa unione: Il S. Sebastiano, del 1476 (museo di Dresda), in cui la figura umana è stilisticamente trasfigurata per via di un'estrema semplificazione, e pur conserva, in essa, una profonda individualità. Questa è espressa con la maggiore potenza in una serie di ritratti (nei musei di Cefalù, Milano, Parigi, Londra, Pavia, Berlino, ecc.), da scalarsi secondo i vari momenti dell'attività di A., nei quali la caratterizzazione quasi esasperata del soggetto trova un limite di stile in una geometrica regolarità di struttura.

Volto 10 

ispirato ad Andrea Mantegna

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Mantegna, Andrea - Pittore pittore (Isola di Carturo, 1430?/31- Mantova, 1506). L’appellativo affibbiatogli dai suoi contemporanei è Andrea l’Irreprensibile. La sua prima formazione artistica avviene sotto la guida di Francesco Squarcione dal quale attinge l’amore per l’arte antica. 
Più tardi subisce l’influsso di Bellini e di Donatello, dai quali trae quella forma di deciso e patetico realismo che diventerà la caratteristica principale delle sue monumentali ed energiche figure. Dal primo, che diventerà suo cognato perché ne sposa sorella, apprenderà anche il forte senso della spazialità e la maniera di addolcire le forme dei suoi personaggi senza togliergli monumentalità.

Dai preziosi insegnamenti di Paolo Uccello eredita la forza del tratto e della prospettiva scientifica. Il contatto diretto con alcune opere di Piero della Francesca, durante il suo soggiorno a Ferrara, rafforza ancora di più le sue ricerche sulla prospettiva, e lo porterà a conquistare effetti di puro “illusionismo”, che caratterizzeranno la pittura di tutto il nord Italia.
Ma ciò che più di tutto concorre a forgiare la sua forte tempra artistica, è il gusto per l’antichità che egli sceglie di interpretare profondamente e non di imitare per diletto. Sempre a Ferrara, entra in contatto con il patetismo dei quadri di Rogier van der Weyden, che si evidenzia soprattutto nelle sue rappresentazioni devozionali.
Dai suoi numerosi capolavori realizzati nell’ultimo periodo ricordiamo: il famoso Trittico di S. Zeno a Verona, eseguito dal 1457 al 1459 e l’altro trittico agli Uffizi che riproduce l’ Adorazione dei Magi, la Circoncisione e l’ Ascensione. In queste grandi opere risulta evidente un deciso tratto del disegno, la conoscenza della prospettiva scientifica e dell’archeologia, nonché la forte preparazione  e la dimestichezza per le forme architettoniche.
A Mantova oltre il Parnaso e Minerva che fuga i vizi (ora al Louvre) dipinse dal 1486 al 1491 il celebre Trionfo di Cesare che con la Scuola d’Atenedi Raffaello è la più singolare ricostruzione dell’antichità. Il Trionfo che ora si trova in Inghilterra nel Castello di Hampton Court, fu eseguito dal Mantegna anche in incisione, nella cui arte si dimostrò valentissimo.
Tra le altre sue opere eseguite nell’ultimo periodo ricordiamo il celebre Cristo morto di Brera che costituisce il più bello scorcio di figura del Quattrocento, la Madonna coi santi della National Gallery di Londra e la Vergine col Bambino ed angioli di Brera.

Volto 11 

ispirato ad Andrea Solari

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

SOLARIO (o Solari), Andrea. - Pittore milanese, nato circa il 1460, morto circa il 1520 o poco dopo. Forse dal fratello Cristoforo (v.) ebbe i primi rudimenti nell'arte; e insieme con lui sembra essersi trasferito a Venezia circa il 1490. Per Venezia lavorava ancora nel 1495, come dimostra il quadro di Brera, dipinto per S. Pietro Martire di Murano. Nel 1507 si recò in Normandia, chiamato dal cardinale d'Amboise, per decorarvi la cappella del suo castello di Gaillon, e vi si fermò sino al 1509. Tornato in patria, la sua attività è confermata per il 1515 dalla sua Fuga in Egitto (Milano, museo Poldi-Pezzoli); per dopo il 1518 dal ritratto del Cancelliere Morone (Milano, coll. duca Gallarati Scotti). L'ultima sua opera fu l'Assunta della Certosa di Pavia, rimasta incompiuta, e terminata da Bernardino Campi. Altri suoi dipinti: il ritratto di Cristoforo Longoni (1505), alla National Gallery di Londra; il supposto ritratto di Carlo d'Amboise, la Crocefissione (1503) e la Madonna del cuscino verde al Louvre; il Cristo portacroce col monaco a Brescia (Museo); la Donna col liuto nel Palazzo Venezia a Roma. Formatosi nell'ambiente milanese rinnovato da Leonardo, subì in seguito l'ascendente della pittura veneziana, e massime di Alvise Vivarini, del Giambellino e di Antonello. Ebbe poi contatti con la pittura fiamminga; e a sua volta esercitò qualche influsso sull'arte nordica. Il grande esempio di Leonardo fu però determinante per il suo sviluppo, sin dagli inizî. È una delle principali figure della pittura milanese del Rinascimento.

Volto 12 

ispirato a  Murillo           

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 


Murillo ›, Bartolomé Esteban. - Pittore (Siviglia 1618 - ivi 1682) - Spagna. Massimo artista del barocco religioso, nelle sue opere rivelò una ricchezza nella pennellata e una padronanza tecnica notevoli, tutti elementi volti alla costituzione di un linguaggio sentimentale che rese famose le sue madonne e i suoi ritratti, dall'acuta interpretazione psicologica.

Ancora fanciullo entrò nello studio di Juan de Castillo (1929), dove erano  Alonso Cano e Pedro de Moya. Probabilmente non lasciò mai l'Andalusia, ma poté conoscere bene e studiare, nelle ricche collezioni della sua città natale, la pittura veneziana e fiamminga, che furono decisive nell'avviarlo al suo colorito morbido e chiaroscurato. Divenuto famoso, ebbe molte committenze, soprattutto dalle comunità religiose. Nel 1660 fondò a Siviglia un'Accademia di belle arti nella Casa Lonja. Verso il 1670 il re Carlo II chiese a M. di trasferirsi a Madrid, ma l'artista declinando l'invito rimase a Siviglia, dove nel 1672 eseguì diversi quadri per adornare la nuova cappella dell'Ospedale della carità, che ne conserva soltanto cinque. Nel 1680 il pittore, mentre lavorava nel convento dei cappuccini a Cadice, cadde dal ponte, e, tornato in grave stato a Siviglia, morì.

Volto 13 

ispirato a Caravaggio

dipinto "Cena in Emmaus"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 


Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (nome tratto dal paese lombardo che gli ha dato i natali), nasce il 29 settembre del 1571.

La svolta nella carriera di Caravaggio è segnata dall'acquisto de "I bari" da parte del cardinal Francesco Maria del Monte: dopo questo avvenimento, si trasferisce in Palazzo Madama, residenza del cardinale, dove resta fino al 1600.

L'ammirazione del cardinale viene condivisa anche da un suo importante vicino di casa, il marchese Vincenzo Giustiniani, residente nel palazzo di famiglia sito a pochi passi da Palazzo Madama. Oltre al Giustiniani figurano tra i committenti di Caravaggio importanti famiglie quali i Barberini, i Borghese, i Costa, i Massimi ed i Mattei.

Ma gli episodi della vita dell'artista durante questi primi anni romani rimangono oscuri e inquietanti. Nel 1597 gli viene chiesto di dipingere alcune tele per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi ("Vocazione di San Mattteo", "Martirio di San Matteo", "San Matteo e l'angelo") che lo rendono celebre e contestato. Di quest'ultima opera dovrà fornire una nuova versione, poiché era stata giudicata volgarmente irriverente. Da allora e fino al 1606, la storia di Caravaggio è costellata da vari avvenimenti truci e violenti che si sovrappongono. Da un lato realizza numerose opere di notevole importanza che sottolineano la sua fecondità e potenza creativa: tanto per fare un esempio, tra il 1600 e il 1601 dipinge la "Crocifissione di San Pietro" e la "Conversione di San Paolo"; nel 1604 la "Madonna dei pellegrini o di Loreto", nel 1605 la "Morte della Vergine", rifiutata dai religiosi di Santa Maria della Scala e acquistata invece dal duca di Mantova, su consiglio del giovane Rubens.

Negli stessi anni segnati da questa esplosione creativa, a partire dal 1603, si succedono senza interruzione denunce alla polizia, risse, processi: nel 1605 Caravaggio si rifugia a Genova, dopo aver ferito un cancelliere in tribunale. Nel maggio del 1606, un duello si conclude tragicamente con l'uccisione del suo avversario (ma lui rimane comunque ferito), omicidio che lo costringe a fuggire, prima a Palestrina e poi nell'Italia meridionale. Comincia allora una vita da fuggiasco, in cui si alternano successi e sventure. Nel 1607 si reca a Napoli dove esegue per chiese e conventi alcuni capolavori come la "Flagellazione di Cristo" e le "Sette opere di misericordia".

Ma le sue peregrinazioni non si fermano e anzi lo portano, siamo nel 1608, fino a Malta. Il ritratto del gran maestro Alof de Wignacourt gli vale altre ordinazioni, in particolare il grande "notturno" della "Decollazione di san Giovanni Battista", conservato appunto nel duomo di La Valletta.

Caravaggio è accolto nell'ordine dei Cavalieri, ma notizie provenienti da Roma, riguardanti i motivi del suo esilio, provocano un'inchiesta e quindi l'ennesima fuga del pittore.

In autunno si reca in Sicilia. dove, spostandosi da una città all'altra lascia numerosi esempi del suo genio: il "Seppellimento di Santa Lucia", eseguito a Siracusa per l'omonima chiesa; la "Resurrezione di Lazzaro" e l'"Adorazione dei pastori" oggi esposte al museo di Messina e una "Natività coi Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi", conservata nell'oratorio di San Lorenzo a Palermo (da recenti studi pare che quest'ultima sia stata realizzata a Roma nel 1600).

Volto 14 

ispirato ad Albrecht Bouts

dipinto "Cristo coronato di spine"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 

  

Albrecht (1452-1549) era un figlio di Dieric Bouts il vecchio nato ad Haarlem verso il 1410 e morto a Lovanio nel 1475. Dieric (o anche Dirk e Dierick) insieme ad Hans Memling è considerato il più importante seguace dello stile di Rogier van der Weyden pittore olandese a cavallo fra il XV e il XVI secolo. 

Volto 15 

ispirato a Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto 

dipinto: Ecce Homo

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

  

Jusepe de Ribera, conosciuto anche come José de Ribera, o col soprannome Spagnoletto (Xàtiva, 17 febbraio 1591Napoli, 2 settembre 1652), è stato un pittore spagnolo, attivo principalmente a Napoli e più in generale per la corte di Spagna.

Fu uno dei massimi protagonisti della pittura napoletana ed europea del XVII secolo nonché uno dei più rilevanti pittori seguaci del filone del caravaggismo napoletano, da cui generò una peculiare corrente pittorica, il tenebrismo, che si caratterizzava da una esasperata rappresentazione della realtà, violenta e brutale, accentuata da particolari epidermici, anatomici e psichici nei personaggi raffigurati.

Il suo stile, che nel tempo si evolve influenzato dal classicismo neoveneto, fu modello e punto di riferimento per i pittori partenopei coevi e di generazioni successive, segnando in maniera indelebile tutta la pittura napoletana del Seicento.

Volto 16

ispirato a Dieric Bouts

dipinto "Ultima cena"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

BOUTS, Dieric (Thcerry). - Pittore, nato probabilmente a Harlem - Olanda -  verso il 1420, morto nel 1475. Dovette recarsi a Bruxelles per perfezionarsi nella bottega di Roger van der Weyden, di cui risentì fortemente l'influenza. Prova di quel suo soggiorno si ha nel Calvario (Museo di Berlino), nel cui sfondo appare una serie di monumenti di Bruxelles. I lavori che in Lovanio erano allogati a Roger attrassero anche il B. in quella città come collaboratori del Roger. Tornato a Harlem, dove rimase una diecina d'anni, il B. introdusse in Olanda un'arte pervasa dallo stile del van der Weyden, che egli rivelò agli artisti harlemesi del suo tempo, quando van Ouwater era ai suoi inizî. A Harlem durò una diecina d'anni; dal 1417 in poi i documenti lo ricordano a Lovanio.
Dei suoi figli, Dieric ed Aelbrecht furono anch'essi pittori.
L'influenza esercitata dal B. sui contemporanei fu vasta e profonda, né si limitò alla sola scuola di Harlem, e particolamente ad Albert van Ouwater, ma si estese anche su numerosi pittori fiamminghi: su Hugo van der Goes, e più ancora sul proprio secondogenito, Aelbrecht, che fu forse il maestro di Quentin Metsys.
Tra le altre numerose opere sono da ricordare particolarmente: a Lovanio, il trittico della chiesa di S. Pietro (la cui firma, con data 1448, fu posta in dubbio); a Valenza, il trittico del Collegio del Patriarca; a Firenze, nella collezione Carrand al Bargello, una Madonna col Bambino; a Berlino, nel Kaiser-Friedrich Museum, la Cena in casa del Fariseo, che il figlio Aelbrecht riprodusse con varianti (Museo di Bruxelles); a Lovanio, in S. Pietro, la pala del Sacramento, i cui sportelli furono restituiti, nel 1919, dai musei di Berlino e di Monaco; e soprattutto a Bruxelles, nel Museo, la Giustizia dell'imperatore Ottone, due dei quattro grandi quadri aventi per soggetto la Giustizia, commessi al B. dal Magistrato di Lovanio per il Palazzo comunale, nel 1468. Un pannello, rappresentante l'esecuzione dei condannati innocenti, sarebbe stato terminato, secondo il Friedländer, dopo la morte del maestro da uno dei suoi allievi.

Volto 17

ispirato a Durer Albrecht

dipinto "Cristo come l'umo del domani"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023  

  
Albrecht Dürer, considerato il massimo esponente della pittura tedesca rinascimentale, nasce il 21 maggio 1471 a Norimberga dove vive la maggior parte della sua vita. Dotato di talento artistico fin da giovane entra nella bottega del padre, un noto e stimato orefice di Norimberga per proseguire la tradizione artigianale familiare. In quel periodo Dürer conosce le tecniche di incisione sui metalli, che più avanti metterà a frutto nei suoi celebri lavori a bulino e acquaforte. Il padre gli trasmette anche l'amore per i grandi maestri fiamminghi. Più tardi intraprende anche dei viaggi di studio in Italia (1494-1495 e 1505-1506) e in Olanda (1520-1521) dove studiò la pittura di questi paesi. Fu pittore di corte degli imperatori Massimiliano I e Carlo V. Muore il 6 aprile 1528 a Norimberga.
Oggi a Norimberga si può visitare la sua casa che si trova ai piedi del castello (vedi la foto sotto), diventata un museo di questo grande artista.
In Albrecht Dürer confluiscono influenze provenienti dalla pittura fiamminga e da quella italiana, che furono a loro volta influenzate dalla sua straordinaria produzione. Attraverso l'umanesimo trova la strada verso una pittura realista e supera così definitivamente la pittura gotica che in Germania predominava fino alla fine del '400. All'inizio divenne famoso soprattutto come incisore, infatti portò l'arte dell'incisione a livelli mai raggiunti prima e lasciò ca. 350 incisioni e xilografie. Queste tecniche permisero una diffusione molto ampia delle sue opere. Inoltre scrisse anche dei libri sulla teoria dell'arte e sulle proporzioni del corpo umano.
 Nel corso della sua sterminata produzione artistica Dürer sviluppa soprattutto l'arte del ritratto e del autoritratto nei quali dimostra la capacità di un notevole approfondimento psicologico.
Nella pittura medievale il pittore era l'artigiano che doveva servire Dio come tutti gli altri, non aveva nessun ruolo emergente. L'opera d'arte non era espressione del genio, della bravura del pittore, era vista solo nella sua funzione di rendere più profonda la fede, di aumentare la devozione di dio. L'artista di solito non firmava la sua opera, e così spesso rimase sconosciuto fino ad oggi.
Il Rinascimento rompe radicalmente con questa tradizione. L'artista comincia a riconoscersi come intellettuale che crea opere uniche e irrepetibili. Aumenta l'interesse per l'uomo e per la sua psicologia. Dürer dipinge molti autoritratti che dimostrano non solo il suo orgoglio artistico, ma anche un ruolo dell'artista nella società completamente cambiato. Ora l'artista è degno della massima stima, il suo genio non è più soltanto servitore di dio, ma ha un valore autonomo. E gli oggetti dell'arte non sono più soltanto Dio, i Santi e le scene bibliche, è l'artista stesso che diventa oggetto di auto-osservazione e di riflessione introspettiva. Con Dürer l'autoritratto conquistò un ruolo di primo piano nell'arte europeo. 

Volto 18

ispirato a Elisabetta Sirani

dipinto "Testa di Cristo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Sirani, Elisabetta. - Pittrice (Bologna 1638 - ivi 1665), figlia di Giovanni Andrea (Bologna 1610 - ivi 1670), anch'egli pittore, divulgatore della pittura chiara e luminosa della maturità di G. Reni. Seguace anch'essa di Reni, ma con maggiore incisività di disegno e un più ricco cromatismo (Battesimo di Cristo, 1658, Bologna, Certosa), introdusse nelle ultime opere un forte interesse luministico su influsso di F. Torri e C. Cignani (S. Francesco, 1664, Modena, Galleria Estense; Madonna con Bambino, 1664, Pesaro, Museo Civico).

Volto 19

ispirato a Benozzo Gozzoli

dipinto: il Redentore

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

 
Nato nel 1420 da una famiglia toscana, Benozzo di Lese, deve l’appellativo di Benozzo Gozzoli al famoso biografo e pittore aretino Giorgio Vasari, che ribattezza l’artista toscano nella sua seconda edizione delle Vite (1568). Nel 1427 il nonno e il padre di Benozzo si trasferirono con altri congiunti a Firenze, dove ebbe inizio la sua formazione professionale che, se prestiamo fede alla biografia a lui dedicata dal Vasari, può essersi svolta sotto la guida del domenicano fra Giovanni da Fiesole, l’Angelico, insieme al quale lavora nei primi anni quaranta, col quale collaborò come assistente sia agli affreschi di San Marco sia per decorare la cappella di San Pietro, oggi perduta, e la cappella di papa Niccolò V, nei Palazzi Vaticani.
Il sodalizio artistico con l’Angelico si conclude nel 1449, quando Benozzo Gozzoli porta a termine gli affreschi delle volte della Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto.
Dopo un anno di distanza il pittore si trasferisce in Umbria, dove i Francescani gli commissionano importanti opere come la decorazione del monastero di San Fortunato a Montefalco.  Sempre nella stessa piccola comunità, gli commissionarnoo anche gli affreschi con storie di San Francesco per l’abside dell’omonima chiesa.
Il lavoro del pittore e della sua fiorente bottega si sposta a Viterbo, dove nel 1453 viene realizzato il perduto ciclo pittorico della Vita di Santa Rosa, nella chiesa delle Clarisse a Viterbo.
Lavorò con Lorenzo Ghiberti durante l’esecuzione delle porte del battistero di Firenze, dedicandosi in seguito alla pittura. Nel capoluogo toscano fece anche da maestro al ferrarese Lorenzo Costa il Vecchio, quando questi andò a vivere nella città dell’Arno e prima di trasferirsi a Bologna nel 1483.
Inoltre, l’eccezionale talento e la conoscenza della scultura e della prospettiva lo avrebbero raccomandato al maestro di San Marco, pur avendo una concezione secolare della vita.
La sua fama è racchiusa in una singola opera, una delle più amate del Rinascimento, Il viaggio dei Magi.  Quest’opera è situata nella cappella di Palazzo Medici a Firenze. Infatti questo stupendo affresco celebra l’amore di Gozzoli per la decorazione e il dettaglio e rende anche omaggio alla famiglia Medici, includendola nella Processione dei Magi insieme a un piccolo autoritratto. 

Volto 20

 ispirato a Bernardino Luini

dipinto: Cristo

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 

  

Il pittore del rinascimento lombardo Bernardo Luini (conosciuto come Bernardino Luini) nasce a Runo, una frazione di Dumenza, presso il Lago Maggiore nel 1485.
Il suo vero nome è de Scapis, figlio di Giovanni Donato di Bernardo de Scapis detto "Monlone".
Luini è conosciuto soprattutto per i suoi affreschi mitologici e religiosi e per la grande influenza sulla sua arte di Leonardo Da Vinci.
Poco si sa della sua vita.
Nel 1500 si trasferisce a Milano con il padre. Probabilmente ha una prima formazione con Giovan Stefano Scotto, anche se altre fonti lo indicano come allievo di Ambrogio Bergognone.
Nel 1504-1507 è a Treviso. Tra le sue prime opere si può ammirare un affresco "Adorazione dei Magi" a San Pietro di Luino del 1505.
Dal 1509 al 1514 realizza alcune dei suoi lavori più noti, tra i quali gli affreschi di Villa Pelucca a Sesto San Giovanni (ora nella Pinacoteca di Brera a Milano), commissionati da Girolamo Rabia. 

Volto 21

ispirato a  Juan de Valdes Leal 

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

 Valdés Leal ‹... leàl›, Juan de. - Pittore (Siviglia 1622 - ivi 1690) Spagna. Si formò a Cordova probabilmente con A. del Castillo, risentendo anche di Herrera il Vecchio (S. Andrea, 1647, Cordova, S. Francisco; Vergine degli argentieri, 1654 circa, Cordova, Museo de bellas artes). Contemporaneo di B. E. Murillo, V. rappresenta a Siviglia un indirizzo pittorico volto a una vigorosa e appassionata, a volte esasperata e tragica espressività dei sentimenti, con valori dinamici emergenti dalla composizione e dal particolare uso del colore e della pennellata. Tra le sue opere più significative: Storie della vita di s. Girolamo e figure illustri dell'ordine gerolamino per il convento di Buenavista (1657, Siviglia, Museo de bellas artes), retablo del convento del Carmen di Cordova (1658), Jeroglíficos de las postrimerías, dipinti sul tema della morte, per l'Hospital de la caridad di Siviglia (1672), ciclo di dipinti sulla vita di s. Ignazio (1674-86, Siviglia, Museo de bellas artes). I modi pittorici di V. furono continuati dal figlio Juan (Siviglia 1661 - Cadice 1724) che lavorò prevalentemente ad affresco (Siviglia, chiese di S. Luis, S. Pablo, ecc.).

Volto 22

ispirato a Leonardo da Vinci

dipinto "Salvator Mundi"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 

 

Leonardo nacque a Vinci il 15 aprile del 1452.
Nel 1469 si trasferì con tutta la famiglia a Firenze, quì entrò a far parte della bottega del Verrocchio dove vi rimase per otto anni e dove apprese l'arte del disegno, l'uso della prospettiva e dell'anatomia.
Questo è ben attestato nel suo intervento nel Battesimo di Cristodel Verrocchio, dove realizzò l'angelo con estrema sapienza compositiva ed equilibrio ed inoltre in una delle sue prime realizzazioni: l'Annunciazionedi Monteoliveto oggi alla galleria degli Uffizi a Firenze, dipinta tra il 1475 e il 1478, nella quale abbiamo una straordinaria qualità cromatica, e uno studio attento verso i particolari soprattutto naturali.
Abilissimo nel disegno, questa sua dote è evidente in due opere iniziate nel 1482 circa e rimaste incompiute: San Girolamo e l'Adorazione dei Magi.
In quest'ultima, rimasta incompiuta per la sua partenza per Milano, interpreta in modo nuovo il soggetto: intorno alla figura della Vergine col Bambino si raccoglie una folla gesticolante che ci lascia intendere l'emozione per l'evento sacro.
Ancora del periodo fiorentino sono il Ritratto di Ginevra Benci il cui volto è delineato da delicati effetti chiaroscurali mentre sullo sfondo si staglia un paesaggio di acqua e piante.
Abbiamo ancora la Madonna del garofano e la Madonna Benois.
Leonardo arrivò a Milano nel 1482 e vi rimase per ben sedici anni al servizio di Ludovico il Moro e dove si occupò dei diversi campi delle scienza e delle arti, ma si dedicò prevalentemente all'attività di pittore, infatti, qui realizzò opere molto importanti tra le quali la Vergine delle rocce in cui ambienta i suoi personaggi in un'atmosfera quasi irreale, in un luogo ombroso e chiuso da grosse rocce in cui la luce filtra a malapena, l'atmosfera è resa in modo magistrale grazie anche alla sua particolare tecnica di chiaroscuro sfumato che è uno degli elementi caratteristici della sua arte.
Eseguì molte altre opere tra cui la Dama con l'ermellino di Cracovia, ilRitratto di dama del Louvre, ma il capolavoro dell'attività svolta a Milano è considerato l'Ultima Cena che realizza intorno al 1495-1497 nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie. Il soggetto è trattato in maniera innovativa, rappresentando il momento in cui Cristo annuncia che verrà tradito. Nel trattato della pittura Leonardo scrive:" il bono pittore ha da dipingere due cose principali, cioè l'homo e il concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile perché s'ha a figurare con gesti e movimenti delle membra". Nel Cenacolo Leonardo realizzò in pieno questa sua idea, rappresentando il Cristo come fulcro della composizione, intorno a cui si distribuiscono gli Apostoli in atteggiamenti diversi che lasciano trasparire il loro pensiero e le loro emozioni.
Nel 1499 Ludovico il Moro fuggì da Milano, dopo l'invasione del ducato da parte dei francesi, e Leonardo intraprese una serie di viaggi, si recò a Mantova, a Venezia, e poi ritornò a Firenze. Qui gli venne commissionato un'affresco per il salone di Palazzo Vecchio che rappresenta la Battaglia di Anghiari, in gara con Michelangelo che doveva affrescare nella parete opposta la Battaglia di Cascina. Il dipinto purtroppo però è andato perduto.
In questi anni iniziò anche il famoso ritratto della Gioconda, un dipinto a lui caro che portò con se anche in Francia dove rimane tutt'oggi, al museo del Louvre. E' il ritratto di una gentildonna fiorentina, identificata con Monna Lisa di Giocondo, rappresentata a mezza figura e di tre quarti sullo sfondo di un paesaggio roccioso con due laghi posti su un diverso livello. L'atmosfera suggestiva e il sentimento di malinconia che suscita sia il paesaggio che la figura è accentuato dall'uso dello sfumato leonardesco.
Nel 1506 si recò nuovamente a Milano, negli ultimi anni della sua vita l'artista alternò il suo soggiorno in questa città con brevi viaggi a Firenze. Le sue ultime opere sono Sant'Anna con Madonna e Bambino, di cui aveva già preparato un cartone nel 1501e il San Giovanni Battista. Nella Sant'anna con Madonna e Bambino rappresenta i personaggi in una composizione piramidale il cui vertice è rappresentato dal volto di Sant'Anna, lo sfondo è ancora una volta rappresentato da un paesaggio rupestre in lontananza.
Nel 1516 accettò l'invito del re di Francia e si recò ad Amboise dove trascorre gli ultimi anni della sua vita e dove morì nel 1519.

