NordArt 2023
3 giugno – 8 ottobre 2023
Vorwerksallee 3
24782 Büdelsdorf, Germania
Tel.: +49 (0) 4331 354 695
[email protected]
https://www.nordart.de/
100 Volti di Cristo
- 100 faces of Christ -
100 Volti di Cristo
- 100 faces of Christ -
installazione di 8,5 X 3 metri - installation of 8,5 X 3 meters
composta
99 tavolette telate dipinte ad olio di dimensioni cm. 25x35
1 dipinto ad olio su cartoncino telato di dimensione cm. 70x100
1 dipinto ad olio su tela di dimensione 50x70
composed
99 canvas tablets painted in oil of dimensions cm. 25x35
1 oil painting on canvas cardboard measuring cm. 70x100
- 1 oil painting on canvas measuring 50x70
L'installazione è composta da circa 100 ritratti ad olio di Cristo, ispirati ai più grandi artisti dal Medioevo al Rinascimento. Queste meticolose interpretazioni di vecchi capolavori sono eseguite nel formato dell''iperrealismo pittorico' che rende la 'somiglianza' alterata e apparentemente artificiale. Lo scopo è quello di incantare i visitatori, non tanto per le immagini di Cristo ma per l'evocativa agitazione che esse suscitano. Le caratteristiche di Cristo condividono somiglianze ma non sono le stesse. Grandi artisti, come Bouts, Murillo, Reni, Rubens, Campin, Tiziano, Caravaggio, Leonardo, Cranach, Memling, Mantegna e Durer, solo per citarne alcuni, ci comunicano il loro mondo, la percezione e il modo di incontrare Dio attraverso l'arte. Nella nostra epoca materialista, l'installazione vuole riscoprire la dignità di un'immagine come testimonianza, documento della presenza storica di Gesù come uomo e dell'uomo come immagine di Dio. Con questo lavoro ho cercato di trasmettere vari messaggi, sia religiosi che laici, sull'immagine di Cristo come realtà viva.
L'installazione è composta da circa 100 ritratti ad olio di Cristo, ispirati ai più grandi artisti dal Medioevo al Rinascimento. Queste meticolose interpretazioni di vecchi capolavori sono eseguite nel formato dell''iperrealismo pittorico' che rende la 'somiglianza' alterata e apparentemente artificiale. Lo scopo è quello di incantare i visitatori, non tanto per le immagini di Cristo ma per l'evocativa agitazione che esse suscitano. Le caratteristiche di Cristo condividono somiglianze ma non sono le stesse. Grandi artisti, come Bouts, Murillo, Reni, Rubens, Campin, Tiziano, Caravaggio, Leonardo, Cranach, Memling, Mantegna e Durer, solo per citarne alcuni, ci comunicano il loro mondo, la percezione e il modo di incontrare Dio attraverso l'arte. Nella nostra epoca materialista, l'installazione vuole riscoprire la dignità di un'immagine come testimonianza, documento della presenza storica di Gesù come uomo e dell'uomo come immagine di Dio. Con questo lavoro ho cercato di trasmettere vari messaggi, sia religiosi che laici, sull'immagine di Cristo come realtà viva.
Die Installation setzt sich aus rund 100 Porträts von Christus zusammen, ausgeführt in Ölfarbe und inspiriert von den größten Künstlern des Mittelalters bis zur Renaissance. In diesen akribischen Interpretationen alter Meisterwerke im Genre des "bildlichen Hyperrealismus" erscheint das "Abbild" verändert und künstlich. Betrachter:innen sollen weniger durch die Christusbilder in den Bann gezogen werden, als vielmehr durch die suggestive Erregung, die sie hervorrufen. Die Gesichtszüge Christi ähneln sich, sind aber nicht gleich. Große Künstler wie Bouts, Murillo, Reni, Rubens, Campin, Tizian, Caravaggio, Leonardo, Cranach, Memling, Mantegna und Dürer, um nur einige zu nennen, vermitteln uns mit Hilfe der Kunst ihre Welt, ihre Wahrnehmung und wie sie Gott begegnen. In unserem materialistischen Zeitalter zielt die Installation darauf ab, die Würde eines Bildes als Zeugnis, als Dokument der historischen Präsenz Jesu als Mensch und des Menschen als Ebenbild Gottes wiederzuentdecken. Das Werk stellt den Versuch dar, verschiedene Botschaften, sowohl religiöser als auch weltlicher Art, über das Bild Christi als lebendige Realität zu vermitteln.