Volto 23

ispirato a  Jaquin Martinez de la Vega           

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Joaquín Martínez de la Vega Cisneros (Almería, 23 giugno 1846 - Malaga, 4 dicembre 1905) era un pittore spagnolo, appartenente al gruppo di pittori della scuola di pittura di Malaga. Nato ad Almeria nonostante abbia sviluppato la maggior parte della sua vita a Malaga, dall'età di 20 anni.

Volto 24

ispirato a Juan de Juanes

dipinto: Ecce Homo


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 
 

Vicente Juan Macip, meglio conosciuto come Joan de Joanes (Valenza, 1523Bocairente, 21 dicembre 1589), è stato un pittore spagnolo.

Nacque a Fuent de la Higuera, città che per prima tributò il successo del suo nome che poi si diffuse in tutta la Spagna.
Per le numerose affinità artistiche con la scuola di Sebastiano del Piombo, alcuni studiosi ritengono che Macip si applicò in Italia sotto il maestro, mentre è storicamente accertato lo scambio culturale con i pittori italiani che si recavano a Valencia.
Poco tempo dopo, il cardinale Rodrigo Borgia commissionò a Francesco Pagano e Paolo da San Leocadio la decorazione della Cattedrale di Valencia.

A Valencia trascorse la maggior parte dei suoi anni e consegnò le sue opere più importanti. Lo stile è caratterizzato dalla cura del particolare, dal sapiente uso del colore, dalla raffinata ideazione concettuale dell'opera. Fu influenzato dalla pittura italiana lombarda e da quella manieristica fiorentina-romana.
Figlio d'arte, dell'omonimo Vicente Juan Macip, anch'egli pittore, fu il principale esponente del Rinascimento spagnolo e il pittore più celebre della città.

Come in altri casi simili, per distinguere padre e figlio, si utilizzava il patronimico Joan de Joanes. Tuttavia, realizzò le prime opere insieme al padre, e permangono problemi di attribuzione per i dipinti anteriori al 1550, anno della morte di Juan Vincent Macip. Sebbene il suo cognome tradisca un'origine legata al lavoro manuale, Macip sostenne la propria origine nobiliare.

Volto 25

ispirato a Girolamo da Treviso - Girolamo Penacchi

dipinto: Cristo morto sostenuto da due angeli 

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

   

Pittore trevisano, nato circa il 1450, morto forse nel 1496. La sua appartenenza alla famiglia di Pier Maria Pennacchi, del quale sarebbe il fratello maggiore, non è ancora sicura. Gli affreschi e la pala d'altare della cappella Spineda in S. Niccolò di Treviso, ricordati dal Federici come primo lavoro del P. (1470), sono andati perduti. Nel S. Girolamo, firmato e datato (1415), di casa Piccinelli a Seriate presso Bergamo e nella Pietà di Brera egli si rivela seguace ritardatario della maniera squarcionesca. Una fusione di elementi mantegneschi e antonelliani caratterizza la Morte della Vergine, firmata e datata 1478, fino a pochi anni fa presso gli eredi Pieriboni a Lonigo (Vicenza). Lo spirito del grande pittore messinese predomina nella chiara e solida composizione della pala detta del Fiore nel duomo di Treviso (1487), con la Vergine in trono fiancheggiata dai santi Rocco e Sebastiano, mentre derivano da modelli belliniani le Madonne già nella collezione Weber ad Amburgo e nella raccolta Dessau e la Pietà (firmata) della galleria Tadini a Lovere. Del 1492 è l'affresco frammentario con S. Sebastiano in S. Agostino a Treviso. Il vigore antonelliano comincia a infiacchirsi nella pala dell'Accademia di Venezia, firmata e datata 1493, proveniente dal castello di Collalto nel Friuli e rappresentante la Madonna in trono con quattro santi: decadimento che si accentua nell'altra pala del duomo di Treviso, con la Madonna e quattro santi, proveniente da S. Vigilio a Montebelluna. L'attribuzione al P. della lunetta con la Trasfigurazione nell'Accademia di Venezia è controversa.

Volto 26

 ispirato ad Andrea Previtali

dipinto "Salvator Mundi"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

 

Andrea Previtali, detto il Cordeliaghi (Berbenno, 1480 circa – Bergamo, 1528), è stato un pittore italiano.

Le sue innate doti artistiche lo condussero in giovane età a Venezia, uno dei principali centri artistici del tempo. Dall'attività commerciale, la famiglia veniva riconosciuta con il soprannome Cordelle e agi, cosa che sicuramente non dispiacque al Previtali che firmò alcune opere come Andrea Cordellaghi.

Il Previtali firmò alcune sue opere eseguite a Venezia come Andrea Bergomensis, mentre quando fece ritorno nella città orobica firmò i suoi lavori Andreas Privitalus.

Qui si formò ed affinò la sua abilità grazie a Giovanni Bellini, che lo ospitò nella propria bottega, risulta presente nel 1502 dove viene indicato come Ioanis Bellini dissipulus sul dipinto Madonna con il Bambino e donatore che si trova nel Museo Civico di Padova. I dipinti giovanili, tra cui ritratti ed incantevoli paesaggi, risentono delle influenze di pittori quali il Carpaccio, Giorgione e Palma il Vecchio, che l'artista incontrò durante il suo soggiorno presso la Serenissima. Dal 1510 l'artista non firmò più le sue opere come allievo di bottega del Bellini, questo lo considererebbe emancipato.

Attorno al 1511 il Previtali tornò a Bergamo, probabilmente chiamato dalla famiglia Casotti de Mazzoleni che voleva accattivarsi il nuovo governo filo-veneto presente in città. Furono quattro i primi lavori che gli vennero commissionati, nel 1512 dipinge quella che è la sua prima opera importante: il San Sigismondo nella chiesa di Santa Maria del Conventino, trittico di cui rimane solo una parte; affreschi per Paolo Casotti nel Palazzo Zogna, ne rimangono visibili ora alcune lunette raffiguranti arti e mestieri; la San Giovanni Battista ed altri Santi, sempre su commissione della famiglia Casotti per la chiesa di santo Spirito e la Pala di Sant'Orsola conservata presso l'Accademia Carrara, commissionata da Jacopi Filippo Foresti per la chiesa di sant'Agostino.

Nel 1512 a Bergamo arrivò Lorenzo Lotto e il Previtali si lasciò influenzare dalle sue opere, collaborando con lui tanto che quando il Lotto tornerà a Venezia, sarà lui il tramite nella realizzazione e controllo delle tarsie del coro di Santa Maria Maggiore ad opera di Giovan Francesco Capoferri.

Nel 1524 realizzò la pala di san Benedetto per la cattedrale di sant'Alessandro, che è considerata la sua opera più importante. Fu maestro del pittore Agostino Facheris da Caversegno. Di questo alunnato resta il polittico, dipinto a due mani, commissionato dai Gozzi per la loro cappella in Santo Spirito. Le sue numerose opere riguardavano principalmente la sfera della devozione, con ritratti molto realisti e luminosi, frutto di raffinatezza e perizia. 

Volto 27

ispirato a Raffaello Sanzio

dipinto "Cristo redentore"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

  

Raffaello è uno dei grandi e celebri artisti del Rinascimento.

Pittore ed architetto, è cresciuto alla bottega dell'importante ed influente Perugino del quale inizialmente copiava perfettamente lo stile. Molto attivo a Firenze e a Roma ha lasciato capolavori di valore inestimabile conservati nei più importanti musei italiani e internazionali.

Ciò che rende unico Raffaello è il suo stile caratterizzato da un'armonia quasi perfetta tra spazio e figure e un particolare e luminoso cromatismo. Inoltre è stato un artista molto produttivo che ha realizzato moltissime opere d'arte.

Raffaello Sanzio nasce ad Urbino la notte del Venerdì Santo del 1483 e si forma nella bottega del padre, pittore alla corte ducale. Dopo la morte del padre si reca a Perugia presso la bottega del Perugino, artista molto affermato ed influente dell'epoca.

Nel 1504 si trasferisce a Firenze, dove sono attivi Leonardo e Michelangelo e vi rimane fino al 1508quando viene chiamato a Roma da Papa Giulio II. A Roma intraprende anche la carriera di architetto, realizzando alcuni palazzi e lavorando alla Basilica di San Pietro.

Muore a Roma nel 1520 nel giorno del Venerdì Santo a soli 37 anni.

Raffaello fu un artista molto influente ed anche molto produttivo. Moltissime sono le sue opere riconosciute internazionalmente come capolavori della storia dell'arte. Molte delle sue opere sono conservate nei più grandi musei internazionali, tra cui il Louvre di Parigi, il Metropolitan Museum di New York, oltre che i Musei Vaticani e la Galleria degli Uffizi.

Raffaello lavorò a Firenze tra il 1504 e il 1508 e qui produsse le sue più belle Madonne e alcuni famosissimi ritratti, conservati ancora oggi nei musei fiorentini.

Alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti si possono ammirare gli splendidi e famosi ritratti di Agnolo Doni e Maddalena Doni e il Ritratto di Tommaso Inghirami. Vi sono esposte anche la Madonna del Granduca, dal vestito rosso e dal manto azzurro, e la famosissima Madonna della Seggiolacaratterizzate da una soave e inconsueta tenerezza.

Alla Galleria degli Uffizi sono invece conservati la splendida Madonna col Cardellino, il Ritratto di Leone X e i Ritratti dei duchi di Urbino, Elisabetta Gonzaga e Guidobaldo da Montefeltro.

Tra le altre opere di Raffaello troviamo Lo Sposalizio della Vergine alla Pinacoteca di Brera di Milano, la Fornarina che si dice sia il ritratto della sua musa-amante (Roma), l'affresco raffiguranteLa Scuola di Atene e La Trasfigurazione tra le sue ultime opere, entrambe ai Musei Vaticani. 

Volto 28

ispirato a Guido Reni 

dipinto: Cristo salvatore

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Guido Reni, pittore italiano, fra i maggiori del Seicento, nasce a Bologna il 14 Novembre del 1575.
Suo padre, affermato maestro di cappella a S. Petronio, il Duomo di Bologna, avrebbe voluto che il figlio seguisse le sue orme, ma questi, ancora giovanissimo, espresse una naturale predisposizione al disegno.
Accolto come apprendista nello studio del pittore fiammingo manierista Calvaert, Reni, attorno ai vent’anni aderì all’Accademia degli Incamminati, che i Carracci avevano aperto dal 1582.
Dopo un periodo di lunghe esercitazioni riproducendo tra l’altro opere di Annibale Carracci, Guido Reni si distacca dall'influsso manierista e dal gruppo di artisti che ruotavano intorno ai Carracci.
Nel 1602, il giovane pittore, che già lavora a commesse proprie, si reca a Roma per studiare nuove tecniche pittoriche, la lezione caravaggesca e completare la propria preparazione artistica.
Guido Reni, che nei suoi primi lavori si rifaceva ai canoni accademici, fra il 1604 ed il 1605 a Roma, dipinge per la Chiesa di San Paolo alle Tre Fontane, la Crocefissione di san Pietro, dove evidenzia un suo linguaggio personale, una sua ricerca estetica.
Il pittore nel tentativo, comune al Caravaggio, di superare la finzione e l'artificiosità Barocca , aderendo alla realtà e rendendola più credibile, controlla e disciplina la composizione attraverso rapporti e regole di derivazione classicista.
Guido Reni diventa l'interpreta del gusto colto e aristocratico dei committenti romani, protetto da Paolo V e da Scipione Borghese, divide la sua attività tra Roma e Bologna, dove si ferma definitivamente verso 1l 1620.
Durante gli anni trascorsi a Roma, nonostante il successo riscosso con le opere eseguite per la grande nobiltà e per il papa, il maestro non sopportava la fretta con la quale si doveva eseguire qualunque cosa e la mancanza di riguardo per la mente dell’artista che dirigeva la creazione e che veniva considerato poco più di un operaio prezzolato.
Per trattenerlo nella capitale gli venne offerto il titolo di Cavaliere che Guido Reni rifiutò.
Tra i prestigiosi lavori del Reni a Roma, si ricordano gli affreschi delle Sala delle Nozze Aldobrandine e della Sala delle Dame in Vaticano; le decorazioni nel Palazzo del Quirinale alla Cappella dell'Annunciata e alla Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore; l'Aurora affresco nel casino del Palazzo Rospigliosi Pallavicini, opera che risente dello studio della scultura antica oltre che della conoscenza di Raffaello e del Correggio.
Tornato a Bologna, il pittore gode dall’entusiasmo suscitato dalla Strage degli Innocenti e dal Sansone vittorioso dipinti tra il 1611 e il 1612 e continua a lavorare a ritmo intenso per una clientela europea di altissimo rango, per la quale esegue dipinti, non solo religiosi, ma affronta anche tematiche mitologiche e letterarie, utilizzando un linguaggio teso in modo costante a teorizzare il bello nell'accezione di morale.
Mentre è a Bologna il pittore dipinge per il duca di Mantova la favola profana delle Fatiche di Ercole ora al Museo del Louvre a Parigi, Cristo al Calvario e Lucrezia.
L'originale capolavoro della Pala della peste, dipinta su seta, come ex-voto per la fine della peste del 1630-31 dà inizio all’ultimo decennio di attività del Reni, del quale si ricordano Fanciulla con ghirlanda, opera significativa per conoscere il suo atteggiamento sperimentale nell'uso del colore, l'Adorazione dei pastori, 1640-42, ora alla National Gallery di Londra e Cleopatra, 1640-42, Pinacoteca Capitolina di Roma.
Guido Reni muore, dopo due giorni di agonia, il 18 agosto 1642, all’età di sessantasette anni ed il suo corpo è esposto al popolo per due giorni nella chiesa di San Domenico. 

Volto 29

ispirato a Il Perugino

dipinto:  -  Il Salvatore


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Pietro Vannucci detto il Perugino, massimo esponente della pittura umbra del XV secolo, sembra sia nato fra il 1448 ed il 1450 a Città della Pieve, sotto il dominio di Perugia.
Nulla si sa per certo dei primi passi del Perugino nel mondo dell'arte, ma potrebbe essere stato un allievo di Fiorenzo di Lorenzo (c. 1440-1525), pittore minore di Perugia e del più celebre Piero della Francesca (c. 1420-1492) ad Arezzo.
Pittore di grande fama al tempo suo, ma anche molto criticato da artisti a lui successivi, Perugino inizia presto la sua attività, diventando discepolo di Piero della Francesca.
A Firenze nel 1472, si iscrive alla Compagnia di San Luca e lavora nella bottega di Andrea del Verrocchio, dove anche Leonardo da Vinci era apprendista e diventa suo compagno di studi.
Nessuna opera di certa attribuzione risulta anteriore al 1478, anno nel quale il pittore affresca la chiesa parrocchiale di Cerqueto, nei pressi di Perugia, con un murale dipinto su intonaco con pigmenti disciolti in acqua, di cui oggi non resta che qualche frammento, rappresentante San Sebastiano.
Perugino con questa opera deve aver raggiunto una notevole fama in questo periodo, dal momento che il papa Sisto IV lo invita a Roma per lavorare in Vaticano.
L'artista si trova a lavorare a fianco di artisti del calibro di Botticelli, Ghirlandaio, Cosimo Rosselli, affresca la finta pala d'altare della Cappella Sistina, alcuni riquadri con "Storie" di Mosé e di Cristo, e la celebre "Consegna delle chiavi a San Pietro".
Di queste "Storie" resta solo la Consegna delle Chiavi a San Pietro, capolavoro che influenzerà fortemente Raffaello, mentre le altre verranno distrutte da Michelangelo nel 1535-1536, per far posto al suo "Giudizio Universale"
Questo momento artistico segna, per il Perugino l'inizio d'una brillante carriera, tornato a Firenze, gli viene commissionato un lavoro nel Palazzo della Signoria e nel 1491 opera con il comitato per la finitura del Duomo di Firenze.
Tra i migliori dei suoi lavori eseguiti in questo periodo sono la "Madonna che appare a San Bernardo" (1493), la Madonna e Santi , il Compianto su Cristo Morto" (1495), e l'affresco della Crocifissione (1495-96) nel convento fiorentino di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, la grande pala di Vallombrosa (Firenze, Galleria degli Uffizi, 1500) ed il polittico dell'Annunziata (Firenze, Galleria dell'Accademia, 1505-07).
Queste opere sono caratterizzate da ampie figure dalla grazia scultorea, poste all'interno di architetture rinascimentali che fanno da cornice alle immagini.
Durante questo periodo Perugino dipinge il suo ritratto più conosciuto, quello di Francesco delle Opere dove il pittore utilizza la tecnica dei pittori fiamminghi del XV secolo, ed in modo particolare al fiammingo Hans Memling.
A Perugia, dove aveva già dipinto la pala dei Decemviri (1495), i polittici di San Pietro (1496), intorno al 1500, Perugino dipinge un ciclo di affreschi nella Sala dell'Udienza del Collegio del Cambio nel quale inserisce un autoritratto e lo Sposalizio della Vergine (1503-04) per la cappella di Sant'Anello in Duomo.
Perugino viaggia molto, si sposta di città in città, forse spinto da quella che il Vasari non esita a definire avidità, ma questo non gli impedisce di ottenere fama di "maestro singolare, et maxime in muro" e di essere considerato "il meglio mastro d'Italia", almeno dai suoi contemporanei.
Il Cinquecento segna un lento declino per l'artista, molta della committenza alla fine si stanca dei suoi schemi compositivi, anche per il nascente interesse nei confronti d'una nuova generazione di artisti quali Fra' Bartolomeo e Andrea del Sarto.
Nel 1508 Perugino tornò temporaneamente a Roma per ridipingere il tondo sul soffitto di una Stanza in Vaticano, rovinata da un incendio.
Per gli affreschi delle pareti della stessa sala venne incaricato il suo allievo Raffaello, che, dopo aver lasciato lo studio del Perugino, si era dimostrato artista più grande del maestro.
Una delle ultime commissioni di Perugino fu il completamento nel 1521 di alcuni affreschi in S. Severo a Perugia, che erano stati iniziati da Raffaello.
Era impegnato all'affresco della Natività, nella chiesa di Fontignano (affresco ora alla National Gallery di Londra), quando nel febbraio o marzo del 1523 venne colto dalla peste.

Volto 30

ispirato a  Murillo           

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 


Murillo ›, Bartolomé Esteban. - Pittore (Siviglia 1618 - ivi 1682) - Spagna. Massimo artista del barocco religioso, nelle sue opere rivelò una ricchezza nella pennellata e una padronanza tecnica notevoli, tutti elementi volti alla costituzione di un linguaggio sentimentale che rese famose le sue madonne e i suoi ritratti, dall'acuta interpretazione psicologica.

Ancora fanciullo entrò nello studio di Juan de Castillo (1929), dove erano  Alonso Cano e Pedro de Moya. Probabilmente non lasciò mai l'Andalusia, ma poté conoscere bene e studiare, nelle ricche collezioni della sua città natale, la pittura veneziana e fiamminga, che furono decisive nell'avviarlo al suo colorito morbido e chiaroscurato. Divenuto famoso, ebbe molte committenze, soprattutto dalle comunità religiose. Nel 1660 fondò a Siviglia un'Accademia di belle arti nella Casa Lonja. Verso il 1670 il re Carlo II chiese a M. di trasferirsi a Madrid, ma l'artista declinando l'invito rimase a Siviglia, dove nel 1672 eseguì diversi quadri per adornare la nuova cappella dell'Ospedale della carità, che ne conserva soltanto cinque. Nel 1680 il pittore, mentre lavorava nel convento dei cappuccini a Cadice, cadde dal ponte, e, tornato in grave stato a Siviglia, morì.

Volto 31

ispirato a Joos van Cleve

dipinto: Salvator Mundi


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023

Il pittore olandese Joos van Cleve, scritto anche Cleef, nasce a Cleves intorno al 1490.
Originario della regione del basso Reno, il pittore è attivo soprattutto ad Anversa, dove diventa membro della corporazione dei pittori nel 1511 e nel 1520 è nominato decano della gilda.
Ottiene un certo numero di commissioni da Colonia, dove la sua arte influenza la scuola locale di pittura.
I trittici della "Morte della Vergine", dipinti per la famiglia Hackeney di Colonia, valgono a Joos Van Cleve il nome provvisorio di "Maestro della Morte della Vergine".
Ad Aversa Van Cleve è uno dei principali pittori della città, ma il suo stile eclettico e la mancanza di opere documentate testimoniano una carriera non sempre fiorente.
Nei suoi dipinti c'è a volte l'influenza di Leonardo nel tocco, a testimonianza che potrebbe aver visitato l'Italia.
Quasi certamente lavora in Francia nel 1530 come ritrattista a Francesco I e forse visita l'Inghilterra negli stessi anni, come testimonia un ritratto di Enrico VIII del 1536.
Infatti oltre a dipinti di carattere religioso, l'artista si dedica anche alla ritrattistica della famiglia reale.
Secondo van Mander il pittore fiammingo ha collaborato con Joachim Patinir (o Patenier Joachim), tanto che il quadro Riposo durante la Fuga in Egitto è forse un lavoro comune. 
Realizza anche opere di grandi dimensioni, in particolare quadri religiosi, come le immagini della Vergine con il Bambino e la Sacra Famiglia.
Il figlio Cornelis (1520-1567) seguirà le orme del padre, diventando anch'egli pittore, ma nel 1556 diventerà pazzo e sarà chiamato con il soprannome di "pazzo Cleve".
Joos Van Cleve muore ad Anversa nel 1540. 

Volto 32

ispirato a Caravaggio

dipinto "Cena in Emmaus"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 

 

Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (nome tratto dal paese lombardo che gli ha dato i natali), nasce il 29 settembre del 1571.

La svolta nella carriera di Caravaggio è segnata dall'acquisto de "I bari" da parte del cardinal Francesco Maria del Monte: dopo questo avvenimento, si trasferisce in Palazzo Madama, residenza del cardinale, dove resta fino al 1600.

L'ammirazione del cardinale viene condivisa anche da un suo importante vicino di casa, il marchese Vincenzo Giustiniani, residente nel palazzo di famiglia sito a pochi passi da Palazzo Madama. Oltre al Giustiniani figurano tra i committenti di Caravaggio importanti famiglie quali i Barberini, i Borghese, i Costa, i Massimi ed i Mattei.

Ma gli episodi della vita dell'artista durante questi primi anni romani rimangono oscuri e inquietanti. Nel 1597 gli viene chiesto di dipingere alcune tele per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi ("Vocazione di San Mattteo", "Martirio di San Matteo", "San Matteo e l'angelo") che lo rendono celebre e contestato. Di quest'ultima opera dovrà fornire una nuova versione, poiché era stata giudicata volgarmente irriverente. Da allora e fino al 1606, la storia di Caravaggio è costellata da vari avvenimenti truci e violenti che si sovrappongono. Da un lato realizza numerose opere di notevole importanza che sottolineano la sua fecondità e potenza creativa: tanto per fare un esempio, tra il 1600 e il 1601 dipinge la "Crocifissione di San Pietro" e la "Conversione di San Paolo"; nel 1604 la "Madonna dei pellegrini o di Loreto", nel 1605 la "Morte della Vergine", rifiutata dai religiosi di Santa Maria della Scala e acquistata invece dal duca di Mantova, su consiglio del giovane Rubens.

Negli stessi anni segnati da questa esplosione creativa, a partire dal 1603, si succedono senza interruzione denunce alla polizia, risse, processi: nel 1605 Caravaggio si rifugia a Genova, dopo aver ferito un cancelliere in tribunale. Nel maggio del 1606, un duello si conclude tragicamente con l'uccisione del suo avversario (ma lui rimane comunque ferito), omicidio che lo costringe a fuggire, prima a Palestrina e poi nell'Italia meridionale. Comincia allora una vita da fuggiasco, in cui si alternano successi e sventure. Nel 1607 si reca a Napoli dove esegue per chiese e conventi alcuni capolavori come la "Flagellazione di Cristo" e le "Sette opere di misericordia".

Ma le sue peregrinazioni non si fermano e anzi lo portano, siamo nel 1608, fino a Malta. Il ritratto del gran maestro Alof de Wignacourt gli vale altre ordinazioni, in particolare il grande "notturno" della "Decollazione di san Giovanni Battista", conservato appunto nel duomo di La Valletta.

Caravaggio è accolto nell'ordine dei Cavalieri, ma notizie provenienti da Roma, riguardanti i motivi del suo esilio, provocano un'inchiesta e quindi l'ennesima fuga del pittore.

In autunno si reca in Sicilia. dove, spostandosi da una città all'altra lascia numerosi esempi del suo genio: il "Seppellimento di Santa Lucia", eseguito a Siracusa per l'omonima chiesa; la "Resurrezione di Lazzaro" e l'"Adorazione dei pastori" oggi esposte al museo di Messina e una "Natività coi Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi", conservata nell'oratorio di San Lorenzo a Palermo (da recenti studi pare che quest'ultima sia stata realizzata a Roma nel 1600). 

Volto 33

ispirato a Solimena

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Il pittore barocco napoletano Francesco Solimena, noto come l'Abate Ciccio, nasce a Canale di Serino nel 1657.
Inizialmente collabora con il padre Angelo, pittore di tradizione naturalistica, poi nel 1674 si trasferisce a Napoli dove conosce la pittura di Lanfranco, di Luca Giordano e di Mattia Preti.
Tra il 1675 e il 1680 Solimena realizza in collaborazione con il padre opere tra le quali il Paradiso nel duomo di Nocera e la Visione di S. Cirillo d'Alessandria nella chiesa di San Domenico a Sofra.
Nel 1680 dipinge gli affreschi di San Giorgio a Salerno e le tele di San Nicola alla Carità a Napoli, affreschi rappresentanti le Virtù, che si trovano nella sacrestia di San Paolo Maggiore, tutte opere di gusto barocco romano misto alla tradizione pittorica napoletana.
Proprio dal 1680, Francesco Solimena si appropria della sperimentazione cromatica di Luca Giordano, allievo di José de Ribera, che aveva assimilato le esperienze pittoriche più diverse dell'Italia del momento e ha permesso la fioritura della pittura barocca-napoletana.
Francesco Solimena risulta essere il suo erede e ha tramandato questo stile ai suoi allievi Corrado Giaquinto, Sebastiano Conca e Nicola Maria Rossi.
Nello stesso tempo il pittore è alla ricerca di uno stile pittorico nuovo volto all'elevazione della forma e ad un maggiore equilibrio compositivo, opere come La cacciata di Eliodoro dal tempio a Napoli nella chiesa del Gesù Nuovo e gli affreschi della cappella di San Filippo Neri, nella chiesa dei Gerolamini (a Napoli) ne sono un chiaro esempio.

Volto 34

ispirato a Hans Memling

dipinto "Cristo dà la sua benedizione"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

 

 Memling Hans, pittore tedesco di formazione fiammingo, ha dato lustro a Bruges nel periodo del suo declino politico e commerciale, con la sua arte.
Gli annali della città nulla dicono per quanto riguarda la nascita e l'educazione del pittore il cui nome è stato erroneamente falsato da diversi autori e la cui identità è stata perduta sotto le denominazioni diverse di Hans e Hausse, o Hemling, Memling, e Memlinc.
Sembra che sia nato a Seligenstadt in Germania, intorno al 1435, ma probabilmente ha svolto il suo apprendistato a Magonza o a Colonia e, solo successivamente ha lavorato a Bruxelles con uno del primi Maestri della scuola Fiamminga, il pittore Rogier van der Weyden.
Da molti indizi sembra che Hans Memling, prima di stabilirsi a Bruges, verso il 1467, fosse già un artista esperto e avesse imparato ad usare la tela al posto della tavola di legno per dipingere.
Nel 1477, i documenti testimoniano di un contratto per fornire una Pala d'Altare destinata alla cappella dei librai di Bruges, ora conservata come "Maria dai sette dolori" nel Museo di Torino.
Un'altra bella creazione è il "Giudizio Universale" oggi conservato nella cattedrale di Danzica, ma destinato, nel 1479 (forse) all'ospedale di San Giovanni di Bruges.
Memling, per gli Ospitalieri di San Giovanni dipinse molti quadri, anche prima del 1479.
Dopo la morte del suo maestro Rogier van der Weyden avvenuta nel 1464, Hans Memling continua a dipingere opere d'arte sacra nel rispetto delle tradizioni pittoriche fiamminghe, limitandosi ad addolcire le espressioni dei personaggi ritratti.
I pittori fiamminghi dell'epoca erano abituati a considerare la creazione di una pala d'altare, un lavoro artigianale, da fare a più mani, dove ogni pittore si occupava delle parti che gli venivano meglio: c'era chi faceva solo i fiori, chi faceva i visi, chi lo sfondo.
Per questo motivo molte opere, forse dipinte da Hans Memling, sono state attribuite al suo maestro o ad altri collaboratori.
Gli inventari di Margherita d'Austria, redatti nel 1524, alludono a un trittico "Dio della Pietà" dipinto da Rogier van der Weyden, i cui pannelli laterali, raffiguranti degli angeli erano di "Maestro Hans." 
Dello stile di Hans Memling va sottolineato la delicatezza nel finire le sue figure, completate con molti dettagli.
Negli ultimi anni di vita del pittore, i lavori commissionatigli vengono eseguiti in gran parte dai suoi apprendisti, mentre lui si riserva di preparare i disegni delle composizioni e di dare i colpi finali di pennello.
Maestro Hans morì a Bruges il 11 agosto 1494, lasciandosi alle spalle un grosso patrimonio, diversi figli e vari discepoli.

Volto 35

ispirato ad Antonello da Messina

dipinto: Cristo alla colonna

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  

2016/2022 

  

Antonèllo da Messina. - Pittore (Messina 1430 circa - ivi 1479). Influenzata all'inizio dalla pittura borgognona e fiamminga, di cui risentono le prime opere, l'arte di A. in seguito matura in una resa di forme grandiosamente semplici e dai colori luminosi e purissimi, una sintesi che lascerà una profonda impronta sulla pittura veneziana a venire e il cui esempio più grandioso è il S. Sebastiano (1476).

Le scarse notizie documentarie si riferiscono alla sua attività in
Sicilia e in Calabria, dal 1457 all'anno della morte, e a un viaggio a Venezia e a Milano (1475-76). Tra il 1450 e il 1460 circa si trova a Napoli dove subisce l'influsso di Colantonio, poi in Sicilia e Calabria. Nel 1463 è documentata la sua attività a Messina; nel 1475 è attestata la sua presenza a Venezia; nel 1476 risulta nuovamente a Messina; il 14 febbraio 1479  fa testamento e prima del 25 febbraio muore a Messina.

Dalle prime opere (Crocifissione di Sibiu; Abramo visitato dagli Angeli e S. Gerolamo di Reggio Calabria; S. Gerolamo della National Gallery di Londra) si può indurre che la formazione di A. sia avvenuta, fra il 1450 e il 1460, probabilmente a Napoli, su esemplari borgognoni e fiamminghi, in un ambiente di cultura complesso, ove l'arte di Colantonio rappresentava tipicamente il convergere di varie esperienze, cui potevano aver contribuito un probabile soggiorno napoletano di J. Fouquet, e i primi riflessi di Piero della Francesca. Nello sviluppo successivo di A., dal Cristo benedicente del 1465 (Londra), che è la sua prima opera datata, al trittico di s. Gregorio del museo di Messina (1473), alla Crocifissione di Anversa (1475), all'Annunciazione del museo di Siracusa (1475), alle forme che diventano grandiosamente semplici, e quasi astratte, in virtù di uno squadro prospettico derivato da Piero, si unisce un colore luminoso, purissimo in una sintesi che risulterà fondamentale per le sorti della pittura a Venezia, dove la pala dipinta da A. per S. Cassiano nel 1475 (ora frammentaria nel Kunsthistorisches Museum di Vienna) e la Pietà, ora nel Museo Correr, segneranno la svolta decisiva per l'evoluzione di Giovanni Bellini. Esempio massimo di questa unione: Il S. Sebastiano, del 1476 (museo di Dresda), in cui la figura umana è stilisticamente trasfigurata per via di un'estrema semplificazione, e pur conserva, in essa, una profonda individualità. Questa è espressa con la maggiore potenza in una serie di ritratti (nei musei di Cefalù, Milano, Parigi, Londra, Pavia, Berlino, ecc.), da scalarsi secondo i vari momenti dell'attività di A., nei quali la caratterizzazione quasi esasperata del soggetto trova un limite di stile in una geometrica regolarità di struttura.

Volto 36

ispirato a Il Guercino

dipinto "Cristo risorto appare alla Vergine"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2022

 

Giovan Francesco Barbieri detto IL GUERCINO, di modesta famiglia, Giovanni Francesco prese il nome di Guercino a causa di uno strabismo congenito. Avendo mostrato sin da bambino una particolare talento per il disegno, fu mandato dal padre a imparare il mestiere a Bastia e poi a Bologna, dove poté studiare le opere dei Carracci. La sua prima maniera tradisce un naturalismo libero da accademismi e caratterizzato da una forte impronta luministica (quella che diverrà poi la famosa ‘macchia guercinesca’). 

Dal 1612 gli vengono affidate le prime commissioni importanti: grazie alla consulenza di Ludovico Carracci, l’arcivescovo Alessandro Ludovisi (il futuro papa Gregorio XV) acquista alcune sue opere e Guercino decide di fondare una propria scuola di pittura a Cento (1617). 
Nel 1618 è a Venezia e può ammirare le opere di Tiziano e Jacopo Bassano, dal cui colorismo trae ispirazione per la "Vestizione di san Guglielmo d'Aquitania" (Pinacoteca Nazionale di Bologna) e il "San Francesco in estasi con san Benedetto e un angelo" (Louvre), entrambi del 1620. 
Dal 1621 al 1623 è a Roma, dove realizza le decorazioni del Casino Ludovisi (l’Aurora e la Fama) e la grande pala della Sepoltura di santa Petronilla (7 x 4 m) per San Pietro (ora ai Musei Capitolini). 
Alla morte di papa Gregorio XV lascia Roma e torna a Cento. A Piacenza completa gli affreschi della cupola del Duomo (1626), lasciati incompiuti dal Morazzone, e dipinge il Cristo che appare alla Madonna (1628), che segna l’inizio di una nuova stagione del classicismo barocco. 
Alla morte di Guido Reni, non dovendone più temere la competizione, si trasferisce da Cento a Bologna (1642), dove dipinge "La visione di San Bruno" (1647) e il San Giovanni Battista che predica (1654). 
Ripresosi da un infarto nel 1661, morirà cinque anni più tardi (1666). 

Volto 37

ispirato a Jan Van Eyck

dipinto "Cristo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2022  

 
Jan Van Eyck nacque intorno al 1390 a Maaseik e morì a Bruges 1441.
Elogiato dai contemporanei come “il principe dei pittori del nostro secolo”, fu l'iniziatore della scuola fiamminga, ed uno dei grandi maestri della pittura gotica.
Jan van Eyck iniziò la sua carriera artistica eseguendo alcune miniature del Libro d’ore che probabilmente appartenne a Guglielmo di Baviera.
A questo periodo risalgono anche le sette pagine miniate delle Ore di Torino, di cui quattro andarono distrutte nell'incendio della biblioteca nazionale nel 1904, mentre le tre rimanenti si trovano tuttora nel Museo Civico di Torino.

Anche in questi primi lavori del pittore, è evidente il vivo interesse naturalistio che si esprime in delicate e vibranti rappresentazioni paesaggistiche.
Il pittore rimase all'Aia dal 1422 al 1424, al servizio di Giovanni di Baviera conte di Olanda.
Nel 1425 Jan Van Eyck passò a Lille al servizio del duca di Borgogna, Filippo il buono, del quale fu non solo pittore ufficiale, ma anche intimo amico, consigliere e agente segreto. 

Si sa di due missioni all'estero, nel 1426 e nel 1429, quest'ultima in Portogallo per trattare il matrimonio della figlia del re con il duca e che determinò l'inizio della profonda influenza dell'arte fiamminga su quella Portoghese.
Jan Van Eyck nel 1430, ormai celebre pittore, si stabilì a Bruges dove lavorò con il fratello Hubert, perfezionando il suo senso della prospettiva che, a differenza della scuola di Rinascimento Italiano, che era impegnata in una ricerca artistica volta a suggerire la spazialità del dipinto per fondare insieme in uno spazio omogeneo, avvenimento e architettura, Van Eyck catturava la realtà concreta nelle sue esatte proporzioni, senza ricorrere apparentemente a calcoli matematici.
Lo stile di Jan van Eyck dedicandosi con tanta passione alla natura che conteneva gli avvenimenri dipinti, costituiva per la pittura fiamminga un notevole progresso, dato che fino a pochi decenni prima, sia il paesaggio sia l’architettura che includevano la storia sacra erano solo fondi schematici, simili a scene teatrali.
Le opere firmate che ci rimangono, circa una decina, includono il famoso Polittico di Gand (1432), I coniugi Arnolfini(1434, Londra, National Gallery), la Madonna del cancelliere Rolin ( 1433, Parigi, Louvre), la Madonna di Lucca (1436, Francoforte, Stadelsches Kunstinstitut), L’Annunciazione (1435), la scultorea Madonna del canonico van der Paele (1436) e per finire con la ritrattistica.
Anche in questa Jan Van Eyck rivoluzionò l'impianto tradizionale, portando l'attenzione tutta sul volto del modello, come è evidente in Timoteo, l' Uomo col turbante rosso, Jan de Leeuw, la moglie Margaretha van Eyck.
L'influenza dell'opera di Jan van Eyck fu vastissima, non solo in patria, ma anche in Italia, soprattutto attraverso Antonello da Messina, nella penisola Iberica tramite Dalmau e nell'area tedesca.
Jan van Eyck fu anche il perfezionatore della tecnica della pittura ad olio che gradualmente sostituì in Europa l'uso del colore a tempera. 

Volto 38

ispirato a Fernando Yáñez de la Almedina  

dipinto:  Cristo tra San Pedro  e san Giovanni 


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

 Le poche notizie esistenti che documentano l'esistenza dell'artista affermano che Fernando Yáñez, di possibili origini moriscos, nacque nel piccolo paese di Almedina, nell'attuale provincia di Ciudad Real, desumibilmente nell'ultimo quarto del XV secolo.

Dopo una prima tappa formativa a Valencia, Yáñez intraprese quasi sicuramente un viaggio in Italia allo scopo di documentarsi sulle novità artistiche della penisola; le circostanze del viaggio e le città da lui visitate sono tuttavia incerte ed in parte ipotizzabili, poiché poco documentate. Il suo stile è però evidentemente influenzato dalle opere di Perugino, di Raffaello e di Leonardo da Vinci, da cui Yáñez ha attinto la tecnica dello sfumato e la raffigurazione quasi enigmatica dei volti. Al termine di questa prima esperienza, durante un suo ipotetico soggiorno a Venezia, il pittore ereditò l'utilizzo dei colori freddi tipici del Giorgione e della sua scuola. 
 Fin dal 1960 Franco Russoli attribuì i Momenti della vita di San Girolamo della Pinacoteca di Brera (inv. 2.269) all'artista Fernando Yañez e tale assegnazione è stata confermata anche nella grande mostra alla Casa Buonarroti del 1998. [1] Nella scheda della mostra riguardante questa stessa opera viene altresì citato il Catalogo della Pinacoteca di Brera, dove la Tavola è però attribuita a un «pittore dell'Italia settentrionale della fine del secolo XV» [2] col titolo di Santi eremiti, quando, è scritto nel Catalogo della Casa Buonarroti, «l'iconografia del quadro non rappresenta i Santi Eremiti, bensì San Girolamo in momenti e atteggiamenti diversi».

Un documento risalente al 1505 afferma che nel gruppo degli artisti che assistettero Leonardo nella realizzazione della Battaglia di Anghiari a Palazzo Vecchio vi era un «Ferrando Spagnolo, pittore», identificato, a seconda dai critici, nello stesso Yáñez o, più probabilmente, nel suo contemporaneo Fernando de los Llanos.

Le prime documentazioni spagnole che menzionano Yáñez risalgono al 1506 e lo ricordano a Valencia dove, insieme al pittore Llanos, dipinse per la cattedrale cittadina il retablo dei Santi Cosma e Damiano, scomparso nel 1936. Nel 1507, l'artista firma insieme al collega il contratto per la realizzazione di dodici tavole raffiguranti episodi della vita della Vergine, da collocare presso l'altare maggiore della cattedrale. A partire da quest'anno fino al 1510, riscuote una lunga serie di pagamenti da parte della comunità religiosa valenciana.

Il retablo della Cattedrale, di gusto leonardesco, eseguito dai due artisti in poco meno di un anno, costituisce una delle più rappresentative opere rinascimentali spagnole: attualmente, la critica è divisa sull'attribuzione del Riposo durante la fuga in Egitto, anticamente ritenuta opera di Yáñez; solo in tempi moderni il dipinto è stato assegnato a Llanos. I due artisti, di stile molto simile, sono stati spesso confusi tra loro poiché entrambi soliti firmarsi con i nomi «Hernando» o «Fernando».

Tra il 1512 e il 1514, Yáñez era al lavoro sulla decorazione degli organi della Cattedrale. Nel 1515, lavorò a Barcellona, dove lasciò opere non meglio specificate. Ritornato a Valencia, Yáñez l'abbandonò nuovamente poco prima del 1520, per dirigersi, insieme a Llanos, dapprima a Murcia e poi a Cuenca. L'ultimo documento che menziona l'artista risale al 1531 e afferma che, residente a Cuenca, era al lavoro su alcuni retabli. Probabilmente cinque anni dopo, Yáñez si spense a Valencia, città simbolo della sua carriera. 

Volto 39

ispirato a Filippino Lippi 

dipinto: Cristo

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023

Filippino Lippi (Italia 1457-1504)

Solo un anno dopo la morte del padre Filippo Lippi, il tredicenne Filippino lavorava a Firenze con Sandro Botticelli, che a sua volta era stato allievo del padre.
Il figlio di Fra Filippo Lippi e sua moglie, Lucrezia Buti, era un seguace di suo padre e di Sandro Botticelli.
Dopo la morte di Fra Filippo Lippi, Filippino entra nel laboratorio di Botticelli.
Nel 1473 aveva terminato il suo apprendistato.
Lo stile delle prime opere di Filippino deriva da quello di Botticelli, ma l'uso della linea di Filippino è meno sensibile e sottile di quello di Botticelli.
In un gruppo di dipinti eseguiti intorno al 1480-85 sviluppò uno stile più duro e più individuale.
Tra le opere più notevoli di questo periodo c'è il viaggio di Tobias.
Fu impiegato, insieme a Botticelli, Perugino e Domenico Ghirlandaio, nella decorazione affrescata della villa di Lorenzo de 'Medici a Spedaletto e alla fine del 1482 fu incaricato di completare i lavori lasciati incompiuti dal Perugino nel Palazzo della Signoria in Firenze.
Nessuna traccia di entrambi i lavori è sopravvissuta.
Poco dopo (probabilmente nel 1483-84) gli fu affidato il completamento degli affreschi nella Cappella Brancacci nel Carmine, che era rimasto incompiuto alla morte di Masaccio nel 1428.
L'immagine più popolare di Filippino, la bellissima pala d' altare di "La visione di San Bernardo", è stata variamente assegnata agli anni 1480 e 1486.
A Roma Filippino decorò la cappella Carafa a Santa Maria sopra Minerva.
Niente nei precedenti lavori di Filippino fa presagire la vena d'ispirazione che lo ha colpito nella Cappella Carafa, diventata una delle sue opere più influenti.
Dopo il suo ritorno da Roma, Filippino ha eseguito un affresco della "Morte di Laocoonte" per la villa di Lorenzo de' Medici a Poggio a Caiano, in cui vengono ancora impiegati alcuni dei dispositivi decorativi utilizzati nella Cappella Carafa, e riprendono i lavori nella Cappella Strozzi (completata nel 1502), i cui affreschi anticipano la Toscana Manierismo del 16° secolo.
Il pittore rinascimentale Filippino Lippi influenzò i manieristi toscani nel XVI secolo.
La sua opera più famosa è "La visione di San Bernardo".

Volto 40

ispirato a Mateo Cerezo

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Cerezo, Mateo. - Pittore (Burgos 1635 - Madrid 1685) - Spagna. Studiò con J. Carreño de Miranda. Elaborò immagini sacre nello spirito devozionale della controriforma, con una eleganza formale e un gusto cromatico caldo e luminoso, arricchito da una profonda conoscenza della pittura veneziana. Oltre a numerose versioni della Maddalena e dell'Immacolata, notevoli sono lo Sposalizio mistico di s. Caterina (1660) e il S. Agostino (1663), conservati al Prado. Fu anche apprezzato autore di nature morte.

Volto 41

ispirato a Cima da Conegliano

dipinto: Cristo morto

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

  

Cima, Giovanni Battista, detto Cima da Conegliano. - Pittore (Conegliano 1459 circa - ivi 1517 o 1518). Visse a Conegliano e per un lungo periodo a Venezia (1492-1516). Le sue opere mostrano, accanto alla forte influenza di B. Montagna, contatti con l'arte di A. Vivarini e Giovanni Bellini, accentuati durante la permanenza a Venezia. Nelle grandi pale e nel tema della Madonna col Bambino, sentito con profonda commozione, si trovano armonia di rapporti ed equilibrio di valori tra figure umane e ambiente naturale, dalla diffusa luminosità, nel quale sono inserite: Madonna della pergola (1489, Vicenza, Mus. Civico); Madonna e Santi (1492, Conegliano, Duomo); Battesimo di Cristo (1494, Venezia, S. Giovanni in Bragora); Madonna dell'arancio (Venezia, Gall. dell'Accademia); Pala di s. Pietro Martire (1509, Milano, Brera); Madonna col Bambino (Detroit, Mus. of the Detroit Inst. of arts; Berlino-Dahlem; Bologna, Pinac.; Londra, National Gall.; ecc.). Anche in quadri di soggetto mitologico (Parma, Gall.; Milano, Mus. Poldi-Pezzoli) la grazia evocativa del tema si adegua alla tenera limpidezza della visione propria del pittore

Volto 42

ispirato a Lucas Cranach il Vecchio 

dipinto:   - Cristo sofferente


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023

 Lucas Cranach detto il Vecchio, in italiano arcaico conosciuto come Luca Van-Cronogio[1], (Kronach, 1472Weimar, 16 ottobre 1553) è stato un pittore e incisore tedesco rinascimentale. Il "cognome" con cui è noto è un toponimico, che deriva cioè dalla città natale. Fu uno dei principali interpreti della scuola danubiana e della Riforma luterana nell'arte. Il suo stile è caratterizzato da una linea grafica ed elegante, che si allunga in forme quasi stilizzate andando a ripescare nel repertorio del tardo gotico, attualizzandolo e facendone qualcosa di nuovo.

Spaziò dalla pittura all'incisione, dai temi sacri a quelli mitologici, dai nudi ideali alle allegorie morali, dalle scene di caccia alla propaganda luterana. Fu padre di Lucas Cranach il Giovane.
Iniziò la sua carriera con un apprendistato presso la bottega del padre incisore, con il quale collaborò fino al 1498. Tra il 1501 e il 1504 viaggiò lungo la valle del Danubio fino a Vienna, dove frequentò gli ambienti umanisti. In quegli anni dipinse delle tavole di ispirazione religiosa (San Girolamo 1502, Crocifissione 1503, Riposo durante la fuga in Egitto 1504) e il ritratto di un umanista viennese, il dottor Cuspinian e sua moglie, nel 1504. Durante questo periodo il suo stile, vicino a quello di Albrecht Dürer, di Albrecht Altdorfer e della Scuola danubiana (di cui fu peraltro uno dei protagonisti), si caratterizzò per la predominanza dei paesaggi movimentati, quasi surrealisti, per l'attenzione ai dettagli e ai simboli, per un lirismo esacerbato, dove la tensione psicologica è palpabile, con spazi nei quali si inseriscono con armonia dei personaggi enigmatici.