The installation is made of around 100 oil portraits of Christ, inspired by the greatest artists from the Middle Ages to the Renaissance. These meticulous interpretations of old masterpieces are carried out in the format of 'pictorial hyperrealism' that makes the 'likeness' altered and seemingly artificial. The aim is to hold the visitors spellbound, not so much by the images of Christ but by the evocative agitation that they elicit. Christ's features share similarities but are not the same. Great artists, such as Bouts, Murillo, Reni, Rubens, Campin, Titian, Caravaggio, Leonardo, Cranach, Memling, Mantegna and Durer, to name but a few, communicate to us their world, perception and way of encountering God through art. In our materialistic age, the installation is about rediscovering the dignity of an image as a testimony, a document of the historical presence of Jesus as a man, and man as an image of God. With this work, I have tried to pass on various messages, both religious and secular, about the image of Christ as a living reality.
https://50voltidicristo.jimdosite.com
https://luciogrecoritratti.jimdofree.com
Rivista mensile BeneEssere - marzo 2023
Rivista mensile BeneEssere - marzo 2023
Il mistero del volto di Gesù Cristo
“Un progetto artistico che si compone di circa 100 dipinti a olio delle immagini del Messia, rielaborate mediante una sorta di iperrealismo pittorico che incanta”
Lucio Greco. Pittore di origine napoletana che vive a Bologna, da alcuni anni indaga le raffigurazioni del volto di Cristo create dai maggiori geni della storia dell’arte che furono attivi nel periodo compreso fra il medioevo e il rinascimento. Tanti volti e solo un volti che l’artista riproduce “come in uno specchio”, per usare una espressione di san Paolo. A comporre questa meravigliosa galleria sono chiamati “maestri del colore” come Antonello da Messina, beato Angelico, Bellini, Botticelli, Caravaggio, Durer, Guercino, Leonardo, Mantegna, Perugino, Raffaello, Reni, Rubens, Tiziano, Velàzquez, per fare qualche nome…
La genialità e la fantasia di Greco hanno realizzato una magnifica e sorprendente opera pittorica, anzi un vero e proprio progetto artistico che si compone di circa 100 dipinti a olio dei volti di Cristo, rielaborati mediante una sorta di iperrealismo pittorico.
Questa “invenzione” è montata su una gigantesca installazione parietale che mette uno accanto all’altro, estrapolandolo dal suo contesto originario, il suo volto, rappresentato secondo le iconografie più celebri e tradizionali, quali l’Ecce Homo, il Salvator Mundi, il Christus benedicens e il Christus coronatus spinis. Lo schema dei volti è interrotto da due dipinti più grandi, che nascono direttamente dalla mente del pittore bolognese. Il primo è costituito solo da una velatura bianca, è il mistero che circonda il volto di Cristo, che non si può rappresentare fino in fondo. Il secondo invece allude alla creazione, dove Cristo porta tra le braccia l’uomo-bambino con le sue fragilità.
Lucio Greco è un fotografo antico che, senza pellicola, scatta tante fototessere in bianco e nero del Salvatore. ‘io uso solamente tre colori: bianco, nero e terra d’ombra bruciata’, ha dichiarato l’artista, ‘per ottenere una parvenza fotografica. I colori li produco io, non sono in vendita’. Ha adottato la tecnica della “pittura a macchia”. L’insieme delle macchie fa si che, guardando a distanza, l’osservatore veda l’immagine ben definita. Se invece si avvicina al soggetto, vedrà solo una macchia indistinta.
Dio fatto uomo
La novità di quest’0pera artistica è dirompente. E’ una pagina di vangelo che spinge a meditare in silenzio il mistero dell’umanità del Dio fatto uomo, a contemplare la bellezza e la fragilità, a riconoscere in lui il fratello che ha condiviso la nostra esistenza. Nella infinita varietà dei volti, ogni spettatore può trovare il “suo” Cristo, quello che gli è più vicino, quello che ha sempre immaginato che fosse, quello che può mettere nell’album familiare di famiglia. Questi sguardi, a loro volta, fissano gli astanti e reclamano accoglienza, compassione e partecipazione emotiva. Questo Gesù non lascia indifferente nessuno, nemmeno chi sbadatamente gli passa davanti. Da Palermo a Bologna A Bassano del Grappa, in ogni città italiana do ve è stata esposta, la rassegna ha riscosso un clamoroso successo. Gente comune ma anche innamorati e intenditori dell’arte hanno subito il fascino che emana dalla “divina manifestazione” del Sacro Volto.
Ma la meditazione più coinvolgente è quella che si trasforma in ascolto e preghiera davanti al volto di Cristo, coronato di spine, il tema più ricorrente scelto da Lucio Greco. L’immagine apre uno squarcio sul dramma della Passione e della morte del Redentore, di cui ogni anno la cristianità fa memoria nel tempo della Quaresima e della Settimana Santa. I giorni più opportuni per sostare iuxta crucem, come dice lo Stabat Mater di Jacopone da Todi, accanto alla croce come suggerisce l’incantevole opera pittorica, moderna e antica nello stesso tempo. Una sosta che presto, però, sarà sbaragliata dalla luce della Resurrezione.
La faccia del Maestro
‘Mostraci il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi’, così prega la Chiesa. Da sempre la spiritualità, l’ascetica e la teologia cristiane si sono affannate a immaginare, descrivere e raccontare quale fosse il vero volto, la fisionomia umana di Cristo. Tra i suoi apostoli – pescatori, esattori delle tasse, forse uno zelota, forse un ladro – non c’erano né pittori né scultori che potessero trasmettere ritratti o riproduzioni “dal vero” della faccia del Maestro. Del resto, da buoni ebrei osservanti della Legga, non avrebbero potuto nemmeno pensarlo. Per loro valeva il divieto di riprodurre immagini con finalità religiose. Sia l’aspetto fisico nel suo insieme sia i lineamenti del volto di Cristo non erano mai stati oggetto della loro predicazione. Perciò i vangeli, che furono scritti dai discepoli-scrittori della prima generazione cristiana, non ne conservano nessuna traccia. Non Biografia, ma libro della fede. Non effigie umana, ma immagine del Figlio di Dio. La fede cristiana si diffondeva senza che i credenti fossero preoccupati di conoscere com’era fatto il Salvatore. E fu così per molti e molti anni.
Bisogna aspettare il III secolo – almeno così pensano storici e archeologi – perché apparissero le prime immagini di Gesù di Nazareth. E comunque queste rappresentazioni non erano realistiche, proprio perché mancavano di un modello certo cui far riferimento, come poteva essere un ritratto. Esse sono già teologizzate, benché ispirate all’iconografia pagana dell’epoca. La raffigurazione tradizionale del filosofo diventa immagine di Gesù Maestro che insegna. La pittura murale di una normale scena di carattere naturalistico diventa l’ambiente in cui Gesù Buon Pastore porta sulle spalle la sua pecorella smarrita.
Ogni immagine è creata per trasmettere una verità e condurre il credente verso una fede più profonda.
Nell’arte paleocristiana spesso Cristo è giovane. Anche questa scelta stilistica trasmette la verità dell’intramontabile bellezza di Cristo e dell’eterna giovinezza dell’annuncio cristiano.
La diffusione delle immagini crebbe con l’espandersi della fede nel mondo romano e con l’ascesa dei cristiani verso le classi sociali più elevate. Si affermano altre forme di rappresentazione. Il volto del predicatore di Nazareth diventa il Signore del cielo e della terra e somiglia sempre di più a quello ieratico dell’Imperatore. L’arte bizantina scopre l’oro dei mosaici per esprimere la divinità. Le icone disegnano mille volti di Cristo, incensati e venerati nelle chiese e nei monasteri del vasto impero.
Ora, l’opera di Greco aggiunge un nuovo prezioso tassello.
di Roberto Di Diodato
100 Volti di Cristo
installazione
di 7 X 2,5 metri
composta
87 tavolette telate dipinte ad olio di dimensioni cm. 25x35
1 dipinto ad olio su cartoncino telato di dimensione cm. 70x100
1 dipinto ad olio su tela di dimensione 50x70
L’arte sacra ci salverà?
Nell’epoca in cui si registrano radicali cambiamenti che modificano e modificheranno ancor di più la cultura e il modus interpretandi dell’uomo contemporaneo, riflettere e ricercare sui messaggi storici e tradizionali della presenza di Gesù e della filosofia cristiana, può essere di indubbio interesse e di profonde indagini esistenziali.