Il banchetto di Erode, 1539, Kunsthistorisches Museum, che rappresenta la vicenda di Erode Antipa, Salomè e Giovanni Battista

Si stabilì a Wittenberg nel 1505 diventando pittore dell'elettore di Sassonia Federico il Saggio, che lo rese nobile nel 1509.[2] A partire da questa data, la sua arte si orientò verso uno stile simile al manierismo: le forme si allungano, divengono più sottili, i personaggi acquistano importanza in rapporto al paesaggio diventato quasi una semplice decorazione e le loro differenti pose divengono più elaborate, con molta cura per l'abbigliamento raffinato. A Wittenberg, in quel periodo, fece la conoscenza di Martin Lutero, con il quale instaurò un legame di amicizia testimoniato da numerosi ritratti. Passato alle idee riformate, Cranach partecipò alla creazione dell'iconografia protestante, rappresentando temi cari alla Riforma, presi dall'Antico e dal Nuovo Testamento. Dipinse anche numerosi ritratti e scene religiose che gli assicurarono la celebrità in tutta l'Europa e, a partire dal 1525, intensificò la sua produzione grazie all'aiuto dei figli Hans e Lucas, attivi nella bottega ben organizzata. Fu lui ad illustrare con incisioni l'edizione della Bibbia in tedesco, tradotta da Lutero (la cosiddetta "Bibbia di Lutero").

Proprietario di una farmacia e di una stamperia, fu eletto tre volte borgomastro di Wittenberg e conservò la sua carica pittorica anche sotto gli elettori Giovanni-Costante e Giovanni Federico I di Sassonia, per i quali dipinse dei nudi biblici e mitologici con un erotismo allusivo. Essendo stato catturato il suo protettore Giovanni Federico dopo la Battaglia di Mühlberg, Cranach lo accompagnò in cattività dal 1550 al 1552, prima di ritornare a Weimar, nuova residenza elettorale, per morirvi l'anno seguente, dopo aver prodotto più di quattrocento opere. Il suo arco stilistico spaziò dall'espressionismo delle prime opere fino a un grafismo intellettuale ed elegante, quasi astratto, della fase più tarda.[2] La sua tomba si trova sulla parete esterna della Jakobskirche. Lucas Cranach il Giovane continuò l'attività del padre e del suo studio.  

Volto 43

ispirato a Guido Reni

dipinto "Testa di Cristo coronata di spine"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Reni, Guido  -  nacque nel 1575 a Bologna. Si formò alla bottega del pittore Denijs Calvaert, dopodichè frequentò l'accademia dei Carracci.
Le opere che eseguì tra il 1604 e 1614 mostrano il superamento dei modi manieristici, per lasciare il posto ad un modo di dipingere più personale, in cui prevale l'armonia delle forme e l'equilibrio della composizione.
Le opere appartenenti a questo periodo sono: gli affreschi della Cappella Paolina in SantaMaria Maggiore a Roma, gli affreschi della sala Delle Dame e della sala delle Nozze Aldobrandini in Vaticano, gli
affreschi della Cappelladell'Annunciata al Quirinale. seguono a questi i suoi capolavori quali l'Aurora del Casino di Palazzo Rospigliosi Pallavicini a Roma, la Strage degli Innocenti, il Sansone vittorioso e il Ritratto della madre alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.
Il periodo successivo segna la piena maturità artistica del pittore, con opere quali Atalanta e Ippomene alla galleria di Capodimonte a Napoli, la Madonna del Rosario alla Pinacoteca di Bologna, le Fatiche di Ercole al Louvre, la Lucrezia e la Cleopatra che si trovano alla Pinacoteca Capitolina di Roma.
Nelle ultime opere lo stile del pittore si modifica: il colore si fa più spento e la forma perde consistenza come nel San Sebastiano della Pinacoteca di Bologna e l'Adorazione dei Magi della Certosa di San Martino a Napoli.
Guido Reni morì a Bologna nel 1642 

Volto 44

ispirato a Hans Memling

dipinto "Pietà"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 


Memling Hans, pittore tedesco di formazione fiammingo, ha dato lustro a Bruges nel periodo del suo declino politico e commerciale, con la sua arte.
Gli annali della città nulla dicono per quanto riguarda la nascita e l'educazione del pittore il cui nome è stato erroneamente falsato da diversi autori e la cui identità è stata perduta sotto le denominazioni diverse di Hans e Hausse, o Hemling, Memling, e Memlinc.
Sembra che sia nato a Seligenstadt in Germania, intorno al 1435, ma probabilmente ha svolto il suo apprendistato a Magonza o a Colonia e, solo successivamente ha lavorato a Bruxelles con uno del primi Maestri della scuola Fiamminga, il pittore Rogier van der Weyden.
Da molti indizi sembra che Hans Memling, prima di stabilirsi a Bruges, verso il 1467, fosse già un artista esperto e avesse imparato ad usare la tela al posto della tavola di legno per dipingere.
Nel 1477, i documenti testimoniano di un contratto per fornire una Pala d'Altare destinata alla cappella dei librai di Bruges, ora conservata come "Maria dai sette dolori" nel Museo di Torino.
Un'altra bella creazione è il "Giudizio Universale" oggi conservato nella cattedrale di Danzica, ma destinato, nel 1479 (forse) all'ospedale di San Giovanni di Bruges.
Memling, per gli Ospitalieri di San Giovanni dipinse molti quadri, anche prima del 1479.
Dopo la morte del suo maestro Rogier van der Weyden avvenuta nel 1464, Hans Memling continua a dipingere opere d'arte sacra nel rispetto delle tradizioni pittoriche fiamminghe, limitandosi ad addolcire le espressioni dei personaggi ritratti.
I pittori fiamminghi dell'epoca erano abituati a considerare la creazione di una pala d'altare, un lavoro artigianale, da fare a più mani, dove ogni pittore si occupava delle parti che gli venivano meglio: c'era chi faceva solo i fiori, chi faceva i visi, chi lo sfondo.
Per questo motivo molte opere, forse dipinte da Hans Memling, sono state attribuite al suo maestro o ad altri collaboratori.
Gli inventari di Margherita d'Austria, redatti nel 1524, alludono a un trittico "Dio della Pietà" dipinto da Rogier van der Weyden, i cui pannelli laterali, raffiguranti degli angeli erano di "Maestro Hans." 
Dello stile di Hans Memling va sottolineato la delicatezza nel finire le sue figure, completate con molti dettagli.
Negli ultimi anni di vita del pittore, i lavori commissionatigli vengono eseguiti in gran parte dai suoi apprendisti, mentre lui si riserva di preparare i disegni delle composizioni e di dare i colpi finali di pennello.
Maestro Hans morì a Bruges il 11 agosto 1494, lasciandosi alle spalle un grosso patrimonio, diversi figli e vari discepoli. 

Volto 45

ispirato a Diego Velàzquez

dipinto "Cristo Crocifisso"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 

 

Diego Rodriguez de Silvay Velázquez nato a Siviglia nel 1599 e morto a Madrid nel 1660.
Dà inizio alla formazione del suo profilo artistico nelle botteghe di validi maestri come Francisco de Herrera (1585 e nel 1657) e Francisco Pacheco.
Intorno agli anni 1622 e 1623 lavora a corte, dove l'ammirazione del conte duca di Olivares gli permette di conseguire l'incarico di pittore di camera.
Nel 1629 va in Italia ed esplora i suoi più importanti centri artistici, da nord a sud fino a Napoli.

 Pittore di grandissimo successo, con una tendenza alla lezione caravaggesca, forgia il proprio realismo con una incessante verifica della natura estetica della creazione e del riscontro armonico delle parti cromatiche.
Proprio l'elegante, equilibrato e solido cromatismo, l'intensità misurata ed eloquente della pennellata, lo caratterizzano come un maestro al di fuori dei gusti correnti, straordinariamente morigerato pittore del grande teatro barocco. Le sue opere rimangono come monumenti, con i quali si stanno ancor oggi misurando gli artisti.

È il principe dei pittori spagnoli e uno dei maggiori del mondo.
In tutte le sue opere dominano la prospettiva aerea, l'atmosfera, la luce, il giusto valore di tutti i toni, e per mezzo del colore riesce a fissare i termini e le distanze con la stessa precisione con cui potrebbero farlo le inflessibili regole della prospettiva.
Le sue grandi opere non debbono nulla a nessuno, per quanto egli abbia tributato non poca ammirazione ai pittori veneziani; sono figlie della sua originalità, della sua spontaneità, del suo senso artistico.

Volto 46

ispirato a Thorns Bosch

dipinto: Cristo incoronato "Testa di Cristo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

 

Bosch Hieronymus o Hieronymus van Aeken, pittore fiammingo, nasce a Hertogenbosch, in Olanda intorno al 1450.
Appartenente a una famiglia di pittori, venne con ogni probabilità educato nella bottega del padre Anthonius, specializzata in affresco, in doratura di statue lignee e nella produzione di arredi sacri per la cattedrale cittadina.
Artista di grande talento, diede origine a una pittura di soggetto spesso difficilmente decifrabile, simbolico o allegorico, ma ricco di fascino e legato a fonti sia auliche sia popolari, che ebbe straordinaria fortuna per tutto il Cinquecento influenzando molti artisti europei.
Studi recenti hanno drasticamente ridotto il numero di opere attribuite a Bosch Hieronymus e resta dubbia anche la loro cronologia.
Sebbene manchino dati documentari, si collocano generalmente nella produzione giovanile I sette peccati capitali (Madrid, Museo del Prado), Le nozze di Cana (Rotterdam, Boymans Museum), la Crocifissione (Bruxelles, Musèes Royaux des Beaux-Arts) e l'Ecce Homo (Francoforte, Staedelsches Kunstinstitut), caratterizzati dalla straordinaria vivacità cromatica, dall'andamento scultoreo dei panneggi e dalle novità iconografiche che furono caratteristiche di tutta la produzione di Bosch Hieronymus.
Capolavori invece della maturità si considerano la Nave dei folli (Parigi, Louvre), il Trittico del fieno (Madrid, Museo del Prado), il Trittico del Giudizio (Vienna, Akademie der Bildenden Kunste) e le Tentazioni di Sant´Antonio (Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga), ma anche l'Ascesa al Paradiso del palazzo Ducale di Venezia, con l'originalissima invenzione del cono di luce che segna il cammino per le anime
Per rendersi conto dei tempi in cui Bosch dipingeva il Trittico delle delizie, basta sapere che fu dipinto dal 1505-1510, il che lo rende quasi contemporaneo di opere come la Cappella Sistina di Michelangelo e la Scuola di Atene di Raffaello.
Del periodo più tardo si ricordano Il figliol prodigo (Rotterdam, Boymans Museum), il Trittico dell´Epifania (Madrid, Prado),  all' Incoronazione di spine (Londra, National Gallery) e la Salita al Calvario (Gand, Musèe de Beaux Arts) di sconvolgente drammaticità.
Hieronymus van Aeken, muore nella sua città, dalla quale non si era mai mosso, nel 1516 restando il pittore più stravagante ed originale del suo tempo. 

Volto 47

ispirato anonimo

dipinto "Testa di Cristo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  

2016/2022 

Volto 48

ispirato a 

Hieronymus Bosch

dipinto "Testa di Cristo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023


 Bosch Hieronymus o Hieronymus van Aeken, pittore fiammingo, nasce a Hertogenbosch, in Olanda intorno al 1450.
Appartenente a una famiglia di pittori, venne con ogni probabilità educato nella bottega del padre Anthonius, specializzata in affresco, in doratura di statue lignee e nella produzione di arredi sacri per la cattedrale cittadina.
Artista di grande talento, diede origine a una pittura di soggetto spesso difficilmente decifrabile, simbolico o allegorico, ma ricco di fascino e legato a fonti sia auliche sia popolari, che ebbe straordinaria fortuna per tutto il Cinquecento influenzando molti artisti europei.
Studi recenti hanno drasticamente ridotto il numero di opere attribuite a Bosch Hieronymus e resta dubbia anche la loro cronologia.
Sebbene manchino dati documentari, si collocano generalmente nella produzione giovanile I sette peccati capitali (Madrid, Museo del Prado), Le nozze di Cana (Rotterdam, Boymans Museum), la Crocifissione (Bruxelles, Musèes Royaux des Beaux-Arts) e l'Ecce Homo (Francoforte, Staedelsches Kunstinstitut), caratterizzati dalla straordinaria vivacità cromatica, dall'andamento scultoreo dei panneggi e dalle novità iconografiche che furono caratteristiche di tutta la produzione di Bosch Hieronymus.
Capolavori invece della maturità si considerano la Nave dei folli (Parigi, Louvre), il Trittico del fieno (Madrid, Museo del Prado), il Trittico del Giudizio (Vienna, Akademie der Bildenden Kunste) e le Tentazioni di Sant´Antonio (Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga), ma anche l'Ascesa al Paradiso del palazzo Ducale di Venezia, con l'originalissima invenzione del cono di luce che segna il cammino per le anime
Per rendersi conto dei tempi in cui Bosch dipingeva il Trittico delle delizie, basta sapere che fu dipinto dal 1505-1510, il che lo rende quasi contemporaneo di opere come la Cappella Sistina di Michelangelo e la Scuola di Atene di Raffaello.
Del periodo più tardo si ricordano Il figliol prodigo (Rotterdam, Boymans Museum), il Trittico dell´Epifania (Madrid, Prado),  all' Incoronazione di spine (Londra, National Gallery) e la Salita al Calvario (Gand, Musèe de Beaux Arts) di sconvolgente drammaticità.
Hieronymus van Aeken, muore nella sua città, dalla quale non si era mai mosso, nel 1516 restando il pittore più stravagante ed originale del suo tempo. 

Volto 49

ispirato al Beato Angelico

dipinto "Noli me tangere"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 


Beato Angèlico, Giovanni da Fiesole detto il. - Pittore (Vicchio di Mugello circa 1400, non 1387 come tramandato dal Vasari - Roma 1455). A vent'anni entrò nel convento di S. Domenico di Fiesole. Tra il 1438 e il 1445 decorò con affreschi (completamente restaurati tra il 1975 e il 1983) chiostro e celle del convento (ora museo) di S. Marco a Firenze. Fra il 1445 e il 1448 affrescò nel Vaticano una cappella distrutta nel 1540 circa, e, forse, anche il ciclo di S. Lorenzo e di S. Stefano nella cappella di Niccolò V nello stesso palazzo, altrimenti datata nel secondo soggiorno romano dell'artista. Nell'estate del 1447 iniziò, con Benozzo Gozzoli e altri, la decorazione della volta della cappella di S. Brizio a Orvieto, di cui dipinse solo due spicchi. Dal 1448 al 1450 il B. fu priore di S. Domenico di Fiesole. Circa il 1452doveva dipingere gli armadî degli argenti per la Ss. Annunziata di Firenze, commessigli da Piero de' Medici nel 1448. Il secondo soggiorno romano fu forse assai breve, concluso dalla morte nel febbraio del 1455. L'Angelico si formò sotto gli influssi di Lorenzo Monaco e della scuola di miniatori fiorente nel convento di S. Maria degli Angeli; ma fu anche a contatto col gruppo degli innovatori quali il Ghiberti, il Brunelleschi e Donatello; a un iniziale influsso di Gentile da Fabriano e di Masolino seguì un deciso orientarsi verso Masaccio, pur ritenendo il B. A. le proprie qualità più intime e autonome, in un processo di formazione lento e profondo. Nei piccoli tabernacoli del museo di S. Marco e particolarmente nella Madonna della Stella, l'arte sua è già pienamente formata con quella dolcezza d'ispirazione e con quella cristallina purezza di concezione nella forma e nel colore che rimarranno sempre più tipiche in ogni altra opera successiva. Seguono nella cronologia delle opere principali: il Giudizio Universale, l'Incoronazione della Vergine, la Madonna dei linaioli (1433), la grande Deposizione dalla Croce (circa 1436) tutte nel museo di S. Marco, il polittico già a S. Domenico a Perugia e ora nella Galleria naz. dell'Umbria (1437 ca.). La stupenda serie degli affreschi del convento di S. Marco, caratterizzata da un'eccezionale semplicità, chiarezza delle forme e sapienza coloristica, culmina nella grande Crocefissionedella sala del Capitolo. Gli affreschi della cappella di Niccolò V in Vaticano sono improntati a una solenne grandiosità, a un ampio respiro compositivo, ma non raggiungono la purezza e l'intensità d'espressione proprie delle opere precedenti, forse anche perché dovuti in parte ad aiuti. Numerosi i collaboratori e i discepoli. La qualifica di beato attribuitagli dalla tradizione gli è stata ufficialmente riconosciuta da papa Giovanni Paolo II con motuproprio del 3 ott. 1982. Festa, nell'Ordine, 18 febbraio. 

 

Volto 50

ispirato a Juan de Segovia - Maestro de Miraflores

dipinto: Il Battesimo di Cristo 


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023  

  

Pittore spagnolo, detto anche Juan Rodríguez de Segovia, appartenente alla cerchia ispano-fiamminga castigliana, all'interno del focus di Burgos o, almeno, ad esso legato ad un certo punto della sua attività artistica. Il punto di partenza per la ricostruzione del suo stile sono i sei pannelli di una pala d'altare della vita del Battista del monastero di Miraflores a Burgos, di proprietà del Museo del Prado.

Volto 51

ispirato a  Il Correggio           

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

 Corréggio, Antonio Allegri detto il. - Pittore (Correggio 1489 circa - ivi 1534). Scarne sono le notizie sulla sua vita, trascorsa prevalentemente nel paese natale e a Parma: la sua formazione dovette avvenire nel clima culturale mantovano, segnato dall'incisiva lezione del Mantegna e dai nuovi apporti classicisti del Costa. Nella Madonna di S. Francesco (Dresda, Gemäldegal.), commessa nel 1514 dalla chiesa di Correggio, nelle opere che la critica assegna al periodo precedente (Madonna tra angeli musicanti, Firenze, Uffizi; Natività con s. Elisabetta e s. Giovannino, Milano, Brera) e a quello successivo (Congedo di Cristo dalla Madre, Londra, Nat. Gall.; Epifania, Milano, Brera; Madonna Campori, Modena, Gall. Estense; La zingarella, Napoli, Mus. di Capodimonte), nuove suggestioni, da Leonardo a Giorgione, a Raffaello, sono rielaborate in un linguaggio personale che, nella preziosa delicatezza cromatica, nella fluidità delle forme avvolte dalla lieve atmosfera dello sfumato, trasmette una nuova e intensa sensibilità emozionale. Nella decorazione della Camera della Badessa, nel convento di S. Paolo a Parma (1518-19), le allusioni araldiche e mitologiche del complesso programma iconografico si sviluppano armoniosamente nell'organizzazione strutturale della pergola, impostata al di sopra delle lunette monocrome con un originale superamento dell'illusionismo prospettico del Mantegna che richiama esperienze leonardesche (sala delle Asse del Castello di Milano) e soprattutto soluzioni raffaellesche (decorazioni della Farnesina a Roma), tanto da far supporre un viaggio a Roma dell'artista. La decorazione della cupola di S. Giovanni Evangelista a Parma (1520-23), con l'eliminazione di ogni supporto geometrico o architettonico e l'illusione spaziale creata dalla libera composizione delle masse, con gli audaci scorci e il moto vorticoso delle figure, si impone come assoluta novità. Il medesimo principio, più grandiosamente attuato, informa la decorazione della cupola del Duomo di Parma (1526-30) raffigurante l'Assunzione della Vergine. Contemporaneamente le pale d'altare propongono con effetti luminosi dorati (Madonna di S. Girolamo, Parma, Gall. naz.) o suggestivi notturni (Adorazione dei pastori, Dresda, Gemäldegal.) una dinamica impostazione compositiva in diagonale che attrae emotivamente lo spettatore (Madonna della scodella, Parma, Gall. naz.), elementi che informano anche le tele con gli amori di Giove che il C. dipinse negli ultimi anni della sua vita per Federico Gonzaga (Danae, Roma, Gall. Borghese; Leda, Berlino, Staat. Mus.; Io e il Ratto di Ganimede, Vienna, Kunsthist. Mus.). 

Volto 52

ispirato a Beato Angelico

dipinto: Cristo dolente

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 

    

Beato Angèlico, Giovanni da Fiesole detto il Pittore (Vicchio di Mugello circa 1400, non 1387 come tramandato dal Vasari - Roma 1455). A vent'anni entrò nel convento di S. Domenico di Fiesole. Tra il 1438 e il 1445 decorò con affreschi (completamente restaurati tra il 1975 e il 1983) chiostro e celle del convento (ora museo) di S. Marco a Firenze. Fra il 1445 e il 1448 affrescò nel Vaticano una cappella distrutta nel 1540 circa, e, forse, anche il ciclo di S. Lorenzo e di S. Stefano nella cappella di Niccolò V nello stesso palazzo, altrimenti datata nel secondo soggiorno romano dell'artista. Nell'estate del 1447 iniziò, con Benozzo Gozzoli e altri, la decorazione della volta della cappella di S. Brizio a Orvieto, di cui dipinse solo due spicchi. Dal 1448 al 1450 il B. fu priore di S. Domenico di Fiesole. Circa il 1452doveva dipingere gli armadî degli argenti per la Ss. Annunziata di Firenze, commessigli da Piero de' Medici nel 1448. Il secondo soggiorno romano fu forse assai breve, concluso dalla morte nel febbraio del 1455. L'Angelico si formò sotto gli influssi di Lorenzo Monaco e della scuola di miniatori fiorente nel convento di S. Maria degli Angeli; ma fu anche a contatto col gruppo degli innovatori quali il Ghiberti, il Brunelleschi e Donatello; a un iniziale influsso di Gentile da Fabriano e di Masolino seguì un deciso orientarsi verso Masaccio, pur ritenendo il B. A. le proprie qualità più intime e autonome, in un processo di formazione lento e profondo. Nei piccoli tabernacoli del museo di S. Marco e particolarmente nella Madonna della Stella, l'arte sua è già pienamente formata con quella dolcezza d'ispirazione e con quella cristallina purezza di concezione nella forma e nel colore che rimarranno sempre più tipiche in ogni altra opera successiva. Seguono nella cronologia delle opere principali: il Giudizio Universale, l'Incoronazione della Vergine, la Madonna dei linaioli (1433), la grande Deposizione dalla Croce (circa 1436) tutte nel museo di S. Marco, il polittico già a S. Domenico a Perugia e ora nella Galleria naz. dell'Umbria (1437 ca.). La stupenda serie degli affreschi del convento di S. Marco, caratterizzata da un'eccezionale semplicità, chiarezza delle forme e sapienza coloristica, culmina nella grande Crocefissionedella sala del Capitolo. Gli affreschi della cappella di Niccolò V in Vaticano sono improntati a una solenne grandiosità, a un ampio respiro compositivo, ma non raggiungono la purezza e l'intensità d'espressione proprie delle opere precedenti, forse anche perché dovuti in parte ad aiuti. Numerosi i collaboratori e i discepoli. La qualifica di beato attribuitagli dalla tradizione gli è stata ufficialmente riconosciuta da papa Giovanni Paolo II con motuproprio del 3 ott. 1982. Festa, nell'Ordine, 18 febbraio.

Volto 53

 ispirato a Hans Memling

dipinto "Cristo Benedicente"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023  

  

Memling Hans, pittore tedesco di formazione fiammingo, ha dato lustro a Bruges nel periodo del suo declino politico e commerciale, con la sua arte.
Gli annali della città nulla dicono per quanto riguarda la nascita e l'educazione del pittore il cui nome è stato erroneamente falsato da diversi autori e la cui identità è stata perduta sotto le denominazioni diverse di Hans e Hausse, o Hemling, Memling, e Memlinc.
Sembra che sia nato a Seligenstadt in Germania, intorno al 1435, ma probabilmente ha svolto il suo apprendistato a Magonza o a Colonia e, solo successivamente ha lavorato a Bruxelles con uno del primi Maestri della scuola Fiamminga, il pittore Rogier van der Weyden.
Da molti indizi sembra che Hans Memling, prima di stabilirsi a Bruges, verso il 1467, fosse già un artista esperto e avesse imparato ad usare la tela al posto della tavola di legno per dipingere.
Nel 1477, i documenti testimoniano di un contratto per fornire una Pala d'Altare destinata alla cappella dei librai di Bruges, ora conservata come "Maria dai sette dolori" nel Museo di Torino.
Un'altra bella creazione è il "Giudizio Universale" oggi conservato nella cattedrale di Danzica, ma destinato, nel 1479 (forse) all'ospedale di San Giovanni di Bruges.
Memling, per gli Ospitalieri di San Giovanni dipinse molti quadri, anche prima del 1479.
Dopo la morte del suo maestro Rogier van der Weyden avvenuta nel 1464, Hans Memling continua a dipingere opere d'arte sacra nel rispetto delle tradizioni pittoriche fiamminghe, limitandosi ad addolcire le espressioni dei personaggi ritratti.
I pittori fiamminghi dell'epoca erano abituati a considerare la creazione di una pala d'altare, un lavoro artigianale, da fare a più mani, dove ogni pittore si occupava delle parti che gli venivano meglio: c'era chi faceva solo i fiori, chi faceva i visi, chi lo sfondo.
Per questo motivo molte opere, forse dipinte da Hans Memling, sono state attribuite al suo maestro o ad altri collaboratori.
Gli inventari di Margherita d'Austria, redatti nel 1524, alludono a un trittico "Dio della Pietà" dipinto da Rogier van der Weyden, i cui pannelli laterali, raffiguranti degli angeli erano di "Maestro Hans." 
Dello stile di Hans Memling va sottolineato la delicatezza nel finire le sue figure, completate con molti dettagli.
Negli ultimi anni di vita del pittore, i lavori commissionatigli vengono eseguiti in gran parte dai suoi apprendisti, mentre lui si riserva di preparare i disegni delle composizioni e di dare i colpi finali di pennello.
Maestro Hans morì a Bruges il 11 agosto 1494, lasciandosi alle spalle un grosso patrimonio, diversi figli e vari discepoli. 

Volto 54

ispirato a Giovanni Bellini

dipinto "Cristo benedicente"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 

 

Conosciuto anche come: Giambellino, Giovanni de Bellini, Giovanni di Bellino, Jan de Bellini, Giovanni Belino, Giovanni Bellein, Giovanni Belleni, Giovanni Bellin, Jean Bellin, Gio Bellini, Giovanni Bellini, Giovanni Bellinj, Giouanni Bellino, Giovanni Bellino, Jean Bellino, Ioannes Bellinus.
Giovanni Bellini, pittore italiano del Tardo Rinascimento, meglio conosciuto come Il Giambellino, appartenente ad una famiglia di artisti, nasce a Venezia intorno al 1430.

Nella sua pittura giovanile si nota l’influenza del Mantegna, suo coetaneo e cognato, con il quale aveva lavorato per suo padre Jacopo Bellini, e dal quale aveva imparato l’arte della prospettiva, l'attenzione agli spazi, il risalto, l’importanza dei contorni e gli schemi compositivi elaborati.
Più avanti Giovanni Bellini raggiungerà una propria maturità stilistica, distaccandosi parzialmente dai vecchi schemi, caratterizzandosi in una particolare luminosità, nell’armonia dei colori, nella sensibilità verso il paesaggio naturale e l'empatia delle sue figure.
Maturando, il pittore aveva studiato da vicino i lavori degli artisti più innovativi che avevano lavorato nella sua Venezia, come nella Cappella di San Tarasio in San Zaccaria, dipinta da Andrea del Castagno o conosciuti a Ferrara come l'italiano Piero della Francesca ed il fiammingo Roger Van Weyden.
Pittore dalla lunga e gloriosa carriera, cominciò nel 1450 a firmare le sue opere con il "San Girolamo nel deserto" in cui si nota l'accentuata già sensibilità verso il paesaggio, destinata a svilupparsi appieno nella maturità.

La stessa età, il vincolo di parentela e i comuni interessi fecero in modo che Giovanni Bellini fosse introdotto nell'ambiente colto e innovatore nella Padova del Mantegna.
Questa frequentazione, che gli fece conoscere la pittura fiorentina, aiutò il pittore ad adottare uno stile compositivo più rigoroso e un disegno preciso e lineare.  

Volto 55

ispirato a  Il Cigoli           

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Lodovico Cardi detto il Cigoli (Cigoli di San Miniato, 21 settembre 1559 – Roma, 8 giugno 1613) è stato un pittore, architetto e scultore italiano.

Fu attivo a cavallo tra il periodo del manierismo e il barocco. Formatosi a Firenze, sotto la guida di Alessandro Allori e Bernardo Buontalenti, operò a Firenze e negli ultimi anni della sua vita a Roma, durante il pontificato di papa Paolo V Borghese. Fu compagno di studi e grande amico di Galileo Galilei. Durante la sua vita artistica si occupò di pittura, arti plastiche, anatomia pittorica, scenografia, letteratura e musica. Ebbe il merito di aver portato il manierismo a Firenze e di essere accolto tra i primi all'Accademia della Crusca. Negli ultimi anni della sua vita fu nominato cavaliere di Malta.

L'attività artistica del Cigoli è suddivisibile in tre periodi:

Il primo periodo fiorentino, di formazione presso la bottega dell'Allori, si protrae fino al 1590. Durante questi anni il Cardi subisce gli influssi del Pontormo e di Santi di Tito. La sua produzione pittorica abbraccia diverse correnti tipiche dell'epoca, spaziando dal manierismo fino ad uno stile più classicamente più semplice e oggettivo. A questi anni appartengono anche le opere prodotto nella sua terra d'origine durante il periodo di convalescenza dal mal caduco.

Nel secondo periodo a Firenze, dal 1591 al 1603, prima di trasferirsi a Roma, si ha l'affermazione stilistica del Cardi. La sua pittura evolve verso la sua "bella maniera", dalla quale traspare l'influsso di diverse correnti pittoriche: la monumentalità di Michelangelo, l'uso del colore di Andrea Del Sarto, e la delicata rappresentazione paesaggistica tipica dei pittori fiamminghi.

Il terzo periodo di produzione pittorica, coincide con gli ultimi dieci anni della sua vita, dal 1603 al 1613. Le opere prodotte in questi anni rivelano l'influsso di Raffaello, del barocco romano, ma soprattutto dell'Barrocci e del Correggio per quanto riguarda l'uso del colore caldo e naturale, in antitesi con i classici colori freddi dei manieristi.

Volto 56

ispirato a Anton Van Dyck

dipinto:  Cristo che porta la Croce

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

  

Antoon van Dyck (Anversa, 22 marzo 1599Londra, 9 dicembre 1641) è stato un pittore fiammingo, principalmente ritrattista, che divenne il primo pittore di corte in Inghilterra, dopo un lungo soggiorno in Italia. È universalmente noto per i ritratti della nobiltà genovese e di Carlo I re d'Inghilterra, dei membri della sua famiglia e della sua corte. Con il suo metodo di pittura di rilassata eleganza, influenzò i ritrattisti inglesi, come Peter Lely, per i successivi anni. Oltre ai ritratti, per i quali fu molto apprezzato, si occupò anche di soggetti biblici e mitologici, introducendo alcune notevoli innovazioni pittoriche.

Fu allievo e amico del pittore Pieter Paul Rubens, del quale assimilò la tecnica e in parte lo stile. Dopo aver trascorso la giovinezza ad Anversa, si spostò in Italia, dove compì il rituale viaggio di formazione, caratteristico di tutti i grandi pittori fiamminghi. Qui ebbe l'opportunità di vedere e copiare alcune grandi opere rinascimentali, specialmente del suo pittore favorito, Tiziano. Di ritorno dall'Italia, passò in Inghilterra, alla corte di Carlo I Stuart, dove si occupò quasi esclusivamente di ritratti.

Volto 57

ispirato a L'Orbetto

dipinto "Cristo e l'adultera"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 


 Turchi, Alessandro, detto l'Orbetto. - Pittore (Verona 1578 - Roma 1649). Allievo di F. Brusasorci, ebbe inoltre conoscenza della pittura veneziana (fu probabilmente a Venezia tra 1605 e 1610) e bolognese. Tra le prime opere veronesi, gli Angeli con ghirlande di fiori (1608-09, S. Anastasia), l'Assunta (1610, S. Luca), e varî dipinti su rame di piccolo formato. Verso il 1616 si stabilì a Roma, dove partecipò alla decorazione della Sala Regia in Vaticano con M. Bassetti e C. Saraceni; il soggiorno romano segnò una svolta nello stile di T., che coniuga il luminismo caravaggesco con un cromatismo di origine veneta, nell'ambito di una pittura di orientamento sempre più decisamente classicista. Da Roma inviò a Verona I santi Quaranta (1619 circa, S. Stefano); tra i numerosi dipinti, Fuga in Egitto (Madrid, Prado); S. Pietro liberato dal carcere (Modena, Galleria Estense); Madonna e santi (Roma, S. Salvatore in Lauro); Morte di Cleopatra (Parigi, Louvre). Nel 1637 fu eletto Principe dell'Accademia di S. Luca. 



 

Volto 58

ispirato a Oggi

dipinto "testa di Cristo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

 

  


Volto 59

ispirato a Caravaggio

dipinto "Cena in Emmaus"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 

 

Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (nome tratto dal paese lombardo che gli ha dato i natali), nasce il 29 settembre del 1571.

La svolta nella carriera di Caravaggio è segnata dall'acquisto de "I bari" da parte del cardinal Francesco Maria del Monte: dopo questo avvenimento, si trasferisce in Palazzo Madama, residenza del cardinale, dove resta fino al 1600.

L'ammirazione del cardinale viene condivisa anche da un suo importante vicino di casa, il marchese Vincenzo Giustiniani, residente nel palazzo di famiglia sito a pochi passi da Palazzo Madama. Oltre al Giustiniani figurano tra i committenti di Caravaggio importanti famiglie quali i Barberini, i Borghese, i Costa, i Massimi ed i Mattei.

Ma gli episodi della vita dell'artista durante questi primi anni romani rimangono oscuri e inquietanti. Nel 1597 gli viene chiesto di dipingere alcune tele per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi ("Vocazione di San Mattteo", "Martirio di San Matteo", "San Matteo e l'angelo") che lo rendono celebre e contestato. Di quest'ultima opera dovrà fornire una nuova versione, poiché era stata giudicata volgarmente irriverente. Da allora e fino al 1606, la storia di Caravaggio è costellata da vari avvenimenti truci e violenti che si sovrappongono. Da un lato realizza numerose opere di notevole importanza che sottolineano la sua fecondità e potenza creativa: tanto per fare un esempio, tra il 1600 e il 1601 dipinge la "Crocifissione di San Pietro" e la "Conversione di San Paolo"; nel 1604 la "Madonna dei pellegrini o di Loreto", nel 1605 la "Morte della Vergine", rifiutata dai religiosi di Santa Maria della Scala e acquistata invece dal duca di Mantova, su consiglio del giovane Rubens.

Negli stessi anni segnati da questa esplosione creativa, a partire dal 1603, si succedono senza interruzione denunce alla polizia, risse, processi: nel 1605 Caravaggio si rifugia a Genova, dopo aver ferito un cancelliere in tribunale. Nel maggio del 1606, un duello si conclude tragicamente con l'uccisione del suo avversario (ma lui rimane comunque ferito), omicidio che lo costringe a fuggire, prima a Palestrina e poi nell'Italia meridionale. Comincia allora una vita da fuggiasco, in cui si alternano successi e sventure. Nel 1607 si reca a Napoli dove esegue per chiese e conventi alcuni capolavori come la "Flagellazione di Cristo" e le "Sette opere di misericordia".

Ma le sue peregrinazioni non si fermano e anzi lo portano, siamo nel 1608, fino a Malta. Il ritratto del gran maestro Alof de Wignacourt gli vale altre ordinazioni, in particolare il grande "notturno" della "Decollazione di san Giovanni Battista", conservato appunto nel duomo di La Valletta.

Caravaggio è accolto nell'ordine dei Cavalieri, ma notizie provenienti da Roma, riguardanti i motivi del suo esilio, provocano un'inchiesta e quindi l'ennesima fuga del pittore.

In autunno si reca in Sicilia. dove, spostandosi da una città all'altra lascia numerosi esempi del suo genio: il "Seppellimento di Santa Lucia", eseguito a Siracusa per l'omonima chiesa; la "Resurrezione di Lazzaro" e l'"Adorazione dei pastori" oggi esposte al museo di Messina e una "Natività coi Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi", conservata nell'oratorio di San Lorenzo a Palermo (da recenti studi pare che quest'ultima sia stata realizzata a Roma nel 1600).

Volto 60

Immagina

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023

Volto 61

ispirato a Cima da Conegliano

dipinto "Cristo incoronatio di spine"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Cima, Giovanni Battista, detto Cima da Conegliano. - Pittore (Conegliano 1459 circa - ivi 1517 o 1518). Visse a Conegliano e per un lungo periodo a Venezia (1492-1516). Le sue opere mostrano, accanto alla forte influenza di B. Montagna, contatti con l'arte di A. Vivarini e Giovanni Bellini, accentuati durante la permanenza a Venezia. Nelle grandi pale e nel tema della Madonna col Bambino, sentito con profonda commozione, si trovano armonia di rapporti ed equilibrio di valori tra figure umane e ambiente naturale, dalla diffusa luminosità, nel quale sono inserite: Madonna della pergola (1489, Vicenza, Mus. Civico); Madonna e Santi (1492, Conegliano, Duomo); Battesimo di Cristo (1494, Venezia, S. Giovanni in Bragora); Madonna dell'arancio (Venezia, Gall. dell'Accademia); Pala di s. Pietro Martire (1509, Milano, Brera); Madonna col Bambino (Detroit, Mus. of the Detroit Inst. of arts; Berlino-Dahlem; Bologna, Pinac.; Londra, National Gall.; ecc.). Anche in quadri di soggetto mitologico (Parma, Gall.; Milano, Mus. Poldi-Pezzoli) la grazia evocativa del tema si adegua alla tenera limpidezza della visione propria del pittore

Volto 62

ispirato a Caravaggio

dipinto "Cena in Emmaus"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 

 

Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (nome tratto dal paese lombardo che gli ha dato i natali), nasce il 29 settembre del 1571.

La svolta nella carriera di Caravaggio è segnata dall'acquisto de "I bari" da parte del cardinal Francesco Maria del Monte: dopo questo avvenimento, si trasferisce in Palazzo Madama, residenza del cardinale, dove resta fino al 1600.

L'ammirazione del cardinale viene condivisa anche da un suo importante vicino di casa, il marchese Vincenzo Giustiniani, residente nel palazzo di famiglia sito a pochi passi da Palazzo Madama. Oltre al Giustiniani figurano tra i committenti di Caravaggio importanti famiglie quali i Barberini, i Borghese, i Costa, i Massimi ed i Mattei.

Ma gli episodi della vita dell'artista durante questi primi anni romani rimangono oscuri e inquietanti. Nel 1597 gli viene chiesto di dipingere alcune tele per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi ("Vocazione di San Mattteo", "Martirio di San Matteo", "San Matteo e l'angelo") che lo rendono celebre e contestato. Di quest'ultima opera dovrà fornire una nuova versione, poiché era stata giudicata volgarmente irriverente. Da allora e fino al 1606, la storia di Caravaggio è costellata da vari avvenimenti truci e violenti che si sovrappongono. Da un lato realizza numerose opere di notevole importanza che sottolineano la sua fecondità e potenza creativa: tanto per fare un esempio, tra il 1600 e il 1601 dipinge la "Crocifissione di San Pietro" e la "Conversione di San Paolo"; nel 1604 la "Madonna dei pellegrini o di Loreto", nel 1605 la "Morte della Vergine", rifiutata dai religiosi di Santa Maria della Scala e acquistata invece dal duca di Mantova, su consiglio del giovane Rubens.

Negli stessi anni segnati da questa esplosione creativa, a partire dal 1603, si succedono senza interruzione denunce alla polizia, risse, processi: nel 1605 Caravaggio si rifugia a Genova, dopo aver ferito un cancelliere in tribunale. Nel maggio del 1606, un duello si conclude tragicamente con l'uccisione del suo avversario (ma lui rimane comunque ferito), omicidio che lo costringe a fuggire, prima a Palestrina e poi nell'Italia meridionale. Comincia allora una vita da fuggiasco, in cui si alternano successi e sventure. Nel 1607 si reca a Napoli dove esegue per chiese e conventi alcuni capolavori come la "Flagellazione di Cristo" e le "Sette opere di misericordia".

Ma le sue peregrinazioni non si fermano e anzi lo portano, siamo nel 1608, fino a Malta. Il ritratto del gran maestro Alof de Wignacourt gli vale altre ordinazioni, in particolare il grande "notturno" della "Decollazione di san Giovanni Battista", conservato appunto nel duomo di La Valletta.

Caravaggio è accolto nell'ordine dei Cavalieri, ma notizie provenienti da Roma, riguardanti i motivi del suo esilio, provocano un'inchiesta e quindi l'ennesima fuga del pittore.

In autunno si reca in Sicilia. dove, spostandosi da una città all'altra lascia numerosi esempi del suo genio: il "Seppellimento di Santa Lucia", eseguito a Siracusa per l'omonima chiesa; la "Resurrezione di Lazzaro" e l'"Adorazione dei pastori" oggi esposte al museo di Messina e una "Natività coi Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi", conservata nell'oratorio di San Lorenzo a Palermo (da recenti studi pare che quest'ultima sia stata realizzata a Roma nel 1600).

Volto 63

ispirato ad ANONIMO spagnolo


dipinto: Cristo che porta la Croce 

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

Volto 64

ispirato ad Andrea Solario 

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023

Il pittore rinascimentale Andrea Solario, Solario scritto anche Solari, nasce nel 1465 a Milano.
Artista rinascimentale della scuola milanese, Solario è uno dei più importanti seguaci di Leonardo da Vinci.
Riceve la sua prima formazione da suo fratello Cristoforo, scultore ed architetto.
Probabilmente accompagnato proprio dal fratello a Venezia, durante questo viaggio sembra essere fortemente influenzato dal lavoro di Antonello da Messina, come si può notare nel ritratto L'uomo con garofano del 1492, opera che rappresenta la concezione scultorea nelle forme di Antonello.
a prima opera firmata da Solario è "Madonna con Bambino e SS. Giuseppe e Girolamo", eseguito per la Chiesa di San Pietro Martire a Murano nel 1495, dove come sfondo c'è un bel paesaggio.
Il volto della Madonna, tipico leonardesco, suggerisce che dopo il suo ritorno da Venezia Solario rimane fortemente influenzato dalle opere e dal lavoro di Leonardo.
Il colore e l'effetto atmosferico dato nell'opera "Madonna con cuscino verde" rivela ancora una volta l'influenza di Leonardo, pur rappresentando una composizione più vivace che esprime il grande temperamento artistico di Solario.
Nel 1507 va in Francia dove probabilmente visita le Fiandre prima di tornare in Italia.
Questo spiegherebbe il carattere fiammingo della sue opere successive, come "Fuga in Egitto" del 1515 dove il paesaggio sullo sfondo è armonioso e reso in ogni dettaglio.
A questo periodo appartengono anche "Donna che suona la chitarra" e il ritratto del cancelliere Morone, che ricorda lo stile di Hans Holbein il Giovane.
Andrea Solario muore a Milano nel 1524. 

Volto 65

ispirato a Il Perugino 

dipinto:  Cristo Coronato


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Pietro Vannucci detto il Perugino, massimo esponente della pittura umbra del XV secolo, sembra sia nato fra il 1448 ed il 1450 a Città della Pieve, sotto il dominio di Perugia.
Nulla si sa per certo dei primi passi del Perugino nel mondo dell'arte, ma potrebbe essere stato un allievo di Fiorenzo di Lorenzo (c. 1440-1525), pittore minore di Perugia e del più celebre Piero della Francesca (c. 1420-1492) ad Arezzo.
Pittore di grande fama al tempo suo, ma anche molto criticato da artisti a lui successivi, Perugino inizia presto la sua attività, diventando discepolo di Piero della Francesca.
A Firenze nel 1472, si iscrive alla Compagnia di San Luca e lavora nella bottega di Andrea del Verrocchio, dove anche Leonardo da Vinci era apprendista e diventa suo compagno di studi.
Nessuna opera di certa attribuzione risulta anteriore al 1478, anno nel quale il pittore affresca la chiesa parrocchiale di Cerqueto, nei pressi di Perugia, con un murale dipinto su intonaco con pigmenti disciolti in acqua, di cui oggi non resta che qualche frammento, rappresentante San Sebastiano.
Perugino con questa opera deve aver raggiunto una notevole fama in questo periodo, dal momento che il papa Sisto IV lo invita a Roma per lavorare in Vaticano.
L'artista si trova a lavorare a fianco di artisti del calibro di Botticelli, Ghirlandaio, Cosimo Rosselli, affresca la finta pala d'altare della Cappella Sistina, alcuni riquadri con "Storie" di Mosé e di Cristo, e la celebre "Consegna delle chiavi a San Pietro".
Di queste "Storie" resta solo la Consegna delle Chiavi a San Pietro, capolavoro che influenzerà fortemente Raffaello, mentre le altre verranno distrutte da Michelangelo nel 1535-1536, per far posto al suo "Giudizio Universale"
Questo momento artistico segna, per il Perugino l'inizio d'una brillante carriera, tornato a Firenze, gli viene commissionato un lavoro nel Palazzo della Signoria e nel 1491 opera con il comitato per la finitura del Duomo di Firenze.
Tra i migliori dei suoi lavori eseguiti in questo periodo sono la "Madonna che appare a San Bernardo" (1493), la Madonna e Santi , il Compianto su Cristo Morto" (1495), e l'affresco della Crocifissione (1495-96) nel convento fiorentino di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, la grande pala di Vallombrosa (Firenze, Galleria degli Uffizi, 1500) ed il polittico dell'Annunziata (Firenze, Galleria dell'Accademia, 1505-07).
Queste opere sono caratterizzate da ampie figure dalla grazia scultorea, poste all'interno di architetture rinascimentali che fanno da cornice alle immagini.
Durante questo periodo Perugino dipinge il suo ritratto più conosciuto, quello di Francesco delle Opere dove il pittore utilizza la tecnica dei pittori fiamminghi del XV secolo, ed in modo particolare al fiammingo Hans Memling.
A Perugia, dove aveva già dipinto la pala dei Decemviri (1495), i polittici di San Pietro (1496), intorno al 1500, Perugino dipinge un ciclo di affreschi nella Sala dell'Udienza del Collegio del Cambio nel quale inserisce un autoritratto e lo Sposalizio della Vergine (1503-04) per la cappella di Sant'Anello in Duomo.
Perugino viaggia molto, si sposta di città in città, forse spinto da quella che il Vasari non esita a definire avidità, ma questo non gli impedisce di ottenere fama di "maestro singolare, et maxime in muro" e di essere considerato "il meglio mastro d'Italia", almeno dai suoi contemporanei.
Il Cinquecento segna un lento declino per l'artista, molta della committenza alla fine si stanca dei suoi schemi compositivi, anche per il nascente interesse nei confronti d'una nuova generazione di artisti quali Fra' Bartolomeo e Andrea del Sarto.
Nel 1508 Perugino tornò temporaneamente a Roma per ridipingere il tondo sul soffitto di una Stanza in Vaticano, rovinata da un incendio.
Per gli affreschi delle pareti della stessa sala venne incaricato il suo allievo Raffaello, che, dopo aver lasciato lo studio del Perugino, si era dimostrato artista più grande del maestro.
Una delle ultime commissioni di Perugino fu il completamento nel 1521 di alcuni affreschi in S. Severo a Perugia, che erano stati iniziati da Raffaello.
Era impegnato all'affresco della Natività, nella chiesa di Fontignano (affresco ora alla National Gallery di Londra), quando nel febbraio o marzo del 1523 venne colto dalla peste.

Volto 66

ispirato a Juan de Juanes

dipinto:  


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

Vicente Juan Macip, meglio conosciuto come Joan de Joanes (Valenza, 1523Bocairente, 21 dicembre 1589), è stato un pittore spagnolo.

Nacque a Fuent de la Higuera, città che per prima tributò il successo del suo nome che poi si diffuse in tutta la Spagna.
Per le numerose affinità artistiche con la scuola di Sebastiano del Piombo, alcuni studiosi ritengono che Macip si applicò in Italia sotto il maestro, mentre è storicamente accertato lo scambio culturale con i pittori italiani che si recavano a Valencia.
Poco tempo dopo, il cardinale Rodrigo Borgia commissionò a Francesco Pagano e Paolo da San Leocadio la decorazione della Cattedrale di Valencia.

A Valencia trascorse la maggior parte dei suoi anni e consegnò le sue opere più importanti. Lo stile è caratterizzato dalla cura del particolare, dal sapiente uso del colore, dalla raffinata ideazione concettuale dell'opera. Fu influenzato dalla pittura italiana lombarda e da quella manieristica fiorentina-romana.
Figlio d'arte, dell'omonimo Vicente Juan Macip, anch'egli pittore, fu il principale esponente del Rinascimento spagnolo e il pittore più celebre della città.

Come in altri casi simili, per distinguere padre e figlio, si utilizzava il patronimico Joan de Joanes. Tuttavia, realizzò le prime opere insieme al padre, e permangono problemi di attribuzione per i dipinti anteriori al 1550, anno della morte di Juan Vincent Macip. Sebbene il suo cognome tradisca un'origine legata al lavoro manuale, Macip sostenne la propria origine nobiliare.