La preziosa installazione dell’artista Lucio Greco che si compone di circa 100 volti di Cristo ricavati dai maggiori artisti che vissero fra il Medioevo ed il Rinascimento, tutti dipinti ad olio, e che sono una meticolosa rielaborazione realizzata con una particolare tecnica definita “iperrealismo pittorico”, rende attuale questa “immagine”, apparentemente, lontana dalla nostra quotidianità.
E’ una dialogante quadreria con l’osservatore, il visitatore, sia esso consapevole che sprovveduto.
E forse qui sta il focus di questa singolare produzione artistica: rendere tutti i visitatori consapevoli e renderli affascinati, quasi storditi non tanto delle immagini sapientemente elaborate, quanto della agitazione evocativa che esse sollecitano. I volti di Cristo sembrano uguali, ma non lo sono. I grandi artisti da Antonello da Messina a bellini, Botticelli Reni, Rubens, Tiziano, Perugino Leonardo, Guercino e Mantegna ( solo per citarne alcuni ) ci comunicano un loro mondo, una loro sensibilità, un loro modo di credere attraverso l’immagine. Questo è il lodevole merito dell’artista Lucio Greco: riscoprire nel materialismo della nostra epoca la dignità dell’immagine come testimonianza, documento della presenza storica di Gesù come uomo e dell’uomo come sua immagine, come realtà vivente che continua quella indelebile identità spirituale che Gesù ci ha lasciato per non renderci semplici passeggeri su questa terra. Lucio Greco ha cercato di mettere insieme più messaggi: da quello religioso a quello laico ( del ricercatore ), dalla crisi attuale della dignità dell’uomo, dalla sua fragilità al suo smarrimento esistenziale -culturale, dalla conclamata perdita dei valori e delle certezze ideologiche alla redenzione, al ritrovare una nuova sorgente di vita.
I suoi interrogativi sono rappresentati dai suoi autoritratti, da un giovane dal volto indefinito che fanno parte di questa quadreria dove il Cristo morente è fonte di vita, della sua continuità, della sua resurrezione. I tre elementi dissonanti hanno questa funzione : non disperdere il passato, non allontanarlo, ma recuperalo attraverso una nuova rilettura del messaggio cristiano dell’equilibrio tra storia e fede e ritornare a credere e capire diventando tutti “discepoli” di Cristo. Il Vangelo deve essere la nostra pagina viva e non l’astratta lettura dove la ritualità della parola ci rende completamente assenti ed indifferenti.
Il volto di Cristo è l’identità dell’uomo, è la visione, da cui “viso” (visum: “veduto, visto “ ) che ci permette di riconoscerlo.
L’artista Lucio Greco in questa sua problematica opera sollecita anche un’attenzione sul ruolo dell’artista cattolico e non: vuole che l’opera d’arte ritrovi e specifichi, in un rapporto biunivoco, la personalità dell’artista, come inventore, progettista di valori, di ideali, di credenze, di speranze, di testimonianze del tempo che nel suo scorrere ci rende uniti ed eterni.
Nel 2012 si svolse a Roma ( 9-11 febbraio ) un fondamentale Convegno dal titolo “Gesù nostro contemporaneo”. Il card. Ruini svolse un magistrale intervento di cui trascrivo poche righe e che sembra aggiungere ulteriori note di approfondimento:
“ […] Gesù in questa sua concretezza ( riferita alla sua vicenda storica ), come colui che è vivo oggi, vive con noi e per noi e può dirsi perciò contemporaneo nostro, come tutti gli uomini e le donne che verranno dopo di noi, non in senso sostanzialmente metaforico, per indicare la forza con cui è impresso nel nostro ricordo, o anche il nostro impegno a prendere esempio da lui e a conformare il nostro modo di vivere al suo, bensì in senso proprio e reale”.
Non solo la Bellezza potrà salvarci ( quale Bellezza ? ), ma l’arte sacra, l’inno dello spirituale, del saper entrare nell’invisibile, forse avrà la sua rivincita e l’artista dovrà contribuire più di ogni altra energia intellettuale che questo progetto di rinascita, avvenga.
Prof. Franchino Falsetti
Critico d’Arte – UCAI Bologna
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Oggi presentiamo Lucio Greco, artista napoletano che ha fatto di Bologna la sua nuova città. Definisce iperrealismo fotografico la propria pittura ad olio, perché i suoi dipinti sembrano scatti trasformati con l’uso di filtri e virati successivamente a seppia. La sua opera è una sorta di galleria, un grande quaderno di appunti visivi: immagini che hanno colpito la sensibilità dell’artista e vengono raccolte con principi standard nell’immaginario del pittore, memorizzate e poi ritrasferite alla realtà.
In questa serie di passaggi creativi il dato originale si trasforma, l’immagine si appiattisce e si scompone in campiture piatte, omogenee, appaiate, affiancate, contrastanti. Viene ridotta a toni e a livelli, questi a loro volta definiscono aree omogenee che, se ingrandite, perdono completamente di naturalismo. Rimpicciolite, invece, diventano facilmente leggibili e ci coinvolgono in uno stimolante gioco di rimandi alla nostra storia dell’arte.
- Partiamo dall’opera. Cosa rappresenta?
L’installazione dal titolo Cercate il mio Volto! è composta da 54 dipinti ispirati all’arte che va dall’Alto Medioevo al Rinascimento. Mi sono reso conto che il Cristo è stato tra i soggetti più raffigurati e dipinti in quel periodo storico. Da questo mio studio sugli artisti che nell’arco di quel periodo hanno provato a dargli un volto ho iniziato a riprodurre, logicamente a modo mio, quei volti di Cristo che mi sono sembrati più significativi.
- Rappresentare il volto del Salvatore è davvero una costante della nostra cultura?
L’uomo religioso, il Fedele, non ha mai smesso di cercare il Volto di Cristo. E lo ha fatto soprattutto nell’arte; infatti gli artisti sono stati dei formidabili cercatori ed io, fra i tanti, uno di loro. Questa è una sorta di storia iconica frutto della libertà, della fantasia e del genio.
- La sua arte, oltre a questo momento spirituale, su cosa è concentrata?
Non amo parlare di me come artista; preferisco che lo facciano gli altri o le mie opere. La mia artenon è altro che una ricerca e studio del bello, attraverso il corpo umano e il vivere dell’oggi. Le opere che ne scaturiscono passano attraverso il nudo, le forme della donna, la musica, la poesia, il cinema e la religiosità.
Lucio Greco medita sulla meditazione: indaga l’uomo attraverso le forme in cui l’uomo si è riconosciuto. In questa maniera distilla l’essenza di un pensiero e toglie ad ogni figura il transitorio, l’occasionale. Cristo torna ad essere uomo, così come la donna torna al proprio universo femminile.
Creare un’allegoria, caricarla e farne un simbolo, appartengono sia all’arte che alla comunicazione; svestirla del suo significato è la strada inversa, quella che Greco percorre ogni giorno. Quel che resta, espresso con una pittura per livelli di luce e macchie monocrome, è capace di sollecitare nell’osservatore ricordo e appartenenza, è ciò che rimane del nostro universo culturale. Una semplice traccia in cui riconoscerci, perché alla fine tutto è autorappresentazione.
- Come definirebbe la parola arte?
Un linguaggio che, attraverso l’uso di specifiche tecniche e creatività, dona emozioni.
Cosa pensa della Biennale?
Ritengo che BIAS sia una delle pochissime esposizioni dove l’essere umano è posto al centro di tutto, a prescindere dalla sua storia, dalla sua provenienza e dal suo credo; BIAS è un luogo di cultura dove la diversità è un valore. Mi sento onorato di partecipare a questo bellissimo progetto.
- BIAS a Palermo, ha un particolare significato per lei?
Palermo è un luogo di scambi millenari con un grande passato e una magia unica. È una città che ho amato sin da bambino, vi ho trascorso diverse vacanze con i genitori e mi è sempre piaciuta; nonostante la conosca ormai abbastanza bene, tutte le volte che ci ritorno mi emoziona. Sono veramente contento dopo una lunga carriera artistica di esporre qui.
Lucio Greco, l’arte di ritornare al reale.