Volto 67

ispirato a Tiziano Vecellio

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Tiziano Vecellio nacque a Pieve di Cadore nel 1490. Ancora giovanissimo giunse a Venezia per entrare nella bottega Sebastiano Zuccato e, successivamente, nella bottega di Gentile e di GiovanniBellini. Importante per la sua arte fu l'influenza di Giorgione con il quale tra il 1508 e il 1509 dipinse gli affreschi per le facciate del Fondaco dei Tedeschi a Venezia, oggi andati perduti. Nel 1510 riceve commissioni per alcune pale d'altare: la Pala di san Marco e la Pala di Santa Maria della Salute. Nel 1511, a Padova, dipinse gli affreschi della Scuola del Santo.
Nel 1513 fu invitato a Roma da papa Leone X, ma Tiziano preferì rimanere a Venezia dove alla morte di Giovanni Bellini divenne pittore ufficiale della Serenissima.
In questo periodo, eseguì numerose opere a carattere profano per la nobiltà del tempo, tra le quali: il Concerto campestre del Louvre, l'Adultera di Glasgow, e Amor sacro e amor profano della Galleria Borghese di Roma. Capolavori di questo periodo sono inoltre l'Assunta in Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia realizzata nel 1518 e la Pala Pesaro sempre per i Frari dipinta tra il 1519 e il 1526.
Nel 1518 Tiziano cominciò a lavorare per Alfonso I d’Este, che gli commissionò la decorazione del “camerino d’alabastro”, e tre tele con soggetti mitologici: la Festa di Venere e il Baccanale, oggi al Museo del Prado, e Bacco e Arianna oggi alla National Gallery di Londra. Richiesto dalle maggiori corti italiane come ritrattista, lavorò per i Gonzaga di Mantova e per i duchi di Urbino, nei suoi ritratti riesce a coglie il carattere dei personaggi realizzando veri e propri capovalori come i ritratti di Federico Gonzaga, del Cardinale Ippolito dei Medici, di Francesco della Rovere, di Francesco I e di Carlo V.
Il naturalismo che dei suoi ritratti si evidenzia anche per opere di carattere sacro come La presentazione di Maria al Tempio, e nelle opere a carattere profano come la Venere di Urbino che rappresentano bene l'ideale di bellezza del naturalismo cinquecentesco.
Nel periodo successivo la sua arte subisce una svolta, con l'lncoronazione di Spine realizzata per la chiesa di Santa Maria delle Grazie di Milano, l'elemento plastico e formale prevale su quello coloristico.
L'ultima fase di Tiziano è ben rappresentato dal Martirio di San Lorenzo dove si ha un passaggio da una forma pittorica chiusa a una aperta, con una composizione risolta dalla luce e dal colore. Tra le opere di questo periodo: l'Annunciazione, la Crocefissione e la Pietà rimasta incompiuta.
Tiziano morì a Venezia, nel corso di una epidemia di peste, il 27 agosto 1576, venne sepolto nella chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari.

Volto 68

ispirato a  Il Romanino           

dipinto "Cristo portacroce"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

 Romanino, Girolamo da Romano detto il. - Pittore (n. Brescia tra il 1484 e il 1487 - m. dopo il 1562). Tra i più importanti interpreti della scuola lombarda, nella sua pittura risulta evidente il rapporto con i maestri veneti e milanesi. Soprattutto da quest'ultimi mutuò un anticlassicismo che si concretizzò in uno stile estroso e fortemente espressivo e in un intento narrativo e popolaresco.

Si formò tra Brescia e  Venezia, su Giorgione e Tiziano, cui aggiunse presto la conoscenza dell'ambiente milanese (Bramantino, B. Zenale), elementi evidenti nel Compianto (1510, Venezia, gallerie dell'Accademia). Nel primo periodo fu in contatto con A. Melone, con cui condivise l'interesse per la pittura nordica; del 1513 è la tizianesca pala di S. Giustina (Padova, Museo civico), e del 1516-17 la pala di S. Francesco a Brescia, in cui dimostra la conoscenza di L. Lotto. Il suo stile espressivo, e la sua particolare attenzione verso la realtà quotidiana a volte caratterizzata da un piglio popolaresco sono pienamente evidenti negli affreschi eseguiti per il duomo di Cremona (Storie della Passione, 1519-20) prima di essere sostituito dal Pordenone, ricchi di citazioni düreriane. La stessa carica drammatica compare nelle opere seguenti, insieme a un rinnovato influsso tizianesco (dipinti della cappella del Sacramento, 1521-24, Brescia, S. Giovanni Evangelista, eseguiti col Moretto; ante d'organo, 1524-25, Asola, duomo; polittico di S. Alessandro 1525, Londra, National Gallery). Del 1531-32 è l'importante commissione degli affreschi del castello del Buonconsiglio a Trento (con i Dossi e M. Fogolino). Alla fase matura appartengono gli affreschi in S. Maria della Neve a Pisogne (1534), il pulpito del duomo di Asola (1536-37), i dipinti con la Caduta della manna (dopo il 1550, Brescia, duomo vecchio), e la Predica di Cristo (1557, Modena, S. Pietro), estrema espressione dell'estro drammatico dell'artista. 

Volto 69

ispirato a Paolo Veronese

dipinto "Ecce Homo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023  

 

Paolo Caliari è celebre come "Il Veronese" per la città natale di Verona dove nasce nel 1528.

Entra nel 1541 nella bottega del pittore Antonio Badile anche se il Vasari parla di Giovanni Caroto. 
La sua prima opera del 1548 "Pala Bevilacqua - Lazise" evidenzia un approccio manieristico con luce e colore personali e un disegno che circonda zone di superficie colorate e giustapposte.

Dopo aver eseguito lavori a Castelfranco e Mantova giunge a Venezia nel 1551 dove esegue affreschi nella Sala del Consiglio dei Dieci di palazzo Ducale e la "Pala Giustiniani" nella chiesa di San Francesco della Vigna.

Ritorna a Verona, ma dal 1556 fino alla sua morte Venezia rappresenta la città di riferimento.

Nel 1566 sposa Elena Badile da cui ha cinque figli.

Le "Storie di Ester", La "Cena in Emmaus", l'"Ultima cena", le "Nozze di Cana", la "Cena in casa di Simone", il "Festino in casa di Levi", il "Martirio di San Giorgio" insieme ad altri lavori sono opere molto importanti per il suo agire artistico.

Insieme a Tiziano e Tintoretto è uno dei fondamenti del cinquecento pittorico e artistico veneziano. 

Paolo Veronese muore il 19 aprile 1588 nella sua casa veneziana a San Samuele.

Volto 70

ispirato a  Petrus Christus         

dipinto "Cristo dolente"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

 Christuskrìstös›, Petrus. - Pittore fiammingo (Baerle, presso Gand, 1410 circa - Bruges 1472 o 1473). Anche se è documentato come cittadino di Bruges solo dal 1444, fu con ogni probabilità allievo di Jan van Eyck e, alla morte del maestro (1441), completò alcune opere da lui lasciate incompiute (S. Girolamo, Detroit, Inst. of Arts; Madonna Rothschild nella Frick Collection di New York). L'insegnamento di J. Eyck che si traduce, nelle sue opere, in una ponderata concentrazione di volumi, e in geometrica chiarezza (Annunciazione e Natività, Madonna Exeter, Berlino-Dahlem; Maria fra i ss. Gerolamo e Francesco, Francoforte, Städelsches Kunstinstitut), è affiancato da una chiara partecipazione sia pure in toni più attenuati, dell'intensità drammatica e della tensione ritmica di Roger van der Weyden (Compianto sul Cristo morto, Bruxelles, Mus. des Beaux-Arts). Attento osservatore del mondo fisico (S. Eligio nella sua bottega, 1449 - New York, Coll. Lehman), approfondì con sensibilità nuova per un artista del Nord i problemi della rappresentazione geometrica dello spazio, e la stessa sensibilità per i problemi spaziali si riscontra nei ritratti, in cui per la prima volta la figura a mezzo busto è collocata non contro un fondo indistinto ma contro una parete architettonicamente definita (Berlino-Dahlem, Ritratto di fanciulla; Londra, Nat. Gallery, ritratto di Sir Edward Grymestone, 1446).

Volto 71

ispirato a Quentin Metsys

dipinto "Cristo Salvator Mundi"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Metsys (o Massys), Quentin. - Pittore (Lovanio 1466 - Anversa 1530) - Belgio. Formatosi a Lovanio, in un ambiente permeato dall'arte di D. Bouts, nel 1491 si stabilì ad Anversa dove elaborò uno stile originale in cui le preziosità descrittive e cromatiche della tradizione fiamminga quattrocentesca (Cambiamonete e sua moglie, 1514, Parigi, Louvre) si fondono, in opere articolate e complesse, a elementi che rivelano la conoscenza delle innovazioni compositive e formali del Rinascimento italiano, in particolare di Leonardo da Vinci. Considerato l'iniziatore della cosiddetta scuola di Anversa, M. dipinse pale d'altare (Matrimonio mistico di s. Caterina, 1500, Londra, National Gallery; trittico con la Discendenza di s. Anna, 1509, Bruxelles, Musée royaux des beaux-arts; Seppellimento di Cristo, 1511, Anversa, Musées des beaux-arts; Vergine col bambino, Bruxelles, Musées royaux des beaux-arts) caratterizzate da un'accurata resa formale e notevoli ritratti nei quali trovano piena espressione l'attenta indagine psicologica e un realismo accentuato talvolta fino al grottesco (Pellegrino, 1509, Winterthur, coll. O. Rienhart; Ritratto di vecchia, 1510-20, Londra, National Gallery; Erasmo da Rotterdam, 1517, Roma, Galleria nazionale d'arte antica). 

Volto 72

ispirato a Pieter Paul Rubens

dipinto ""Ecce Homo" corona di spine"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023
 

Rubens, Pieter Paul, oltre a essere il più importante pittore fiammingo del Seicento, Pieter Paul Rubens è stato uno degli artisti più affermati in tutta Europa grazie alla cultura raffinata, allo stile fastoso e inconfondibile delle sue opere e anche a un’intensa attività diplomatica svolta presso le principali corti europee.

La fama di Pieter Paul Rubens è legata a opere religiose, allegoriche e mitologiche piene di figure in movimento inserite in scene gioiose o solenni. Le sue composizioni rivelano ancora un equilibrio classico, sull’esempio di Veronese, ma la gestualità animata e teatrale delle figure è già barocca. Con grande sensibilità scenografica Rubens rielabora le suggestioni rinascimentali e inserisce figure dipinte con colori caldi e sfumati ispirati a Tiziano in scene dove il contrasto di luce e ombre ricorda Caravaggio e Tintoretto.

Nato nel 1577 in Germania da una famiglia fiamminga in esilio, Rubens è uno dei pochi artisti a ottenere in vita fama e ricchezza. Viaggia molto ma tiene la sua residenza e la sua bottega ad Anversa, dove muore nel 1640. La sua incessante produzione pittorica è resa possibile da questa bottega, che sviluppa i bozzetti o completa le opere del maestro: il successo della bottega è tale che nel 1611 Rubens è costretto a respingere un centinaio di allievi!

Affascinato dalla cultura classica, Rubens nel 1600 parte per l’Italia e vi rimane fino al 1608 come pittore di corte del duca Vincenzo Gonzaga. Durante questo soggiorno viaggia per tutta la penisola, visita le rovine romane, copia e studia le opere dei maestri rinascimentali. Al Correggio si ispira quando dipinge l’Adorazione dei pastori per la chiesa di S. Filippo Neri di Fermo, per la stessa congregazione degli oratoriani per cui a Roma dipinge la Madonna della Vallicella.

Ammira, però, soprattutto Caravaggio, del quale è tra i primi a comprendere il valore artistico e l’intensità drammatica della luce; si deve proprio ai suoi consigli se il duca Gonzaga acquista La morte della Vergine, l’opera di Caravaggio rifiutata dai committenti.

Rubens è colto, legge classici latini e greci, colleziona opere antiche, scrive un trattato sulla scultura e persino un libro sui palazzi di Genova. Per la sua raffinata educazione e per la sua abilità organizzativa, diverse famiglie nobili lo scelgono come diplomatico. Per loro conto Rubens soggiorna in Spagna, dove incontra il pittore Velázquez e il re Filippo IV, che gli commissiona dipinti tratti dalle Metamorfosi di Ovidio.

Ad Anversa è il pittore degli arciduchi Alberto e Isabella, che a lui si rivolgono sia per dipingere opere celebrative sia per viaggi diplomatici a Londra, Parigi e Madrid. Questi viaggi gli hanno permesso di ricevere incarichi d’arte ma anche di partecipare a trattative delicate come il trattato di pace tra Spagna e Inghilterra, un successo grazie al quale riceve il titolo di cavaliere e la commessa prestigiosa di decorare per il re Carlo I la villa di Whitehall.

Per celebrare i suoi mecenati Rubens ritrae principi e duchi, dai Gonzaga ai Doria, e dipinge a volte allegorie complesse come le tele sulla Vita di Maria de’ Medici, regina di Francia. Nei ritratti femminili gli abiti sono sfarzosi e descritti con tale precisione che sembra di sentire la morbidezza delle stoffe, ogni dettaglio rivela il lusso e la ricchezza dei personaggi. Fra i ritratti maschili Rubens dipinge nobili a cavallo in pose che esaltano l’eroismo dei protagonisti e ricordano la lezione di Tiziano.

Tipico di Rubens è il suo modo di dipingere i corpi femminili molto formosi e sensuali, come rivelano le morbidissime rotondità delle Tre Grazie.

Modella d’eccezione per questa immagine di bellezza è spesso la seconda moglie Hélène Fourment, descritta dal governatore delle Fiandre come la donna più bella di Anversa. L’opera più celebre la ritrae mentre esce dal bagno avvolta in una pelliccia, con lo sguardo innocente e sensuale come fosse una Venere pudica, in una atmosfera di serena intimità domestica.

Volto 73

ispirato a Il Perugino

dipinto "Cristo coronato di spine"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 

  

Pietro Vanucci detto il Perugino nacque a città della Pieve nel 1448-1450. Molto probabilmente a Firenze frequentò la scuola del Verrocchio si inspirò all'arte del Pollaiolo, di Botticelli e di Leonardo, nonché di Piero della Francesca del quale imita le composizioni prospettiche e spaziali ben definite. Della sua prima produzione resta ben poco, incerta è la paternità a lui attribuita delle otto Storie di San Bernardino, alla Galleria Nazionale di Perugia.
Nel 1478 fu chiamato a Roma da Papa Eugenio IV per decorare la cappella della Concezione che oggi è andata perduta; nel 1481 gli viene affidata la decorazione della cappella Sistina.
In questa cappella eseguì vari affreschi avvalendosi dell'aiuto dei suoi allievi lavorandovi in un periodo che va dal 1481 al 1483. Qui dipinse quello che è considerato il suo capolavoro: La consegna delle chiavi nel quale adotta un grandioso schema compositivo e una equilibrata solennità classica che fu da modello anche a Raffaello nel suo dipinto Lo sposalizio della Vergine. Il centro della composizione è rappresentato dal tempio che si staglia sullo sfondo e dal quale si irradiano le linee della pavimentazione, in primo piano vi sono numerosi personaggi, tra le quali figura lo stesso pittore, disposti in una composizione che ben si armonizza con lo sfondo del tempietto.
La fama che l'artista raggiunge negli anni successivi è enorme, infatti fu chiamato nelle piu grandi città d'Italia.
Caratterizzano la pittura del maestro lo schema compositivo del loggiato su grossi pilastri e un tipo di personaggio femminile dal viso ovale con espressione serena e sorridente come per esempio nella Madonna con il Bambino di Washington. Altre opere sono: La visione di San Bernardo, la Pietà e la Madonna e Santi che si trovano agli Uffizi e il Polittico Albani. Degli ultimi dieci anni del secolo sono: Compianto sul Cristo morto, la Pala dei Decemviri che si trovano alla Pinacoteca Vaticana, la Crocifissione murale di Santa Maria Maddalena dei Pazzi a Firenze, i Polittici di Fano.
Il pittore morì a Fontignano nel 1523. 

Volto 74

ispirato a  Lucas Cranach il vecchio           

dipinto "testa di Cristo con la corona di spine"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 


Cranachkràanakℎ› (o Kronach), Lucas, il Vecchio. - Pittore e incisore (Kronach 1472 - Weimar 1553) - Germania. La sua formazione, avviata nella bottega del padre Hans a Kronach, la cittadina da cui prese il nome, legata culturalmente a Bamberga e a Norimberga, rivela chiari contatti con la grafica di Dürer. Le prime opere conosciute, prodotte durante un soggiorno a Vienna (1501-04), sembrano connettersi con la cosiddetta scuola danubiana per l'intenso espressionismo e per il particolare accento posto sul paesaggio: accanto alle Crocefissioni (Vienna, Kunsthist. Mus.; Monaco, Alte Pinak., quest'ultima del 1503, particolarmente drammatica e innovativa nella composizione), C. dipinse l'idillico Riposo nella fuga in Egitto (Berlino, Staatl. Mus.) e i bei ritratti su sfondo paesistico di J. Cuspian e della moglie (Winterthur, coll. Reinhart) e del presunto S. Reuss (Norimberga, German. Nationalmus.) e della moglie (Berlino-Dahlem, Staatl. Mus.). Dal 1505, chiamato a Wittemberg, C. fu fino alla morte pittore di corte dei principi elettori di Sassonia, ed elaborò in dipinti e incisioni tematiche sacre e profane in stretto contatto con i protagonisti del mondo politico, umanistico e religioso, dei quali diede incisivi ritratti, da quelli dei principi sassoni a quelli di Lutero e Melantone, del card. Alberto di Brandeburgo, dell'astronomo J. Carion ecc. Il suo stile appare più composto e misurato, piegato a una sottile eleganza (Martirio di s. Caterina, 1506, Dresda, Gemäldegal.; La sacra parentela, 1509, Francoforte, Städelsches Kunstinstitut) che si fa sempre più sofisticata, cortese, raffinata nei bellissimi nudi (Venere, Adamo ed Eva, Lucrezia, La ninfa della fonte), nella Giuditta a mezza figura o in altre tematiche bibliche come Lot e le sue figlie e Betsabea al bagno, più volte replicati anche dalla sua bottega. Un drago alato, il blasone concessogli tra le altre onorificenze, sigla spesso le sue opere. Un particolare accenno merita la sua opera grafica (disegni, incisioni figurative e ornamentali) al servizio della riforma. n Due suoi figli, Hans (Wittenberg 1510 - Bologna 1537) e Lucas il Giovane (Wittenberg 1515 - Weimar 1586), lavorarono nel suo studio e Lucas lo diresse dopo la sua morte.

Volto 75

ispirato a Carpaccio

dipinto: Cristo in pietà e angeli


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

 

Vittore Carpaccio, pittore italiano nasce a Venezia intorno al 1465 da Piero Scarpazza, mercante di pelli.
Successivamente, in seguito ai suoi contatti con l'ambiente umanistico veneziano, dominato da Ermolao Barbaro e Bernardo Bembo, cambiò il cognome di famiglia in Carpaccio.
Solo il suo stile, molto personale, soprattutto a confronto con i pittori del suo tempo, denuncia la sua provenienza veneta, ma non ci dice in che bottega si sia formato.
Molti critici deducono che egli abbia iniziato l'esperienza artistica a Venezia, influenzato da Gentile Bellini, Lazzaro Bastiani, Antonello e Giambellino allora in auge.
Ma è quasi sicuro che Vittore Carpaccio abbia avuto contatti con Antonello da Messina ed è certo che abbia visto o studiato le opere del ciclo ferrarese di Piero della Francesca.
Anch'egli impegnato nella realizzazione di teleri (opere su tela, preferita al supporto ligneo), come il Mantegna iniziatore di quest'assoluta novità tecnica, Carpaccio realizza un ciclo per la scuola di Sant'Orsola, nel 1490.
Sembra che questa sia stata la sua prima commissione, alla quale fanno seguito altri incarichi importanti.
Sul finire del Quattrocento, sotto la direzione del Gentile Bellini, realizza opere per la scuola di San Giovanni evangelista.
Nel 1501 inizia un ciclo di teleri per il Palazzo Ducale, destinato ad ornare la sala dei Pregadi e quella del Maggior Consiglio, opere completamente perdute.
Da questi anni in poi, molte scuole veneziane gli offrono incarichi di prestigio; per la scuola di San Giorgio degli Schiavoni, realizza un ciclo di "Storie del Santo", di San Gerolamo, San Trifone e due "Storie evangeliche": la " Vocazione di San Matteo" e "La preghiera nell'orto".
Realizza opere per la scuola degli Albanesi e per la scuola di Santo Stefano.
Tra le sue opere più celebri, le sue ampie composizioni narrative di leggende di santi, " le storie" di Sant'Orsola, S. Giorgio, S. Stefano e di S. Gerolamo, la "Presentazione della Vergine al Tempio", il "Miracolo della Croce", tutte conservate a Venezia, nelle quali il pittore illustrò, con ricchezza di colore e finezza di particolari, la vita veneziana del tempo.
Pur essendo ritenuto "pittore di stato" per le numerose opere pubbliche alle quali Vittore Carpacci aveva lavorato, il pittore si impegna anche nella realizzazione di lavori da di argomento non religioso per privati.
Nascono così le "Cortigiane" ed il "Ritratto di cavaliere".
Con il diffondersi della fama che Carpaccio si merita, le committenze si allargano alla provincia, e il pittore realizza le "Pale di San Pietro martire" a Murano e di "Santa Maria in Vado" a Ferrara.
A Capodistria esegue la Pala d'altare e le portelle dell'organo per il Duomo, ma sono i suoi ultimi anni di vita, qui, infatti, trova la morte nel 1526 e le sue opere sono conservate nelle Gallerie di Milano, di Bergamo e di Berlino.

Volto 76

ispirato a Carlo Crivelli

dipinto "Pietè di Montefiore"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023 

 

Carlo Crivelli nacque a Venezia nel 1430 circa, lavorò a Padova, nella bottega dello Squarcione al tempo in cui vi lavorava anche Mantegna.
La sua prima opera, la Madonna della Passione, che si trova a Verona nel museo Civico d'arte, ci mostra come la sua pittura leghi modirinascimentali, tardo-gotici veneziani con un la tendenza all'attrazione dei colori e delle forme ed un certo gusto per la definizione grafica; una pittura che rievoca lo smalto delle icone e dei mosaici bizantini. Tutto questo è evidente nel grandioso Polittico di Ascoli Piceno realizzato nel 1473, nel quale le figure sono dipinte su un fondo in oro il tutto racchiuso in una sfarzosa cornice dorata. Nel 1486, sempre ad Ascoli Piceno, dipinse L'annunciazione chiaramente ispirata al Mantegna.Tra le altre opere importanti: La Pietà della pinacoteca di Brera, La Madonna col Bambino del Metropolitan Museum di New York.
Il pittore morì ad Ascoli Piceno nel 1493 circa.

Volto 77

ispirato ad Albrecht Bouts

dipinto "Cristo coronato di spine"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

  

Albrecht (1452-1549) era un figlio di Dieric Bouts il vecchio nato ad Haarlem verso il 1410 e morto a Lovanio nel 1475. Dieric (o anche Dirk e Dierick) insieme ad Hans Memling è considerato il più importante seguace dello stile di Rogier van der Weyden pittore olandese a cavallo fra il XV e il XVI secolo.

 

Volto 78

Oggi


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

Volto 79

ispirato a Giampietrino

dipinto: Salvator Mundi

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023  

  

 Giovan Pietro Rizzoli, talvolta Ricci o Rizzi, detto Giampietrino 1493-1540, è stato un pittore italiano, attivo tra il 1508 ed il 1549 a Milano, allievo di Leonardo Da Vinci ed esponente della scuola lombarda. 

Gli studiosi sono concordi nell’attribuire a Giovanni Pietro Rizzoli il corpus di opere da tempo raccolte sotto il nome generico di Giampietrino grazie ad un profilo documentato, dal 1508 al 1549, in cui è attestato l’inizio della sua produzione nella preparazione di alcuni “cartoni di arazzi per il Duomo di Milano” oggi perduti; questo ha consentito di escludere definitivamente l’attribuzione delle opere di Giampietrino a Giovanni Belmonte oppure a Giovanni Pedrini a cui alternativamente erano state in precedenza attribuite.

Influenzato dalla pittura di Leonardo da Vinci ne riverbera delicatamente l’atmosfera sfumata unendo spunti riferibili al tratto mantegnesco di prima maniera. Emblematica è la prima opera certa del 1521: una Madonna con Bambino e i Santi Michele e Gerolamo dipinta per la chiesa di San Marino a Pavia a cui si aggiungono evidenti richiami alla pittura di Cesare da Sesto e al suo classicismo vissuto in ambito romano.

Di questo periodo sono l’Adorazione del Bambino con San Rocco e angeli musicanti, già nella chiesa di San Sepolcro a Milano oggi nella Pinacoteca Ambrosiana, mentre più vicina al ductus leonardesco, libero dalle influenze romane di Cesare da Sesto e semmai vicino a Marco d’Oggiono, è la pala di Ospedaletto Lodigiano del 1515.

Negli ultimi decenni l’orizzonte di Giovanni si accosterà sempre più alle emergenti istanze manieristiche rintracciabili, ad esempio, nella Madonna di Loreto coi Santi Giovanni Battista e Caterina di Ponte Capriasca, nella Natività (Museo Civico di Belle Arti di Lugano) e in soggetti mitologici dal tratto languido e sensuale. 

Volto 80

ispirato ad Annibale Carracci

dipinto "Testa di Cristo"


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 


Annibale Carracci, pittore italiano nasce a Bologna nel 1560, probabilmente in una famiglia di artisti, all'interno della quale fece il suo primo apprendistato.
Nel 1582, Annibale, suo fratello Agostino e suo cugino Ludovico Carracci aprono uno studio di pittori chiamato inizialmente l'Accademia dei Desiderosi (desideroso di fama e di apprendimento) e successivamente degli Incamminati (Progressisti, artisti aperti ad un nuovo stile).
Annibale Carracci e la sua scuola pone l'attenzione sulla tecnica di disegno lineare, come la Pittura Fiorentina di Raffaello e di Andrea del Sarto, mentre i colori luminosi e la definizione degli oggetti, prendono come modello i Pittori Veneziani, in particolare le opere del Tiziano, che Annibale ed il fratello hanno studiati durante i loro viaggi in giro per l'Italia fra il 1580, 1581 per ordine del padre, Lodovico Carracci
Questa doppia fonte d'ispirazione sarebbe diventato il tratto distintivo degli artisti del Barocco Emiliano o Scuola Bolognese fondatore insieme ad Agostino e Ludovico dell'Accademia degli Incamminati.
Molte opere giovanili dipinte a Bologna dai Carracci, non sono attribuibili ad uno o all'altro dei pittori che probabilmente contribuivano a creare.
Le prime opere di Annibale Carracci sono dipinti con soggetti di genere come la Bottega del macellaio e il Mangia fagioli, ; il Ritratto di Musico della Galleria Nazionale di Napoli e due Autoritratti che che si trovano alla Galleria degli Uffizi a Firenze e alla pinacoteca di Brera, caratterizzati da un forte Realismo.
Tra i 1588 il 1590 Annibale Carracci lavorò con Agostino e Ludovico agli affreschi di palazzo Magnani a Bologna e per questi grandi e magistrali affreschi, Annibale viene mandato a Roma dal Duca di Parma da suo fratello, il cardinale Odoardo Farnese, che voleva decorare il piano nobile del grande Palazzo Farnese.
Nel 1595 Annibale Carracci è impegnato a dipingere le storie di Ercole e Ulisse in un ciclo decorativo organizzato in una serie di riquadri autonomi del quale sono illustrate episodi di mitologici tra i quali spicca il famoso Trionfo di Bacco Arianna; delle decorazioni di Palazzo Farnese di Roma, faceva parte anche la tela con Ercole al bivio che oggi si trova al museo di Capodimonte a Napoli.
Mentre lavorava a Palazzo Farnese, Annibale realizzò altre opere come la Natività della Vergine che oggi si trova al Louvre a Parigi, la Pietà del Museo Nazionale di Napoli, l'Assunzione che si trova nella cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo a Roma.
Tra i 1603 il 1604, il pittore lavorò alla decorazione delle lunette nella cappella di Palazzo Aldobrandini con Storie della Vergine tra le quali la bellissima Fuga in Egitto nel quale il paesaggio diventa il soggetto principale dell'intero dipinto che oggi si trova a Roma alla Galleria Doria Pamphili.
Altre opere da ricordare sono la Madonna detta del silenzio e San Giovanni nel deserto dipinti tra il 1598 ed il 1601 che si trovano a Londra alla National Gallery, la Samaritana al pozzo e la Pietà del 1603 circa che si trovano a Vienna al Kunsthistorisches Museum, il Martirio di S. Sebastiano del 1604 circa, che si trova al Louvre a Parigi.
Le tematiche di Annibale Carracci furono decisamente eclettiche: paesaggi, scene di genere, ritratti, autoritratti, scene religiose e mitologiche e fu uno dei primi pittori italiani a dipingere una tela in cui il paesaggio ha la priorità sulle figure, come la nella sua magistrale La fuga in Egitto.
Annibale Carracci morì a Roma nel 1609 e il suo stile pittorico venne proseguito dal Domenichino, suo allievo prediletto, dal Giovanni Lanfranco e Sisto Badalocchio

Volto 81

ispirato ad Albrecht Bouts

dipinto:  - uomo dei dolori


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

Volto 82

ispirato a Cima da Conegliano

dipinto: incredulità di San Matteo


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

  

Cima, Giovanni Battista, detto Cima da Conegliano. - Pittore (Conegliano 1459 circa - ivi 1517 o 1518). Visse a Conegliano e per un lungo periodo a Venezia (1492-1516). Le sue opere mostrano, accanto alla forte influenza di B. Montagna, contatti con l'arte di A. Vivarini e Giovanni Bellini, accentuati durante la permanenza a Venezia. Nelle grandi pale e nel tema della Madonna col Bambino, sentito con profonda commozione, si trovano armonia di rapporti ed equilibrio di valori tra figure umane e ambiente naturale, dalla diffusa luminosità, nel quale sono inserite: Madonna della pergola (1489, Vicenza, Mus. Civico); Madonna e Santi (1492, Conegliano, Duomo); Battesimo di Cristo (1494, Venezia, S. Giovanni in Bragora); Madonna dell'arancio (Venezia, Gall. dell'Accademia); Pala di s. Pietro Martire (1509, Milano, Brera); Madonna col Bambino (Detroit, Mus. of the Detroit Inst. of arts; Berlino-Dahlem; Bologna, Pinac.; Londra, National Gall.; ecc.). Anche in quadri di soggetto mitologico (Parma, Gall.; Milano, Mus. Poldi-Pezzoli) la grazia evocativa del tema si adegua alla tenera limpidezza della visione propria del pittore

Volto 83

ispirato a Tiziano Vecelli

dipinto: Ecce Homo


olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

 Tiziano Vecellio nacque a Pieve di Cadore nel 1490. Ancora giovanissimo giunse a Venezia per entrare nella bottega Sebastiano Zuccato e, successivamente, nella bottega di Gentile e di GiovanniBellini. Importante per la sua arte fu l'influenza di Giorgione con il quale tra il 1508 e il 1509 dipinse gli affreschi per le facciate del Fondaco dei Tedeschi a Venezia, oggi andati perduti. Nel 1510 riceve commissioni per alcune pale d'altare: la Pala di san Marco e la Pala di Santa Maria della Salute. Nel 1511, a Padova, dipinse gli affreschi della Scuola del Santo.

Nel 1513 fu invitato a Roma da papa Leone X, ma Tiziano preferì rimanere a Venezia dove alla morte di Giovanni Bellini divenne pittore ufficiale della Serenissima.
In questo periodo, eseguì numerose opere a carattere profano per la nobiltà del tempo, tra le quali: il Concerto campestre del Louvre, l'Adultera di Glasgow, e Amor sacro e amor profano della Galleria Borghese di Roma. Capolavori di questo periodo sono inoltre l'Assunta in Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia realizzata nel 1518 e la Pala Pesaro sempre per i Frari dipinta tra il 1519 e il 1526.
Nel 1518 Tiziano cominciò a lavorare per Alfonso I d’Este, che gli commissionò la decorazione del “camerino d’alabastro”, e tre tele con soggetti mitologici: la Festa di Venere e il Baccanale, oggi al Museo del Prado, e Bacco e Arianna oggi alla National Gallery di Londra. Richiesto dalle maggiori corti italiane come ritrattista, lavorò per i Gonzaga di Mantova e per i duchi di Urbino, nei suoi ritratti riesce a coglie il carattere dei personaggi realizzando veri e propri capovalori come i ritratti di Federico Gonzaga, del Cardinale Ippolito dei Medici, di Francesco della Rovere, di Francesco I e di Carlo V.
Il naturalismo che dei suoi ritratti si evidenzia anche per opere di carattere sacro come La presentazione di Maria al Tempio, e nelle opere a carattere profano come la Venere di Urbino che rappresentano bene l'ideale di bellezza del naturalismo cinquecentesco.
Nel periodo successivo la sua arte subisce una svolta, con l'lncoronazione di Spine realizzata per la chiesa di Santa Maria delle Grazie di Milano, l'elemento plastico e formale prevale su quello coloristico.
L'ultima fase di Tiziano è ben rappresentato dal Martirio di San Lorenzo dove si ha un passaggio da una forma pittorica chiusa a una aperta, con una composizione risolta dalla luce e dal colore. Tra le opere di questo periodo: l'Annunciazione, la Crocefissione e la Pietà rimasta incompiuta.
Tiziano morì a Venezia, nel corso di una epidemia di peste, il 27 agosto 1576, venne sepolto nella chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari. 

Volto 84

ispirato a Leonardo da Vinci

dipinto "Testa di Cristo"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

  

Leonardo nacque a Vinci il 15 aprile del 1452.
Nel 1469 si trasferì con tutta la famiglia a Firenze, quì entrò a far parte della bottega del Verrocchio dove vi rimase per otto anni e dove apprese l'arte del disegno, l'uso della prospettiva e dell'anatomia.
Questo è ben attestato nel suo intervento nel Battesimo di Cristodel Verrocchio, dove realizzò l'angelo con estrema sapienza compositiva ed equilibrio ed inoltre in una delle sue prime realizzazioni: l'Annunciazionedi Monteoliveto oggi alla galleria degli Uffizi a Firenze, dipinta tra il 1475 e il 1478, nella quale abbiamo una straordinaria qualità cromatica, e uno studio attento verso i particolari soprattutto naturali.
Abilissimo nel disegno, questa sua dote è evidente in due opere iniziate nel 1482 circa e rimaste incompiute: San Girolamo e l'Adorazione dei Magi.
In quest'ultima, rimasta incompiuta per la sua partenza per Milano, interpreta in modo nuovo il soggetto: intorno alla figura della Vergine col Bambino si raccoglie una folla gesticolante che ci lascia intendere l'emozione per l'evento sacro.
Ancora del periodo fiorentino sono il Ritratto di Ginevra Benci il cui volto è delineato da delicati effetti chiaroscurali mentre sullo sfondo si staglia un paesaggio di acqua e piante.
Abbiamo ancora la Madonna del garofano e la Madonna Benois.
Leonardo arrivò a Milano nel 1482 e vi rimase per ben sedici anni al servizio di Ludovico il Moro e dove si occupò dei diversi campi delle scienza e delle arti, ma si dedicò prevalentemente all'attività di pittore, infatti, qui realizzò opere molto importanti tra le quali la Vergine delle rocce in cui ambienta i suoi personaggi in un'atmosfera quasi irreale, in un luogo ombroso e chiuso da grosse rocce in cui la luce filtra a malapena, l'atmosfera è resa in modo magistrale grazie anche alla sua particolare tecnica di chiaroscuro sfumato che è uno degli elementi caratteristici della sua arte.
Eseguì molte altre opere tra cui la Dama con l'ermellino di Cracovia, ilRitratto di dama del Louvre, ma il capolavoro dell'attività svolta a Milano è considerato l'Ultima Cena che realizza intorno al 1495-1497 nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie. Il soggetto è trattato in maniera innovativa, rappresentando il momento in cui Cristo annuncia che verrà tradito. Nel trattato della pittura Leonardo scrive:" il bono pittore ha da dipingere due cose principali, cioè l'homo e il concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile perché s'ha a figurare con gesti e movimenti delle membra". Nel Cenacolo Leonardo realizzò in pieno questa sua idea, rappresentando il Cristo come fulcro della composizione, intorno a cui si distribuiscono gli Apostoli in atteggiamenti diversi che lasciano trasparire il loro pensiero e le loro emozioni.
Nel 1499 Ludovico il Moro fuggì da Milano, dopo l'invasione del ducato da parte dei francesi, e Leonardo intraprese una serie di viaggi, si recò a Mantova, a Venezia, e poi ritornò a Firenze. Qui gli venne commissionato un'affresco per il salone di Palazzo Vecchio che rappresenta la Battaglia di Anghiari, in gara con Michelangelo che doveva affrescare nella parete opposta la Battaglia di Cascina. Il dipinto purtroppo però è andato perduto.
In questi anni iniziò anche il famoso ritratto della Gioconda, un dipinto a lui caro che portò con se anche in Francia dove rimane tutt'oggi, al museo del Louvre. E' il ritratto di una gentildonna fiorentina, identificata con Monna Lisa di Giocondo, rappresentata a mezza figura e di tre quarti sullo sfondo di un paesaggio roccioso con due laghi posti su un diverso livello. L'atmosfera suggestiva e il sentimento di malinconia che suscita sia il paesaggio che la figura è accentuato dall'uso dello sfumato leonardesco.
Nel 1506 si recò nuovamente a Milano, negli ultimi anni della sua vita l'artista alternò il suo soggiorno in questa città con brevi viaggi a Firenze. Le sue ultime opere sono Sant'Anna con Madonna e Bambino, di cui aveva già preparato un cartone nel 1501e il San Giovanni Battista. Nella Sant'anna con Madonna e Bambino rappresenta i personaggi in una composizione piramidale il cui vertice è rappresentato dal volto di Sant'Anna, lo sfondo è ancora una volta rappresentato da un paesaggio rupestre in lontananza.
Nel 1516 accettò l'invito del re di Francia e si recò ad Amboise dove trascorre gli ultimi anni della sua vita e dove morì nel 1519.

Volto 85

ispirato a Sandro Botticelli

dipinto "La Resurrezione"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

 

Uno dei più grandi maestri del Rinascimento, Alessandro Filipepi, detto Sandro e poi soprannominato Botticelli (dal soprannome di un suo fratello), nasce a Firenze nel 1445.
Il padre è un benestante conciatore di pelli che può permettersi che suo figlio Sandro, invece di imparare il suo lavoro, gli fa seguire studi letterari ed artistici.
Sandro Botticelli prima lavora nella bottega orafa del fratello, poi, per tre anni fa l'apprendistato pittore nella bottega dell'anziano pittore di successo Filippo Lippi (1406-1469), fino al 1467.
Al termine di questo periodo, apre una sua bottega e fa da aiutante al già famoso scultore Andrea del Verrocchio e ottiene i primi incarichi da pittore.
I primi dipinti del Botticelli risentono dell'influenza del Lippi, come la figura allegorica destinata al Tribunale di Firenze la "Fortezza", commissionatagli dai De' Medici.
Nel 1472 Botticelli si scrive all'Accademia di San Luca e diventa uno degli artisti prediletti di Lorenzo il Magnifico.
Nel pieno della giovinezza Sandro Botticelli partecipa con entusiasmo alla fervente vita di corte, dove incontra le personalità più eminenti dell'epoca e fa proprie le concezioni umanistiche e neoplatoniche della cerchia d'intellettuali della Corte medicea.
La "Primavera", il dipinto forse più famoso del Botticelli, viene commissionato dai fratelli Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco de' Medici; la bellissima donna che impersona la primavera, è la perfetta rappresentazione letteraria della Donna simbolica che, nell’Umanesimo, sublima in se le passioni, segno di misura, di virtù, di bellezza, poesia e armonia del cosmo.
Nel 1481, Botticelli, come tutti i pittori in vista, viene invitato a Roma da Papa Sisto IV che lo incarica, con il Ghirlandaio, il Pinturicchio, il Perugino e Cosimo Rosselli, di realizzare la decorazione delle pareti della Cappella Sistina appena terminata.
Botticelli ha l'incarico di affrescare tre storie della Bibbia: la "Giovinezza di Mosè", la "Punizione di Korah, Dathan e Abiron" e la "Tentazione di Gesù Cristo".
Per fare questi lavori Botticelli si ferma a Roma un anno, alla fine del quale torna a Firenze alla Corte dei Medici.

A Firenze, Botticelli, che non ha ancora quarant'anni, è nel pieno della sua maturazione artistica e dipinge alacremente splendide opere religiose, quali la "Madonna del Magnificat", la "Storia di Nastagio degli Onesti", la "Madonna della Melagrana", la "Madonna Bardi" e le due pale di San Barnaba e di San Marco, di grandi dimensioni.
Nel 1485 nasce un altro incredibile capolavoro: la "Nascita di Venere" ma Firenze ed i fiorentini stanno affrontando un buio periodo storico, nel 1492 muore Lorenzo il Magnifico, il frate Girolamo Savonarola instaura una vera dittatura teocratica.
Il pensieroso ed introverso Botticelli viene profondamente turbato dalla predicazione del frate contro la corruzione dei costumi ed entra in una profonda crisi spirituale.
Seguendo i severi dettami del Savonarola, che tende ad abolire il lusso e ad imporre una vita più austera, Sandro Botticelli si dedica prevalentemente a dipinti allegorici, raffigurazioni sacre, con le solite Madonne con bambino, Pietà, Natività e Crocifissioni.
Il pittore, dopo essere stato per molti anni oberato da commissioni di ogni genere, tanto che molte sue opere venivano eseguite in gran parte dai suoi discepoli, vede il lavoro diminuire inesorabilmente.
Il suo stile pittorico, risulta superato dallo stile dei nuovi pittori che tengono conto anche della Prospettiva, comeMichelangelo, Leonardo, Raffaello e muore completamente dimenticato nel maggio del 1510. 

Volto 86

ispirato a Ortolano - Giovanni Battista Benvenuti

dipinto: crocifissione con vergine e santi giovanni battista -maddalena-giovanni evangelista-agostino

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

  

 Giovanni Battista Benvenuti, detto l'Ortolano (Ferrara, 1480 circa – 1525), è stato un pittore italiano. Con Dosso Dossi, il Garofalo e Ludovico Mazzolino, compone la spina dorsale della scuola ferrarese del XVI secolo. Col Garofalo fu a lungo confuso.
Deve il soprannome al mestiere del padre, curatore di orti (cioè di giardini), e non fruttivendolo come si potrebbe intendere secondo l'uso corrente. Scarse sono le notizie biografiche certe: il suo nome si trova in atti notarili del 1520 e del 1524, nessuno dei quali sia legato alla sua attività pittorica. In un elenco dei dipinti della cappella della duchessa di Ferrara del 1586 è altresì citata una sua opera, "una madonna de l'Ortelano".

Dovette formarsi tra Ferrara e Bologna, sulle opere di Raffaello, del Bagnacavallo senior di Boccaccio Boccaccino e di Dosso. Il suo capolavoro è la Pala dei tre Santi nella National Gallery di Londra, dove spicca la sua tipica ruvidezza ed energia. Altre opere notevoli il Presepio del Louvre e quello della Galleria Doria (Roma), la Circoncisione e santi di Casa Patrizi (Roma), la lunetta della Pietà di Ferrara (Pinacoteca), il Cristo morto e Nicodemo della collezione Kress (New York); in tutte queste opere grande rilievo iconografico e spaziale hanno le mani delle figure rappresentate. 

Volto 87

ispirato a Robert Campin

dipinto "Salvator Mundi"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 


Denominato Maestro di Flemalle, Robert Campin (1378-1444) - Francia / Belgio, status di primitivo fiammingo, segna il passaggio ad un realismo pittorico che stigmatizza una identità umana, non più ideale, delle figure ritratte.

Memore di un imprinting di stampo mosano-renano e influenzato da un respiro tardo-gotico di registro internazionale, Campin sostiene uno stile lineare nei tratti, definiti e rimarcati, un colorismo accentuato e un impianto compositivo maturo nella profondità e nella fuga prospettica. Un “Rinascimento nordico”, acre nell’elemento ornamentale, che restituisce verità e “verismo” alle scene rappresentate, con l’imprescindibile “particularismo” fiammingo che, con dovizia di dettagli, descrive gli eventi raffigurati. Un elenco narrativo che mai esula dal perfezionismo, in cui viene inserita una poetica naturalista, fin al momento solo accennata dagli altri artisti.

L’elemento della spontaneità nella ritrattistica crea una raffigurazione più confidenziale ove la postura riecheggia quella classica, ma allo stesso tempo la sdogana, dirigendosi verso un modus più naturale. L’elemento psicologico e introspettivo dona ai personaggi un’aura meno ideale. A suffragio di ciò anche l’ambientazione rispetta questa concezione, difatti l’elemento divino viene decontestualizzato e spesso inserito in habitat quotidiani. Ad esempio le Madonne dipinte in interni domestici, case del Nord, vengono esasperate nei dettagli per conferire una maggiore credibilità alla scena e per inserirla in una dialettica col reale. Ne è un esempio l’opera della Madonna del parafuoco (1430).

La vicenda descritta ha al centro la figura della vergine con il bimbo in grembo, al quale porge il seno, e l’ambiente è quello tipico di una dimora nordica, dal pavimento ai mobili intarsiati di legno, dettagliatamente rappresentati sin alle finiture. La nitidezza dell’immagine femminile dai contorni netti che le conferiscono plasticità, fino alle pieghe scultoree del vestito. Un’aura di familiarità e di verità assecondata dai particolari riproposti nella loro integrità e specificità.

La foggia dell’abito non è di fattezze leggere, ma è rispondente alle consuetudini dei costumi nordici nella pesantezza della stoffa. Elemento che suffraga l’intento innovativo realistico di Campin. La prospettiva risulta distorta nel pavimento a quadri. Infine il registro tonale tenue e la dialettica del contrasto collimano con la narrativa di stampo naturalistico dell’opera

Volto 88

ispirato a Hans Memling

dipinto "Cristo dà la sua benedizione"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023

 

 Memling Hans, pittore tedesco di formazione fiammingo, ha dato lustro a Bruges nel periodo del suo declino politico e commerciale, con la sua arte.
Gli annali della città nulla dicono per quanto riguarda la nascita e l'educazione del pittore il cui nome è stato erroneamente falsato da diversi autori e la cui identità è stata perduta sotto le denominazioni diverse di Hans e Hausse, o Hemling, Memling, e Memlinc.
Sembra che sia nato a Seligenstadt in Germania, intorno al 1435, ma probabilmente ha svolto il suo apprendistato a Magonza o a Colonia e, solo successivamente ha lavorato a Bruxelles con uno del primi Maestri della scuola Fiamminga, il pittore Rogier van der Weyden.
Da molti indizi sembra che Hans Memling, prima di stabilirsi a Bruges, verso il 1467, fosse già un artista esperto e avesse imparato ad usare la tela al posto della tavola di legno per dipingere.
Nel 1477, i documenti testimoniano di un contratto per fornire una Pala d'Altare destinata alla cappella dei librai di Bruges, ora conservata come "Maria dai sette dolori" nel Museo di Torino.
Un'altra bella creazione è il "Giudizio Universale" oggi conservato nella cattedrale di Danzica, ma destinato, nel 1479 (forse) all'ospedale di San Giovanni di Bruges.
Memling, per gli Ospitalieri di San Giovanni dipinse molti quadri, anche prima del 1479.
Dopo la morte del suo maestro Rogier van der Weyden avvenuta nel 1464, Hans Memling continua a dipingere opere d'arte sacra nel rispetto delle tradizioni pittoriche fiamminghe, limitandosi ad addolcire le espressioni dei personaggi ritratti.
I pittori fiamminghi dell'epoca erano abituati a considerare la creazione di una pala d'altare, un lavoro artigianale, da fare a più mani, dove ogni pittore si occupava delle parti che gli venivano meglio: c'era chi faceva solo i fiori, chi faceva i visi, chi lo sfondo.
Per questo motivo molte opere, forse dipinte da Hans Memling, sono state attribuite al suo maestro o ad altri collaboratori.
Gli inventari di Margherita d'Austria, redatti nel 1524, alludono a un trittico "Dio della Pietà" dipinto da Rogier van der Weyden, i cui pannelli laterali, raffiguranti degli angeli erano di "Maestro Hans." 
Dello stile di Hans Memling va sottolineato la delicatezza nel finire le sue figure, completate con molti dettagli.
Negli ultimi anni di vita del pittore, i lavori commissionatigli vengono eseguiti in gran parte dai suoi apprendisti, mentre lui si riserva di preparare i disegni delle composizioni e di dare i colpi finali di pennello.
Maestro Hans morì a Bruges il 11 agosto 1494, lasciandosi alle spalle un grosso patrimonio, diversi figli e vari discepoli.

Volto 89

ispirato a Pieter Paul Rubens

dipinto ""Ecce Homo" corona di spine"

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 - 2016/2023
 

Rubens, Pieter Paul, oltre a essere il più importante pittore fiammingo del Seicento, Pieter Paul Rubens è stato uno degli artisti più affermati in tutta Europa grazie alla cultura raffinata, allo stile fastoso e inconfondibile delle sue opere e anche a un’intensa attività diplomatica svolta presso le principali corti europee.

La fama di Pieter Paul Rubens è legata a opere religiose, allegoriche e mitologiche piene di figure in movimento inserite in scene gioiose o solenni. Le sue composizioni rivelano ancora un equilibrio classico, sull’esempio di Veronese, ma la gestualità animata e teatrale delle figure è già barocca. Con grande sensibilità scenografica Rubens rielabora le suggestioni rinascimentali e inserisce figure dipinte con colori caldi e sfumati ispirati a Tiziano in scene dove il contrasto di luce e ombre ricorda Caravaggio e Tintoretto.

Nato nel 1577 in Germania da una famiglia fiamminga in esilio, Rubens è uno dei pochi artisti a ottenere in vita fama e ricchezza. Viaggia molto ma tiene la sua residenza e la sua bottega ad Anversa, dove muore nel 1640. La sua incessante produzione pittorica è resa possibile da questa bottega, che sviluppa i bozzetti o completa le opere del maestro: il successo della bottega è tale che nel 1611 Rubens è costretto a respingere un centinaio di allievi!

Affascinato dalla cultura classica, Rubens nel 1600 parte per l’Italia e vi rimane fino al 1608 come pittore di corte del duca Vincenzo Gonzaga. Durante questo soggiorno viaggia per tutta la penisola, visita le rovine romane, copia e studia le opere dei maestri rinascimentali. Al Correggio si ispira quando dipinge l’Adorazione dei pastori per la chiesa di S. Filippo Neri di Fermo, per la stessa congregazione degli oratoriani per cui a Roma dipinge la Madonna della Vallicella.