Opera unica : Installazione di cm. 220x425
Titolo: "cercate il mio volto!"
composta da:
- Un dipinto ad olio su pannello – cm. 70x100 – “La creazione” – 2019;
- Un dipinto ad olio su tela – cm. 50x70 – “Apparizione”;
- 52 pannelli telati dipinti ad olio – dimensione per singolo pannello cm. 25x35
Museo Diocesano di Sarsina - FC 2019
Testo a cura del Prof. Marino Mengozzi, Direttore dell'Ufficio Diocesano di Arte Sacra e i Beni Culturali della Diocesi di Cesena - Sarsina
«cercate il mio volto!»
«”Cercate il mio volto!”. Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto!»: così implora il Salmista (Sal 27,8-9); «Cercate me e vivrete» (Am 5,4); «Davide cercò il volto del Signore» (2 Sam 21,1). Conoscere il volto di Dio… Qual è il Suo volto? Esiste forse un desiderio più grande? Esiste forse un quesito più radicalmente cristiano? È una domanda lecita ma ardua, difficile, impossibile, tanto che sant’Agostino ammonisce: «Si comprehendis, non est Deus», «se credi di aver capito, allora quello non è Dio». Del resto il Signore era stato chiaro con Mosè: «Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo» (Es 33,20). E Giovanni è perentorio: «Dio, nessuno lo ha mai visto» (Gv 1,18), «Nessuno mai ha visto Dio» (1 Gv 4,12); come anche Paolo: «nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo» (1 Tim 6,16), perché – precisa – non abbiamo la possibilità ma neppure la necessità di vederLo: «camminiamo infatti nella fede e non nella visione» (2 Cor 5,7); e comunque «Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio» (1 Cor 13,12).
Ciononostante, l’uomo non ha mai smesso di cercare («Se lo vedessi!» esclama l’Innominato manzoniano, I promessi sposi, XXIII). E lo ha fatto soprattutto nell’arte, con risultati che se non sono veritieri (neppure all’arte è concesso!) risultano tuttavia mirabili e strepitosi. Basterebbe sfogliare il libro di François Bœspflug Le immagini di Dio. Una storia dell’Eterno nell’arte (Torino, Einaudi, 2012) per rimanerne inebriati! Gli artisti sono stati e sono formidabili cercatori: per questo le loro opere ci interpellano. Lo aveva ben compreso san Paolo VI, che ne cercava e favoriva l’amicizia comprendendo le motivazioni della loro ispirazione e l’apporto del loro messaggio per la fede cristiana.
Lucio Greco, oltre alle opere "La creazione" - "Apparizione" - "Oggi" - "Immagina", ci sottopone, attraverso un interessante segmento di questa ricerca dell’uomo che indaga e immagina il volto del Redentore una serie di 50 tavolette (cm 25 x 35) dipinte ad olio che sono la rielaborazione – mediante una sorta di iperrealismo pittorico – dei volti di Cristo creati dai maggiori artisti che operarono nel periodo compreso fra il basso Medioevo e il Rinascimento. Si possono ammirare una campionatura di celebri titoli (Ecce Homo, Salvator mundi, Christus coronatus spinis, Christus benedicens, ecc.) di ancor più celebri artisti: Antonello da Messina, Beato Angelico, Bellini, Botticelli, Caravaggio, Dürer, Guercino, Leonardo, Mantegna, Perugino, Raffaello, Reni, Rubens, Tiziano, Velázquez, ecc. Tanti volti di Cristo immaginati dai geni dell’arte, resi da Lucio Greco come dice san Paolo, «in uno specchio». Una sorta di storia iconica frutto della libertà, della fantasia e del genio.
È la perenne sfida degli artisti: rappresentare l’irrappresentabile attraverso l’immagine, nella forma del disegno, della scultura o del dipinto. Perché «l’immagine nasconde Colui che è privo di immagine» (Martin Buber). Sta di fatto che le immagini di Dio sono antiche come il cristianesimo stesso, pur rimanendo la verità di quanto scrive san Gregorio di Nazianzo: «Tu sei l’al di là di ogni cosa. Tu solo sei ineffabile. Tu solo sei inconoscibile. Nessun intelletto può percepirti». Lasciamo dunque all’arte di osare…
Marino Mengozzi
Antonio Crociani - Roberto Ranieri - Prof. Marino Mengozzi
Lucio Greco - Antonio Crociani -
S.E.R. Mons. Douglas Regattieri
Lucio Greco - Carla Trentin -
S.E.R. Mons. Douglas Regattieri
Lucio Greco - Antonio Crociani -
S.E.R. Mons. Douglas Regattieri