Ammira, però, soprattutto Caravaggio, del quale è tra i primi a comprendere il valore artistico e l’intensità drammatica della luce; si deve proprio ai suoi consigli se il duca Gonzaga acquista La morte della Vergine, l’opera di Caravaggio rifiutata dai committenti.

Rubens è colto, legge classici latini e greci, colleziona opere antiche, scrive un trattato sulla scultura e persino un libro sui palazzi di Genova. Per la sua raffinata educazione e per la sua abilità organizzativa, diverse famiglie nobili lo scelgono come diplomatico. Per loro conto Rubens soggiorna in Spagna, dove incontra il pittore Velázquez e il re Filippo IV, che gli commissiona dipinti tratti dalle Metamorfosi di Ovidio.

Ad Anversa è il pittore degli arciduchi Alberto e Isabella, che a lui si rivolgono sia per dipingere opere celebrative sia per viaggi diplomatici a Londra, Parigi e Madrid. Questi viaggi gli hanno permesso di ricevere incarichi d’arte ma anche di partecipare a trattative delicate come il trattato di pace tra Spagna e Inghilterra, un successo grazie al quale riceve il titolo di cavaliere e la commessa prestigiosa di decorare per il re Carlo I la villa di Whitehall.

Per celebrare i suoi mecenati Rubens ritrae principi e duchi, dai Gonzaga ai Doria, e dipinge a volte allegorie complesse come le tele sulla Vita di Maria de’ Medici, regina di Francia. Nei ritratti femminili gli abiti sono sfarzosi e descritti con tale precisione che sembra di sentire la morbidezza delle stoffe, ogni dettaglio rivela il lusso e la ricchezza dei personaggi. Fra i ritratti maschili Rubens dipinge nobili a cavallo in pose che esaltano l’eroismo dei protagonisti e ricordano la lezione di Tiziano.

Tipico di Rubens è il suo modo di dipingere i corpi femminili molto formosi e sensuali, come rivelano le morbidissime rotondità delle Tre Grazie.

Modella d’eccezione per questa immagine di bellezza è spesso la seconda moglie Hélène Fourment, descritta dal governatore delle Fiandre come la donna più bella di Anversa. L’opera più celebre la ritrae mentre esce dal bagno avvolta in una pelliccia, con lo sguardo innocente e sensuale come fosse una Venere pudica, in una atmosfera di serena intimità domestica. 

Volto 90

ispirato a Fernando Yáñez de la Almedina 

dipinto:   - Cristo


 Fernando Yáñez de la Almedina (Almedina, 1475Almedina, 1537) è stato un pittore spagnolo, considerato uno dei maggiori introduttori del Rinascimento in Spagna. 

Le poche notizie esistenti che documentano l'esistenza dell'artista affermano che Fernando Yáñez, di possibili origini moriscos, nacque nel piccolo paese di Almedina, nell'attuale provincia di Ciudad Real, desumibilmente nell'ultimo quarto del XV secolo.

Dopo una prima tappa formativa a Valencia, Yáñez intraprese quasi sicuramente un viaggio in Italia allo scopo di documentarsi sulle novità artistiche della penisola; le circostanze del viaggio e le città da lui visitate sono tuttavia incerte ed in parte ipotizzabili, poiché poco documentate. Il suo stile è però evidentemente influenzato dalle opere di Perugino, di Raffaello e di Leonardo da Vinci, da cui Yáñez ha attinto la tecnica dello sfumato e la raffigurazione quasi enigmatica dei volti. Al termine di questa prima esperienza, durante un suo ipotetico soggiorno a Venezia, il pittore ereditò l'utilizzo dei colori freddi tipici del Giorgione e della sua scuola. 
 Fin dal 1960 Franco Russoli attribuì i Momenti della vita di San Girolamo della Pinacoteca di Brera (inv. 2.269) all'artista Fernando Yañez e tale assegnazione è stata confermata anche nella grande mostra alla Casa Buonarroti del 1998. Nella scheda della mostra riguardante questa stessa opera viene altresì citato il Catalogo della Pinacoteca di Brera, dove la Tavola è però attribuita a un «pittore dell'Italia settentrionale della fine del secolo XV»  col titolo di Santi eremiti, quando, è scritto nel Catalogo della Casa Buonarroti, «l'iconografia del quadro non rappresenta i Santi Eremiti, bensì San Girolamo in momenti e atteggiamenti diversi».

Un documento risalente al 1505 afferma che nel gruppo degli artisti che assistettero Leonardo nella realizzazione della Battaglia di Anghiari a Palazzo Vecchio vi era un «Ferrando Spagnolo, pittore», identificato, a seconda dai critici, nello stesso Yáñez o, più probabilmente, nel suo contemporaneo Fernando de los Llanos.

Le prime documentazioni spagnole che menzionano Yáñez risalgono al 1506 e lo ricordano a Valencia dove, insieme al pittore Llanos, dipinse per la cattedrale cittadina il retablo dei Santi Cosma e Damiano, scomparso nel 1936. Nel 1507, l'artista firma insieme al collega il contratto per la realizzazione di dodici tavole raffiguranti episodi della vita della Vergine, da collocare presso l'altare maggiore della cattedrale. A partire da quest'anno fino al 1510, riscuote una lunga serie di pagamenti da parte della comunità religiosa valenciana.

Il retablo della Cattedrale, di gusto leonardesco, eseguito dai due artisti in poco meno di un anno, costituisce una delle più rappresentative opere rinascimentali spagnole: attualmente, la critica è divisa sull'attribuzione del Riposo durante la fuga in Egitto, anticamente ritenuta opera di Yáñez; solo in tempi moderni il dipinto è stato assegnato a Llanos. I due artisti, di stile molto simile, sono stati spesso confusi tra loro poiché entrambi soliti firmarsi con i nomi «Hernando» o «Fernando».

Tra il 1512 e il 1514, Yáñez era al lavoro sulla decorazione degli organi della Cattedrale. Nel 1515, lavorò a Barcellona, dove lasciò opere non meglio specificate. Ritornato a Valencia, Yáñez l'abbandonò nuovamente poco prima del 1520, per dirigersi, insieme a Llanos, dapprima a Murcia e poi a Cuenca. L'ultimo documento che menziona l'artista risale al 1531 e afferma che, residente a Cuenca, era al lavoro su alcuni retabli. Probabilmente cinque anni dopo, Yáñez si spense a Valencia, città simbolo della sua carriera. 

Volto 91

ispirato a Anonimo

dipinto:   - Cristo




Volto 92

ispirato a Joos van Cleve 

dipinto:   - Cristo

 Joos (o Joost) van Cleve (van Beke) (Kleve, 1485Anversa, 1540) è stato un pittore fiammingo. Fu tra i principali artefici della scuola di Anversa, che grazie ai suoi numerosi viaggi arricchì di stilemi eclettici, derivati da molti modelli figurativi dell'arte europea[1]. Attivo principalmente negli anni 1515-1530, è conosciuto principalmente per i suoi ritratti ed i suoi dipinti a carattere religioso.

La sua attività traghettò definitivamente l'arte fiamminga dai "primitivi" al manierismo internazionale.
Dal 1511 l'artista risulta iscritto alla congregazione dei pittori di Anversa, la sua città a cui fece costantemente capo anche durante i suoi viaggi che lo portarono a toccare diverse nazioni europee.

L'opera principale della sua prima attività è il Trittico della morte della Vergine (1515), oggi a Colonia. Nel 1520 circa si mise in viaggio, dirigendosi in particolare in Italia, dove visitò Genova e lasciò una pala per la chiesa di Santa Maria della Pace, oggi al Museo del Louvre. Visitò poi la Germania, la Francia (alla corte di Francesco I) e l'Inghilterra.

La sua cultura figurativa si arricchì così di numerose componenti, da Leonardo, dal quale riprese le fisionomie di molte Madonne, a Joachim Patinir, che gli ispirò gli orizzonti vastissimi dei paesaggi, fino a Dürer, dal quale riprese il gusto raffinato per i ritratti. Proprio nel ritratto, in particolare, compose alcune delle sue opere più conosciute, come quelli di Francesco I e di Eleonora d'Asburgo, databili al 1530 quando l'artista soggiornò a Fontainebleau

Volto 93

ispirato a Matthias  Grünewald 

dipinto:   - Derisione di Cristo

Mathis Gothart Nithart, meglio noto come Matthias Grünewald (Würzburg, 1480 circa – Halle, 31 agosto 1528), è uno dei più importanti e originali pittori tedeschi, noto per la drammaticità visionaria con cui ha trattato temi di carattere religioso.
Queste poche informazioni circa la sua identità riflettono l'isolamento e l'individualità della sua opera e l'oscurità in cui Grunewald Matthias cade dopo la sua morte.
Durante la sua vita non ha allievi (diversamente dalla maggior parte dei suoi contemporanei tedeschi), e non fa incisioni o xilografie.
Ha successo come pittore di corte, lavora per i due arcivescovi di Magonza, ma la sua reputazione non sopravvive a lungo, e nel 1597, quando l'imperatore Rodolfo II d' Asburgo cercherà di acquistare il suo più importante capolavoro, la "Pala di Isenheim", il suo nome non viene neanche ricordato.
La documentazione su  Grünewald  è scarsa e a volte confusa con quella di altri artisti, anche perché il nome "Master Mathis" è piuttosto comune all'epoca.
Trascorre gran parte della sua carriera in Aschaffenburg, una cittadina vicino a Francoforte.
Nel 1510 lavora per l'arcivescovo di Magonza, Uriel von Gemmingen, la cui residenza ufficiale è a Aschaffenburg.
Alla morte di Von Gemmingen nel 1514  Grünewald 

continua a lavorare anche per il suo successore Albrecht von Brandenburg anch'egli arcivescovo di Magdeburgo.
Oltre ad essere un pittore, Grunewald Matthias è anche ingegnere idraulico e supervisore di opere architettoniche.
Poco si sa della sua vita personale.
Durante la sua permanenza a Sandrart soffre di malinconia e conduce una vita ritirata. Si sposa a tarda età, ma non c'è alcuna conferma documentale del suo matrimonio, se non che aggiunge il cognome della moglie, Neithardt, al suo.
Il lavoro di Grunewald è in completo contrasto con quello di Durer.
Mentre Durer ha una curiosità senza limiti per il mondo visivo, Grünewald  concentrata esclusivamente la sua arte su temi religiosi, e in particolare sul tema della Crocifissione.

Nel 1510  Grünewald  riceve una commissione dal mercante di Francoforte, Jacob Heller, per aggiungere due ali alla pala dell' Assunzione della Vergine poi completata dallo stesso Albrecht Durer.
Intorno al 1515 completa il pannello centrale per la pala d'altare nella chiesa dell'ospedale dell'abbazia Anthonite a Isenheim, in Alsazia. L'ospedale di Isenheim cura in particolare le vittime della peste.
Grünewald accentua nella rappresentazione del Cristo i segni della sua agonia visibili su di un corpo orribilmente martoriato e lacerato, proprio per ricordare ai malati di peste che anche il Cristo ha sofferto prima di morire, rafforzando così la loro fede.

Nella Resurrezione, il Cristo mostra un corpo meno martoriato che nella Crocifissione proprio per affermare ai pazienti in ospedale la convinzione che si possono purificare dai loro peccati. La pala è caratterizzata da una forte intensità emotiva, con un uso del colore che diventa quasi incandescente. 

Grünewald  conosce bene le idee rinascimentali di prospettiva, ma spiritualmente appartiene al mondo tardo medievale.

Realizza altre Crocifissioni a Basilea, Karlsruhe e Washington, e diversi disegni.
La fine della carriera di  Günewald è segnata dal declino della sua fama.

Simpatizza con i protestanti, e dopo la guerra dei contadini si trasferisce a Francoforte dove vive in povertà adattandosi a fare lavori diversi, come vendere colori ad artisti o un balsamo curativo.
Nel 1527 Grunewald Matthias si convince che la sua vita è in pericolo e fugge ad Halle, dove muore di peste l'anno seguente, nel 1528.
Anche se la sua influenza si nota nei dipinti di contemporanei come Baldung Grien e Ratgeb, il suo lavoro ha cominciato a suscitare interesse solo con gli espressionisti nel XX secolo

Volto 94

ispirato a Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto 

dipinto: Ecce Homo

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

  

Jusepe de Ribera, conosciuto anche come José de Ribera, o col soprannome Spagnoletto (Xàtiva, 17 febbraio 1591Napoli, 2 settembre 1652), è stato un pittore spagnolo, attivo principalmente a Napoli e più in generale per la corte di Spagna.

Fu uno dei massimi protagonisti della pittura napoletana ed europea del XVII secolo nonché uno dei più rilevanti pittori seguaci del filone del caravaggismo napoletano, da cui generò una peculiare corrente pittorica, il tenebrismo, che si caratterizzava da una esasperata rappresentazione della realtà, violenta e brutale, accentuata da particolari epidermici, anatomici e psichici nei personaggi raffigurati.

Il suo stile, che nel tempo si evolve influenzato dal classicismo neoveneto, fu modello e punto di riferimento per i pittori partenopei coevi e di generazioni successive, segnando in maniera indelebile tutta la pittura napoletana del Seicento

Volto 95

ispirato a Francisco de Zurbaran

dipinto: volto di Cristo

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

  

Il pittore barocco spagnolo, Francisco de Zurbaran nasce nel 1598 a Fuente de Cantos, in Spagna.
L'artista è particolarmente noto per i suoi soggetti religiosi e il suo lavoro è caratterizzato da un naturalismo tipico caravaggesco e dal tenebrismo, stile in cui sono raffigurate forme molto più in ombra in netto contrasto con altre drammaticamente illuminate.
Dal 1614-1616 De Zurbarà¡n è apprendista di Pedro Dà­az de Villanueva a Siviglia dove trascorre la maggior parte della sua vita.
Del 1618 la sua opera "Immacolata Concezione", che esprime un grande stile naturalistico tipico anche del suo contemporaneo amico Diego Velazquez.
Dal 1617 al 1628 vive a Llerena, vicino alla sua città natale, poi torna e si stabilisce a Siviglia, dove conosce le prime opere di Velazquez e di José de Ribera.
Nel 1617 Francisco de Zurbarà¡n si sposa con Maria Paez, di nove anni più anziana.
Nel 1618 nasce il loro primo figlio Marà­a, battezzato a Llerena, e nel 1623 la figlia Isabel Paula, ma sfortunatamente la moglie Maria Paez muore quello stesso anno o l'anno successivo.
Nel 1625 Francisco de Zurbarà¡n ha un secondo matrimonio con la ricca vedova Beatriz de Morales, figlia del patrizio di Llerena. Poco dopo l'artista inizia la sua carriera, accettando una commissione per la produzione di alcuni dipinti di grandi dimensioni per il Retablo di San Pedro, nella cattedrale di Siviglia e per i certosini di Santa Marà­a de las Cuevas.
Nel 1634 visita Madrid e dipinge una serie di "Fatiche di Ercole" e due scene della "Difesa di Cadice", nel Palazzo del Buon Ritiro e incontra il suo amico Diego Velasquez.
Dal 1630 al 1658 vive con la sua famiglia a Siviglia, nei pressi del Palazzo Reale, e viene nominato pittore di corte da Filippo IV.
Si dice che in occasione il re mise la mano sulla spalla del pittore dicendo: "Pittore del re, Re dei pittori".
Nel 1638 realizza la serie "L 'Adorazione dei Magi", per la Certosa di Jerez, a testimonianza del suo lavoro per il re.
Pur essendo pittore di corte però De Zurbaran rimane per tutta la vita un artista di provincia dedito soprattutto ad opere religiose, come quelle realizzate per gli ordini monastici di Siviglia.
Nel maggio 1639 la sua seconda moglie muore e il pittore ne rimane profondamente colpito. Le sue opere perdono qualità anche se aumentano le richieste, per la maggior parte realizzate dai suoi assistenti.
Nel 1644 si sposa per la terza volta una ricca vedova, Leonor de Tordera, ma la sua fama inizia a diminuire pesantemente.
Si sa poco della sua produzione dal 1640 in poi, oltre ad una pala d'altare a Zafra (1643-1644) e la realizzazione nel 1647 di un gran numero di dipinti destinati a Lima, Perù.
Dal 1650 in poi l'artista subisce una grande crisi finanziaria, in parte causata dalla perdita in guerra di navi che trasportano i pagamenti dai clienti del Sud America.
Questa crisi lo porta a trasferirsi nel 1658 a Madrid.
I contenuti e lo stile della sua pittura subiscono un cambiamento, probabilmente per l'influenza di Bartolomé Esteban Murillo.
Le commissioni sono sempre di meno, forse proprio a causa della crescente popolarità di Murillo, pertanto De Zurbaran si dedica negli ultimi anni della sua vita quasi esclusivamente ad opere per il mercato sud americano.
Muore in povertà e senza gloria, nel 1664 a Madrid. 

Volto 96

ispirato a Gerard Seghers 

dipinto: volto di Cristo

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

  

Gerard Seghers (o Segers) (Anversa, 1591Anversa, 18 marzo 1651) è stato un pittore fiammingo di ambito caravaggesco.
Fratello del pittore barocco specializzato in nature morte floreali, Daniel Seghers, Gerard nasce ad Anversa ed ivi diviene allievo di Abraham Janssens.

Come era usanza tra i pittori fiamminghi della sua generazione, attorno al 1613, ancora giovanissimo, decide di intraprendere un viaggio di formazione in Italia, ed arrivato a Roma, vi rimarrà sino al 1620.

È proprio durante questo soggiorno romano che viene a contatto con l'arte del Caravaggio ed in particolare con uno dei suoi primi e più importanti seguaci, Bartolomeo Manfredi, di cui subisce la diretta influenza[1]. Proprio riferendosi a Gerard Seghers, il pittore e scrittore Joachim von Sandrart, allievo di Gerrit van Honthorst a Utrecht, coniò l'espressione "genere alla Manfredi" ("Manfrediana Methodus"), intendendo l'utilizzo dei caratteristici contrasti di luci ed ombre.

Infatti Seghers, come molti altri pittori dell'epoca, espresse una pittura fortemente caratterizzata dall'uso di un'illuminazione drammatica e dal forte chiaroscuro. Uno dei suoi più noti dipinti di questo periodo è Giuditta con la testa di Oloferne, ora conservato alla Galleria Nazionale d'Arte Antica di Roma.

Lo stile caravaggesco continuò per molto tempo a caratterizzare il suo lavoro anche dopo il suo ritorno nelle Fiandre.

Negazione di San Pietro (1620), Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo

Solo dopo il 1630, la sua tavolozza diventò considerevolmente più vivace e luminosa, e l'artista attenuò gli effetti violenti del suo caravaggismo con forme più morbide e pacate. Tutto ciò sotto la probabile nuova influenza del pittore fiammingo in maggior voga all'epoca, Pieter Paul Rubens[1], novella tendenza che si può apprezzare in dipinti come L'adorazione dei Magi del 1630, nella Chiesa di Nostra Signora di Bruges

Volto 97

ispirato a Valentine de Boulogne

dipinto: volto di Cristo

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

  

 Valentin de Boulogne, noto anche con la grafia de Boullogne o come Le Valentin (Coulommiers, 3 gennaio 1591Roma, 19 agosto 1632), è stato un pittore francese, interprete del tenebrismo e considerato il più grande dei Caravaggeschi, secondo lo storico dell'arte Federico Zeri.
Nato nell'Ile de France a Coulommiers nel 1591 e proveniente da una famiglia di artisti italiani, dopo l'apprendistato in Francia, Valentin de Boulogne si trasferì nel 1612 a Roma dove fu attratto dalla pittura di stampo caravaggesco, allora dominante. Ne Le vite de' pittori, scultori et architetti dal pontificato di Gregorio XIII del 1572 in fino a' tempi di Papa Urbano Ottavo nel 1642 Giovanni Baglione scrive:

"Non si deve passar con silenzio la memoria di Valentino Francese, il quale andaua imitando lo stile di Michelagnolo da Caravaggio, dal naturale ritrahendo. Faceua quest'huomo le sue pitture con buona maniera, e ben colorite a olio, e tocche con fierezza: e i colori a oglio ben' impastava".

Anche Filippo Baldinucci nelle Notizie de' professori del disegno ci informa che "Valentino nativo di Birè non lungi da Parigi, imitò molto il Caravaggio, al quale fu similissimo nel genio di rappresentare nelle sue tele suoni, giuochi, zingane, e simili, e nel tempo di Urbano VIII dipinse per la vaticana basilica una delle minori tavole, che fu quella del martirio de' santi Processo e Martiniano".

Valentin de Boulogne, Il martirio dei Santi Processo e Martiniano, Roma

A Roma ottenne la protezione di illustri committenti quali i Barberini e grazie all'appoggio del cardinal nepote Francesco - nipote di Urbano VIII - egli ricevette l'incarico di lavorare accanto a nomi prestigiosi come Simon Vouet, suo presunto maestro, e Nicolas Poussin; per la basilica di San Pietro ha eseguito quella che è la sua commessa più prestigiosa, Il martirio dei Santi Processo e Martiniano (1629).

Francesco Barberini gli affidò nel 1626 l'incarico di dipingere la monumentale Allegoria di Roma, che oggi si trova a Roma all'Istituto finlandese, Villa Lante.

Frequentatore di taverne, dipinse molto spesso scene di osteria, concerti e scene di gioco, caratterizzate da un potente naturalismo di memoria caravaggesca. Insieme ad altri artisti, quali Nicolas Poussin, Alessandro Turchi e Giovanni Lanfranco fu implicato nello scandalo legato a Fabrizio Valguarnera e come tale fu chiamato a processo. Il Valguarnera era un medico che si macchiò di furto ed assassinio: rubò infatti un'ingente partita di diamanti e pietre preziose con le quali commissionò o saldò nel 1631 alcuni dipinti che aveva ordinato agli artisti suddetti. 

 

Volto 98

ispirato a Anonimo

dipinto: volto di Cristo

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023 

  

 

Volto 99

ispirato a Sebastiano del Piombo

dipinto: volto di Cristo

olio su cartoncino telato - cm. 25x35 -  2016/2023

Il pittore manierista Sebastiano Luciani, conosciuto come Sebastiano del Piombo, nasce a Venezia nel 1485.
La sua carriera di pittore inizia tardi, in quanto inizialmente Sebastiano è un suonatore di liuto.
Nelle sue opere sono evidenti le influenze avute durante la sua formazione che avviene, secondo il Vasari, da Giovanni Bellini e Giorgione, tanto che alcuni dipinti sono stati spesso confusi come appartenenti al Giorgione, ad esempio "Salomè" del 1510.
Nel 1511 Del Piombo si reca a Roma, dove il banchiere senese Agostino Chigi gli commissiona le decorazioni per la sua villa Farnesina, quindi si stabilisce definitivamente a Roma, dove si unisce al circolo di artisti raffaelliani.
Si distingue subito per la bravura nel realizzare ritratti.
Nel 1515 circa Sebastiano passa sotto l'influenza di Michelangelo Buonarroti con il quale inizia una collaborazione artistica.
Durante il suo lavoro a Roma Sebastiano Del Piombo unisce i colori caldi tipici della scuola veneziana con la chiarezza del disegno anatomico michelangiolesco.
l suo stile diventa la più valida alternativa a quello di Raffaello e la competizione con l'Urbinate si fa esplicita: alla fine del 1516 il cardinale Giulio de' Medici commissiona due pale d'altare per la sua sede vescovile di Narbonne, una a Raffaello, che esegue la "Trasfigurazione" e l'altra a Sebastiano, che conclude poi nel 1519 "La resurrezione di Lazzaro".
Basandosi proprio su disegni e cartoni di Michelangelo realizza nel 1517 quella che sarà la sua opera migliore: la "Pietà " suscitando grande stima in Michelangelo stesso.
Dal 1520-1530, dopo la morte di Raffaello nel 1520, Sebastiano è il più noto e ricercato pittore ritrattista a Roma.
Nel 1526 dipinge i suoi migliori ritratti, quello di "Andrea Doria" e di "Clemente VII".
Nel 1531 Papa Clemente VII gli conferisce il posto, ben remunerato, di custode del sigillo papale, chiamato appunto piombino, da qui il suo soprannome Del Piombo. 

 Durante gli ultimi 17 anni della sua vita la produzione dell'artista si riduce notevolmente, proprio per l'agiatezza economica raggiunta.
Entra in un forte disaccordo con Michelangelo per il Giudizio Universale. Sebastiano incoraggia il Papa a insistere con il Buonarroti di realizzare questa opera ad olio. Michelangelo risponde a Sua Santità che l'olio è adatto solo per le donne e per i pigri come Sebastiano
Da qui si inasprisce il rapporto fra i due pittori e questa freddezza durerà fino alla morte.
Sebastiano muore a Roma nel 1547.
Il rito funebre del pittore avviene secondo le sue volontà senza alcuna cerimonia e lascia i suoi averi ai poveri.
E' sepolto nella chiesa di Santa Maria del Popolo.